Annacuccù, ragazzo del Sud del Mondo

Quanto fidarsi degli adulti e resistere alle loro ingiustizie?

Redazione ANSA ROMA

(di Francesco Bongarrà) (ANSA) - ROMA, 30 SET - PRIMO DI NICOLA, 'ANNACUCCÙ' (CASTELVECCHI, PAG. 240, PREZZO 18,5 EURO) Quanto ci si può fidare degli adulti? E quanto si può resistere alle prepotenze e alle ingiustizie prima di ribellarsi? Sono gli interrogativi che corrono nelle pagine di "Annacuccù", primo romanzo del giornalista e oggi senatore M5S Primo Di Nicola. Romanzo sorprendente nella scrittura e nella trama, che attraverso la voce di un ragazzo, Cosmo, racconta la vita di una comunità apparentemente senza luogo e senza tempo.
    C'è già chi ha richiamato "Fontamara" di Ignazio Silone per questo libro. Calato in una comunità non collocabile geograficamente e perciò universale, tanto che la storia potrebbe svolgersi indifferentemente in Italia, come in Messico o in qualsiasi altro paese del Sud del mondo. Una comunità che tenta di ribellarsi alle angherie e alle prepotenze del potere senza riuscirci a causa dell'inconcludenza e della vigliaccheria degli adulti e che solo grazie al coraggio e alla forza di un ragazzo, alla solidarietà dei suoi giovani amici, riesce alla fine a riscattarsi.
    Un inno alla purezza dell'amicizia giovanile e alla speranza, pure in un orizzonte sociale dolente e cupo. Cosmo è poco più di un bambino (11 anni) quando inizia a scrivere un diario, "anche se non sa neanche cos'è un diario". Comincia sentendone parlare dalla maestra, simbolo anch'essa di una scuola ostile e nemica.
    Trascrive i drammi e le vicende di Riosogno: l'intimità e il legame con Luce, con la quale vive le storie del paese iniziando a scoprire i primi turbamenti dell'amore; il legame con la madre, che lo spinge a studiare sperando di allontanarlo da una realtà anche per lei nemica e "perché non diventi come suo padre". E poi gli amici: Maggio che non parla più e che alla fine riconquista la parola; Ardo che vuole salvare dal tribunale i fratelli "figli della vergogna". Senza trascurare le storie incrociate dei compaesani che vengono a farsi leggere le lettere ricevute dai familiari emigrati. E soprattutto le prepotenze di Isso, sindaco-padrone di Riosogno, che con i suoi "accostati" si rivela protagonista di ogni sorta di prepotenza e ingiustizia nei confronti degli avversari politici.
    E' in questo intreccio di umanità autentica che due eventi sconvolgono la vita di Riosogno, che nell'acqua e nell'armonia con la natura trae da sempre le sue fonti di energie vitali oltre che i mezzi di una misera sussistenza: prima la deviazione del fiume, "venduto" dal sindaco corrotto e che distrugge l'economia del paese sino ad allora imperniata sul lavoro delle segherie, dei mulini e della cartiera; e poi il terremoto che annienta il paese privando le famiglie anche delle loro abitazioni. Ma arrivano le elezioni, il padre di Cosmo con i suoi amici sembrano decisi a fare una lista per conquistare il Municipio e "sistemare" Isso. I ragazzi lo sperano e seguono trepidanti il tentativo. Solo che alla fine, dopo tante parole e promesse, i "grandi" non concludono niente, deludendo i ragazzi per la loro vigliaccheria. Inizia qui una sorprendente presa di coscienza, in capo alla quale con un gesto estremo di ribellione Cosmo decide di "fargliela vedere lui a Isso".
    Una storia di riscatto sociale e civile. Ecco cosa sembra essere in fondo "Annacuccù", accompagnata da un prezioso arricchimento culturale che l'autore lascia intravedere nel protagonista-bambino alle prese con il suo diario e la conquista di un vocabolario e un linguaggio in grado di fargli raccontare e rendere comprensibile anche ai "forestieri" le vicende di Riosogno. Elementi che non possono che gettare le premesse ulteriori per un futuro diverso e comunque carico di attese e di speranze. Con Cosmo e i suoi amici forse finalmente padroni dei loro destini. (ANSA).
   

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