Ruffo (Sissa), spero che studenti rimangano in Italia

'Anche se su atenei pesano ancora tagli a risorse'

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - "Devo dire con tranquillità che mi piacerebbe tanto che i nostri studenti rimanessero a studiare in Italia, il mio impegno va anche in questa direzione": lo ha detto nel corso di un Forum all'ANSA Stefano Ruffo, direttore della Sissa (Scuola superiore di studi avanzati) di Trieste.
    "Questo auspicio va di pari passo con il mio impegno professionale di tutti giorni, anche perché - ha tenuto a sottolineare - non ho problemi a competere con le altre scuole internazionali (il Sant'Anna di Pisa e la Normale di Pisa, lo Ius di Pavia, l'Imt di Lucca e il Gran Sasso science Institute a L'Aquila) per cercare di mantenere quanto più alto possibile l'appeal dell'istituto che dirigo".
    "Cercare di competere nell'ambito dei nostri atenei non è semplice - ha aggiunto Ruffo - basti pensare che i sei istituti di studi avanzati attivi in Italia costano allo Stato circa 100 milioni di euro, contro i 7 miliardi di tutto il resto dell'ambito formativo. Per non parlare del miliardo di euro che in Francia il governo destina ogni anno all'agenzia nazionale per la ricerca. Quindi direi che per dimostrare ai nostri studenti che è possibile tranquillamente studiare, e bene, nel nostro Paese, è necessario avviare un piano di recupero nell'arco dei prossimi 5-10 anni destinato al personale che si occupa di ricerca, formazione e educazione".
    Un Istituto come la Sissa è disponibile a soddisfare la curiosità del mondo delle professioni e non solo di quello puramente accademico. Lo spiega con chiarezza Ruffo quando ricorda "di aver lavorato a lungo con il personale docente e con i ricercatori del suo istituto per far comprendere al meglio l'impatto dell'istituto sulla società. Ad esempio abbiamo lavorato insieme alla Confindustria del Friuli Venezia Giulia - che nel frattempo aveva scritto alle piccole e medie imprese della regione per comprendere in profondità le nuove necessità aziendali - e alla fine abbiamo selezionato una trentina tra studenti e ricercatori che hanno operato sul campo, e due di loro sono stati assunti e 6 hanno ricevuto altrettante offerte di lavoro. E questo nonostante il fatto che gran parte dei nostri allievi al termine del corso di studi non scelga poi la carriera accademica".(ANSA).
   

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