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Acqua: Galli, non si può ripubblicizzare su testa dei comuni

Al Festival dell'Acqua il relatore della riforma dl 1994

Bolzano ANSAcom

"Non si può ripubblicizzare il servizio idrico sulla testa dei comuni che verrebbero obbligati a gestirlo con un unico modello gestionale imposto per legge". Lo ha detto Giancarlo Galli, primo firmatario della legge 36 del 1994 che avviò la riforma della gestione dell'acqua in Italia.
Intervenendo al Festival dell'Acqua di Utilitalia in corso a Bressanone, in Alto Adige, Galli non ha risparmiato critiche alla nuova proposta di riforma presentata dal M5s, di cui è prima firmataria la deputata Federica Daga, che ha come obiettivo la ripubblicizzazione del servizio idrico. "Che l'acqua sia pubblica è una cosa da sempre affermata nel nostro ordinamento - ha sottolineato Galli - La legge 36, quando dice all'articolo 1 che tutte le acque superficiali e sotterranee ancorché non estratte sono pubbliche, non fa altro che riprendere il vecchio ordinamento ed aggiungere due paroline, 'ancorché non estratte', per la salvaguardia delle falde".
"Se si ritiene - ha aggiunto Galli - che la ragione delle criticità oggi esistenti nella gestione del servizio idrico integrato sia, come sostiene il progetto di legge dell'on. Daga, la privatizzazione, allora, coerentemente, si abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome e si dica che occorre istituire un servizio idrico nazionale", ha concluso Galli.

In collaborazione con:
Utilitalia

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