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Pniec: salgono eolico e solare, +0,5 TWh “verdi” annui dai Ppa

Fer elettriche a 95,2 GW ma cala incidenza su consumi (aumentano termico e trasporti). Cresce uso pompaggi esistenti. Sostegno a conversione biogas/biometano. Il nodo localizzazione (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - Per raggiungere l’obiettivo del 30% dei consumi lordi da rinnovabili al 2030 saranno necessari 95,2 GW di Fer elettriche, di cui 52 MW solari e 19,3 MW eolici. Anche se l’incidenza sui consumi calerà al 55%, dal 55,4% fissato nella Proposta iniziale.

È quanto prevede il testo finale del Pniec. Da questa prima analisi del Piano focalizzata sulle fonti “verdi” elettriche (a cui ne seguiranno altre sui singoli settori)  si può notare che la capacità installata sale rispetto alla prima versione varata nel gennaio 2019, che si fermava a 93,194 GW, di cui 50,880 GW da solare e 18,4 GW da eolico. Crescono però anche i consumi attesi lordi, da 337,3 a 339,5 TWh.

La quota di Fer nel settore elettrico scende quindi dal 55,4% al 55%. Sale invece dal 33% al 33,9% il contributo nel termico (con una produzione lorda di calore che passa da 14.701 ktep a 15.031 ktep) e dal 21,6% al 22% (come nelle attese) nei trasporti.

A sostenere la produzione rinnovabile saranno anche i Ppa: il Piano prevede un contributo di +0,5 TWh annui dai contratti a lungo termine, che saranno accompagnati anche dal potenziamento della Garanzie di origine, per le quali si valuta il riconoscimento in relazione a tutta l’energia prodotta.

Previsto anche un incremento dell’utilizzo dei pompaggi esistenti. Se nella Proposta si parlava di un +70% delle ore annue, la versione definitiva prevede un +90% per gli impianti al nord e +80% per quelli nel meridione (pari per entrambi a oltre 600 ore equivalenti in accumulo).

Poi ci sono i 6 GW di accumuli nuovi, di cui almeno la metà pompaggi. Nel caso di incremento della capacità fotovoltaica (+4 GW) o di distribuzione di capacità FV più concentrata al sud (+2 GW) rispetto agli scenari adottati nel Piano, “il contingente di sistemi di accumulo richiesto potrebbe incrementare rispettivamente di 2 GW e 0,5 GW per un totale di 6,5-8 GW”, sottolinea il documento.

Si prevede poi “un’elevata penetrazione” di accumuli accoppiati agli impianti distribuiti (circa 4,5 GW) “prevalentemente rivolti a massimizzare l’autoconsumo”.

Per quanto riguarda il tema revamping/repowering, il Pniec contiene un nuovo passaggio dedicato alla “riconversione di alcune tipologie impiantistiche che al termine del periodo di incentivazione dovessero risultare non competitive sul mercato”. Il Piano cita in particolare “la riconversione a biometano degli impianti a biogas, già prevista dalla normativa vigente, per la quale si valuterà la diversificazione dell’impiego di sottoprodotti agroindustriali rispetto all’attuale normativa, in conformità a quanto previsto dalla Direttiva Red 2”.

Per gli impianti di minore dimensione “si promuoveranno forme di sostegno efficienti e compatibili con le regole comunitarie sugli aiuti di stato, allo scopo di salvaguardare la produzione”.

Infine il nodo localizzazioni degli impianti, particolarmente sentito dal Mibact. Il primo punto da segnalare è che sparisce il burden sharing regionale, per essere sostituito dalla “condivisione degli obiettivi con le Regioni e individuazione delle aree adatte alla realizzazione degli impianti”.

In sostanza, sarà definito “un quadro regolatorio nazionale che, in coerenza con le esigenze di tutela delle aree agricole e forestali, del patrimonio culturale e del paesaggio, della qualità dell’aria e dei corpi idrici, stabilisca criteri (condivisi con le Regioni) sulla cui base le Regioni stesse procedano alla definizione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili”.

Il tutto considerando “le dislocazioni territoriali degli impianti esistenti, le disponibilità delle risorse primarie rinnovabili, la dislocazione della domanda, i vincoli di rete e il potenziale di sviluppo della rete stessa”.

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