A Nashville benessere a tema Harry Potter

Wand Willow Day Spa decorata con bowtruckle e niffler

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Chiudi Erbe officinali nella Wand & Willow Day Spa ispirata ad Harry Potter. foto iStock (ANSA) Erbe officinali nella Wand & Willow Day Spa ispirata ad Harry Potter. foto iStock

La Harry Potter mania arriva anche nel mondo del benessere. A Nashville, in Tennessee, c'è infatti una spa completamente a tema dedicata al maghetto inglese e alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.
    Wand & Willow Day Spa è decorata tra le altre cose con le creature magiche bowtruckle e niffler o un ritratto della Signora Grassa, una replica di quello originale che si trova al settimo piano del Castello di Hogwarts. La donna fa da guardiana all'ingresso della Torre di Grifondoro. Secondo la proprietaria, la maggior parte dei suoi clienti sono fan di Harry Potter.

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Clara Galante e i suoi gioielli ispirati dal teatro

Collane e monili dai personaggi interpretati sulla scena

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 C'è la collana ispirata a Medea e il laccio nato interpretando Irene Brin, oppure il girocollo creato mentre vestiva i panni di Giovanna D'Arco, nella mostra intitolata Ethereal Creature - Opere da Indossare, che mette in scena in una galleria di Roma i gioielli creativi ispirati al teatro della talentuosa Clara Galante, attrice, regista, autrice, protagonista del teatro italiano, interprete di alcune tra i personaggi femminili più iconici della storia del teatro.
    Motivi di Unione è il nome del progetto dove i personaggi portati in scena si fanno gioiello. Gioiello e personaggio in cerca della giusta intonazione della voce, del fluido movimento della mano, della decisione di un passo, della velocità delle lacrime e della luce di uno sguardo: Medea, Etty Hillesum, Irene Brin, Marina Cvetaeva, Giovanna d' Arco, Clitennestra ed altre.
    Clara nelle pause delle prove, nelle attese dei camerini, a volte intreccia fili di lana, a volte ribatte rame e fissa antiche gemme, unisce gomme naturali e aggiunge oggetti della vita dei personaggi che porta sulla scena. In questi pezzi unici, l'artista restituisce alla vita preziosa di ognuna, nuove forme di vita. Ogni gioiello è un pezzo unico accompagnato da un testo poetico scritto a mano che aspetta di essere letto. Non poteva essere diversamente per una che l'arte e la moda ce l'ha nel dna, visto che è la cugina prediletta diel noto stilista italia-francese Maurizio Galante. "Grandi maestri mi hanno accompagnata in questo viaggio - spiega Clara - che somiglia alla vita. Peter Brook, Luca Ronconi, Vittorio Gassman, Marco Bellocchio. Da Mariangela Melato ho ereditato un flauto di Pan, diceva che la mia voce era un flauto. Da Ronconi, il privilegio di stargli accanto come attrice, assistente, amica e la donna che lo faceva ridere. Da Peter Brook, ho avuto in dono un peplo rosso con cui mi battezzó dicendo 'non è il lavoro che ti farà grande, sei tu che farai grande il lavoro'. Di Valentina Cortese restano l'amore, l'ironia, e l'eleganza del cuore e un paio di plateau suoi, realizzati a mano, forse un regalo di Fellini".

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Sfilata sull'Everest a 5600 metri, è record da Guinness

Certificato il primato per evento in Nepal

Lifestyle Moda
Chiudi Sfilata sull'Everest (ANSA) Sfilata sull'Everest

    Il Guinness World Record ha ufficializzato con regolare certificato The Mt. Everest Fashion Runway, la sfilata che si è tenuta il 27 gennaio a un'altezza impensabile, mai raggiunta nella storia, realizzata in collaborazione con Save the Earth presso Kala Patthar in Nepal, sul monte Everest a 5643 metri di altezza. il progetto ha rispettato tutte le restrittive richieste del Guinness dei primati, che ha mandato un suo referente da Londra a testimoniare l’evento, fortemente voluto dal brand nepalese Kasa, per mostrare concretamente l’impegno ambientale del sistema fashion verso importanti temi come il cambiamento climatico globale e la necessità sempre più urgente di una moda etica e sostenibile.

    Tra i 18 impavidi che hanno partecipato all'impresa come modelli, figurano una ex miss universo e personaggi della moda e spettacolo provenienti da tutto il mondo. Per l’Italia Manuel Scrima, artista e fotografo di moda, che ha deciso stavolta di mettere da parte la macchina fotografica e di partecipare in prima persona all’impresa passando dall'altra parte dell'obiettivo. Manuel ha coinvolto nel suo progetto il suo amico Alessandro Egger, modello e attore."E' stata l’esperienza più difficile della mia vita - ha rivelato a posteri Manuel Scrima -. Con il mio lavoro, ho passato 3 anni in Africa nelle zone più remote del mondo, ma non mi sono mai dovuto scontrare con le difficoltà estreme che presenta l'Everest a gennaio. Abbiamo incontrato tempeste di neve e di vento a temperature glaciali. Abbiamo camminato e scalato fino a 5643 metri, per 10 giorni, senza poter fare una doccia, senza riscaldamento e siamo arrivati a dormire a -35 gradi in strutture che non sono attrezzate per il freddo. Un’altra difficoltà è stata la mancanza di ossigeno, che apparentemente quest’anno è stata più estrema del solito. Questo viaggio, durante il quale abbiamo ripulito il percorso dalla spazzatura, è servito a mostrare che si può visitare l’Everest anche senza inquinare, anzi rispettando l’ambiente in tutto e per tutto”. I modelli hanno affrontato un trekking verso il monte Everest, partendo il 17 gennaio dalla città nepalese di Lukla, una delle porte di accesso all’Himalaya, per raggiungere Kala Patthar, la magica cornice della sfilata realizzata il 26 gennaio 2020. La stilista di Kasa, Ramila Nemkul, afferma: "L’industria della moda è responsabile di una buona parte dell’inquinamento globale. Noi crediamo che il mondo della moda possa diventare sostenibile, specialmente in Nepal dove abbiamo bisogno di proteggere foreste e ghiacciai. Il riscaldamento del pianeta lo viviamo sulla nostra pelle".

   Nel fashion show tutto risponde ai dettami della ecosostenibilità:Kasa ha presentato la sua collezione realizzata in materiali naturali interamente sostenibili e biodegradabili (feltro, cachemire e lana di Yak); le emissioni di carbonio dei voli per raggiungere il campo base saranno compensate totalmente grazie a un importante progetto di piantumazione. Poiché l'acqua è l'elemento più prezioso per la popolazione locale, durante il trekking il team ha utilizzato shampoo e sapone secchi che non richiedono acqua, risparmiando così fino a 8.000 litri di acqua. Utilizzati detersivi probiotici in confezioni biodegradabili in modo da non lasciare alcun residuo chimico. Inoltre le batterie AA utilizzate per le fotocamere e la microfonia, sono state smaltite dal Comune di Kathmandu.

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La moda racconta il tempo, 120 capi al Met di New York

Sincronicita' e diacronia dal 7 maggio, è la mostra del Constume Institute

Lifestyle Moda
Chiudi About Time: Fashion and Duration exhibit presented in Paris (ANSA) About Time: Fashion and Duration exhibit presented in Paris

Charles Baudelaire, Henri Bergson e Virginia Woolf di Orlando: tre mostri sacri del sapere con visioni diverse del tempo. "About Time", la prossima mostra del Constume Institute del Metropolitan di New York all'insegna di sincronicita' e diacronia, e' stata presentata a Parigi in occasione della settimana della moda. "La moda ci insegna a raccontare diversamente il tempo. Ci mostra che il tempo e' piu' di quel che puoi contare sulle dita di una mano o sulle lancette dell'orologio", ha detto il curatore Andrew Bolton illustrando la filosofia della rassegna davanti all'enorme orologio del Musée d'Orsay, al suo fianco Nicholas Guesquiere di Louis Vuitton, il direttore del Met, Max Hollein e Anna Wintour. La mostra aprira' il 7 maggio in coicidenza con le celebrazioni per i 150 anni del museo sulla Quinta Strada: un anniversario che ha offerto lo spunto per una riflessione sulla natura della longevita' nella moda - arte la cui natura effimera fa si' che sia un barometro culturale eccezionalmente sensibile - vista attraverso le ricche collezioni del Met. "Volevamo ripensare la nostra collezione attraverso un concetto che ne riflettesse lo spirito del tempo. Negli ultimi anni il tempo ha dominato il dibattito nel settore della moda, tra produzione accelerata, circolazione, consumo nel mondo sincronizzato digitalmente del 21esimo secolo. Le aziende - ha detto Bolton - hanno tratto vantaggio dalla velocita' 24 ore su 24 del capitalismo digitale, ma gli stilisti si sono spesso sentiti limitati dal questo dover funzionare continuamente. Per questo ci e' sembrato che fosse arrivato il momento di esplorare il carattere temporale della moda attraverso una prospettiva storica". La mostra sara' essa stessa un orologio, costruito da due set di 60 capi articolati lungo un arco temporale dal 1870 a oggi. L'orologio avra' due funzioni: raccontare il tempo in senso lineare, ma fare anche da cronometro per un viaggio nel tempo che consentira' ai visitatori di fare salti in avanti e all'indietro quando i 'ritorni di moda nella moda' lo permetteranno. Due autori francesi faranno da guida, il poeta Charles Baudelaire e il filosofo Henri Bergson come portatori di concetti rivali di temporalita: il primo interessato all'accelerazione e compressione della percezione del tempo provocata da progressi industriali e tecnologici; l'altro perche' teorizzo' l'illusiorieta' del nostro senso di successione temporale. A far avanzare la narrativa sara' Virginia Woolf, secondo Bolton, "la mediatrice ideale nella battaglia tra Baudelaire e Bergson". Appuntamento dunque al Met il 7 maggio per la mostra e il 4 per il gala che la precede: con Anna Wintour e Ghesquiere, madrine e padrini del red carpet dell'anno saranno Lin-Manuel Miranda, Meryl Streep e Emma Stone.
   

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Coronavirus, il gioco del glitter per spiegarlo ai più piccoli

Libri da colorare e il tempo ritrovato, per sconfiggere l'ansia

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Chiudi Bambini giocano con i glitter foto iStock. (ANSA) Bambini giocano con i glitter foto iStock.

La diffusione del Coronavirus in Italia ha generato apprensione, allarme e nelle zone coinvolte ha mandato letteralmente in tilt milioni di famiglie con i propri figli a causa della chiusura delle scuole. Quali possono essere, dunque, i consigli degli esperti per aiutare i bambini nell’affrontare queste paure? L’importanza dello scambio comunicativo in totale trasparenza tra genitori e figli rappresenta la priorità per affrontare un tema delicato come quello del Coronavirus. E ancora, renderli partecipi con soluzioni ludiche e ricreative come il “glitter experiment” o “tris del virus”, giochi che possono sdrammatizzare il problema trasformandolo in momenti piacevoli, aiuta ad alleviare le paure. Ma non è tutto, perché i genitori possono guardare siti e video adeguati all’età del bambino per intavolare una discussione legata al problema.
“Per combattere al meglio questa psicosi generale è necessario che i genitori dialoghino con i propri figli e li stimolino attraverso attività finalizzate alla risoluzione delle difficoltà che la vita può sottoporci di volta in volta, affrontando con curiosità e senza paura ciò che non si conosce - spiega Eva Balducchi, co-fondatrice del Baby e Junior College – Utilizzare questi giorni di stop forzato dalla scuola in maniera pratica e intelligente è utile per coinvolgere i più piccoli. Invitarli a disegnare le forme che questo virus può avere stimolandoli nel gioco aiuta a renderli più partecipi e attivi”.
Dello stesso avviso è Luca Hubbard, Bilingual Language Coordinator presso il Junior College: “Quando genitori e familiari hanno a che fare con un’emergenza come questa è necessario diffondere calma e serenità, rassicurando chi li circonda e soprattutto i bambini. Il modo migliore per affrontare la situazione è quello di parlare con totale trasparenza con i propri figli utilizzando un linguaggio appropriato per la loro età e renderli partecipi a trovare soluzioni per intervenire direttamente sul problema. Ad esempio posso consigliare di mettere in atto il glitter experiment, dove il glitter rappresenterebbe il batterio da spargere sulla mano e vedere come si diffonde da una persona all’altra. I genitori possono anche guardare preventivamente siti e video adeguati all’età del bambino per poi costruirci una discussione di confronto”.
L’importanza dello scambio comunicativo tra genitori e bambini è condivisa anche da Mariarosa Porro, pedagogista: “Stare a casa con i propri bambini in questi giorni particolarmente difficili è utile per cercare di vivere il tempo ritrovato, riscoprendo il vantaggio di una quotidianità tra le mura domestiche. Cogliamo l’occasione per insegnare loro di prendere le cose nella giusta maniera e per quello che sono rispondendo alle loro domande, ponderando le risposte in funzione della loro curiosità, ricordandoci di non andare oltre e facendogli capire che come in tutte le storie ci deve essere il lieto fine”.
“Incoraggiare attività ludiche in cui i bambini assumono dei ruoli e giungono a dei risultati che permettano loro di sviluppare sentimenti di padronanza sugli eventi è consigliabile per esternare le loro emozioni – spiega Cecilia Lo Russo, pedagogista – Il mio consiglio è quello di utilizzare libri da colorare per stimolare nei più piccoli il disegno, la scrittura o il parlare delle loro esperienze. Anche un simpatico gioco come il “tris dei virus”, : si tratta del canonico gioco del tris, da fare su carta e penna, però disegnando il virus. In questo modo con il gioco si sdrammatizza sul problema ma lo si affronta in maniera più leggera”.
Ecco i consigli degli esperti su come i genitori possano aiutare i bambini nell’affrontare le paure derivate dal Coronavirus:
- Parlare con totale trasparenza: dialogare con i propri figli utilizzando un linguaggio appropriato all’età.
- Trovare soluzioni attive per intervenire sul problema: mettere in atto giochi come il “glitter experiment” o il “tris del virus”, trasformando la tematica in momento ludico.
- Rispondere alle loro domande e curiosità: ponderare le risposte in funzione della loro curiosità facendogli capire che come in tutte le storie deve esserci il lieto fine.
- Guardare preventivamente video e siti adeguati all’età del bambino: informarsi in compagnia aiuta a intavolare una discussione legata al problema.
- Utilizzare libri da colorare per stimolare nei più piccoli il disegno, la scrittura o il parlare delle loro esperienze: metodologie utili per permettere ai bambini di esternare le loro emozioni.

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Plant-based, perchè l'alimentazione sostenibile è la soluzione

Meno estrema del vegan è una dieta consapevole che punta all'eticità di sistema

Lifestyle Food
Chiudi Spesa al mercato degli agricoltori foto iStock. (ANSA) Spesa al mercato degli agricoltori foto iStock.

C'è un termine che rappresenta in questo periodo più di altri la voglia di green, di sostenibilità, di ritmi naturali, di mangiare rispettando gli animali e che incute forse meno timore della parola 'estrema' vegano, è un termine di 'compromesso' se vogliamo, di inclinazione, di passaggio e dunque di speranza rispetto a dove vorremmo andare e forse non siamo ancora e nasce in risposta alla consapevolezza della crisi ambientale. Il termine è plant-based, ossia nella sua accezione corrente (ha avuto anche un senso più estremo) a prevalenza vegetale. Dentro ci si ritrovano tutte quelle persone che hanno cominciato ad orientare le abitudini alimentari verso il verde, riuscendo a limitare la carne magari una volta a settimana rispetto alle varie volte di prima, a ridurre gli insaccati, a mangiare pesce sostenibile e a non vietarsi, almeno per il momento, i prodotti di derivazione animale come i latticini e le uova purchè di provenienza sicura. E' una filosofia alimentare con al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazione delle culture locali, delle tradizioni del territorio, è un orientamento consapevole che favorisce la produzione alimentare su piccola scala, familiare, senza passaggi industriali, al fine di preservare l’integrità degli ecosistemi.

Plant based, per come lo stiamo intendendendo ora, è un termine gentile, non drastico, non talebano e forse per questo popolare. La dieta plant based cerca cibi meno raffinati, di produzione meno industriale possibile, più naturale possibile, predilige i cereali integrali, le verdure di fattoria, non disdegna pur minimizzandone l'assunzione i prodotti animali (trattati in un'ottica di benessere animale però). E' in sostanza più improntato alla provenienza degli alimenti e alle modalità di produzione. Riguarda in genere un consumatore attento e consapevole, le cui scelte sono influenzate da fattori come la tracciabilità dei circuiti di distrubuzione.

All'estero il plant based è persino nei food truck ed in Italia è rappresentato dalla grande popolarità acquisita dai farmer's market della Coldiretti, dai mercati contadini del territorio, dalle reti di mercato alternativo come i Gas, Fuori Mercato , il cosiddetto Civic Food Networks (Cfn) o Alternative Food Networks (Afn). Ha avuto grande ribalta mediatica nei menù della stagione dei premi, dai Golden Globe agli Oscar perchè plant based era l'offerta food proposta alle star al posto delle consuete bisteccone americane. Una dieta a base vegetale è una dieta costituita principalmente (o interamente) da alimenti derivati ​​da piante, tra cui verdure, cereali, noci, semi, legumi e frutta e con pochi (o nessun) prodotto animale.  Una dieta a base vegetale non è necessariamente vegetariana. L'uso della frase a base vegetale è cambiato nel tempo e si possono trovare esempi della frase "dieta a base vegetale" utilizzata per riferirsi a diete vegane, che non contengono alimenti di origine animale, a diete vegetariane che possono includere prodotti lattiero-caseari e / o uova ma senza carne, e diete con quantità variabili di alimenti di origine animale, come diete semi-vegetariane che contengono piccole quantità di carne. Le diete plant based sono, anche del punto di vista della nutrizione e dietetica, salutari per tutta la vita, anche durante la gravidanza, allattamento, infanzia, età adulta e per gli atleti.

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Vivi modestamente o da ricco? Trova in che spazio sei nella lista della ricchezza

Come cambia la percezione dei desideri in base al reddito

Lifestyle Lusso
Chiudi Skyline della City, epicentro dell'elite in UK dove spicca The Shard ritenuto fra i 10  grattacieli pi lussuosi al mondo (ANSA) Skyline della City, epicentro dell'elite in UK dove spicca The Shard ritenuto fra i 10 grattacieli pi lussuosi al mondo

Colf ad ore o maggiordomo? Ferie 15 giorni all'anno o una vita in giro per il mondo col jet personale? Un appartamento col mutuo o magioni sparse ovunque? A quale stile di vita appartenete e quale sognate? La lista dei desideri cambia in base al reddito e le differenze fra vita comoda e da ricchi sono sotto i nostri occhi, ma dove inizia la percezione della prosperità? Come cambiano gli standard osservando chi ha quanto basta, chi ha molto e chi moltissimo? Come si identifica nell'opinione pubblica la linea di demarcazione della ricchezza? L’asticella dei bisogni sale e c’era da aspettarselo ma in che modo? Cosa vogliono i ricchi e i super ricchi ai nostri occhi? Cosa pensa di loro chi ha meno disponibilità economica?
Per la prima volta è stata stilata la lista dei beni e servizi essenziali per l'anno 2020 in base alle diverse tasche, da quelle piccole a quelle esagerate. L’ha compilata un campione di inglesi coinvolti in uno studio innovativo e l’indagine, battezzata ‘living on different income in London’ è stata condotta dalla Loughborough University e dalla University of Birmingham per l’associazione di beneficenza inglese Trust for London e pubblicata su The Evening Standard.

I super ricchi

Hanno molte case (senza mutuo) in diversi paesi. Possiedono jet privati, supercar e yacht. Hanno personale dipendente come autisti, giardinieri, dog sitter, governanti, chef, maggiordomi, body guard e servizio di sicurezza per sé e per la famiglia. Incluso un assistente personale per la gestione delle attività quotidiane e per le pubbliche relazioni. In questa categoria rientrano imprenditori, celebrities e manager-inventori di alto profilo, calciatori di serie A e proprietari di squadre di calcio. Le influencer dei social però sono escluse.

I ricchi

Con banchieri di fascia alta ed avvocati qui ci sono le persone con proprie attività commerciali, proprietari di più immobili in affitto, azioni e dividendi, investimenti offshore e cospicue eredità. Per la gestione del patrimonio si affidano a consulenti sul fronte legale, contabile e fiscale. Possiedono case grandi, con camere extra, oltre a una casa per le vacanze, al mare o in un altro paese, Francia e Spagna in primis. Hanno magari anche un pied-á-terre in città e una casa in campagna, anche affittata. La governante è un must per la gestione dei frutti della campagna, coltivata rigorosamente bio da personale locale. Hanno un auto in più, ad esempio tre macchine per una coppia, da quella sportiva o ‘di prestigio’ a quella per il figlio adolescente. Fanno almeno 5 vacanze all'anno (una in montagna a sciare), anche senza figli al seguito. I bambini vanno in scuole private di prestigio e la famiglia ha hobby costosi come possedere una barca o un cavallo o collezionare oggetti d'arte. Sono iscritti a club privati per il tempo libero e hanno i loro insegnanti privati per yoga, pilates eccetera.

Vivere comodamente

Rientra in questa categoria chi possiede una casa (anche con mutuo) con camere da letto sufficienti per ogni componente della famiglia e con servizio di portineria. Chi vive 'comodamente' si rivolge a consulenti finanziari per la gestione dei propri soldi e spende soprattutto in beni di consumo, come abbigliamento e accessori anche non di marca, con però qualche prodotto di lusso (borsette soprattutto) e oggetti di artigianato fatti a mano. Possono pagare tate e maestri privati per i bambini più piccoli ma i figli più grandi frequentano ‘buone’ scuole statali di quartiere, magari aggiungendo comunque lezioni private per i loro figli ai programmi dell’istituto scelto. A casa ordinano spesso il cibo a domicilio e vanno al ristorante una volta alla settimana, con o senza figli, ma non nelle catene di ristorazione standard. Fanno una vacanza estiva di due settimane in un luogo da raggiungere con un volo di lungo raggio e una vacanza invernale di 7-10 giorni, soprattutto a sciare. Hanno la tv on demand, tablet e cellulari delle marche più prestigiose e li sostituiscono appena escono i nuovi modelli. Hanno la colf e il giardiniere ogni settimana e mixano la spesa in supermercati bio e di alto livello con quelli standard. Hanno una assicurazione privata per le spese sanitarie e pagano servizi extra per il benessere, dall'agopuntura ai massaggi, se necessario. Possiedono un animale domestico con vaccinazioni e cure sanitarie puntuali e complete.

Sopravvivere comodamente

Possedere una piccola casa pagando il mutuo invece che l’affitto basta a rientrare in questa categoria. A questo si somma qualche risparmio modesto per le eventuali emergenze, mangiare qualche volta fuori casa e la spesa da fare nelle grandi catene di supermarket. Poi abbonamenti a piattaforme tv come Netflix o Amazon Prime, andare al cinema una volta alla settimana ed essere abbonati in palestra. L’auto si compra ogni 5-10 anni (a rate), piuttosto si abita in periferia e si fa il pendolare per lavorare i città dove spesso ci si va con i mezzi pubblici anche per comodità.

Il livello minimo di reddito

E' il punto di partenza di questa indagine. Include cibo, vestiti e riparo ma anche molto di più. Si tratta di avere ciò di cui si ha bisogno ed avere più opportunità partecipando alla vita di società. Si va dal cohousingi per famiglie con bambini ai monolocali in affitto per single o coppie. Si comprano smartphone di medio livello con contratti mensili a basso costo. Si ha accesso ai canali tv free, non ai pacchetti in abbonamento. Una ventina di sterline a persona a settimana (circa 24 euro) sono destinate alle attività sociali. A cena fuori insieme per le occasioni speciali e in media quattro volte all'anno. Gli adulti senza figli vanno al ristorante con menù economici o con cucina da asporto ogni due settimane. Non hanno l'auto e fanno affidamento sui trasporti pubblici e saltuariamente prendono il taxi. Fanno una settimana di vacanza l'anno scegliendo alloggi 'self-catering' (affittando appartamenti sulle piattaforme online tipo airbn) e fanno la spesa nelle catene di grandi supermarket.

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Femminilità e femminismo da Dior

Maria Grazia Chiuri ispirata a Carla Lonzi, a cui è dedicata una mostra a Roma dal 23 marzo al 21 giugno

Lifestyle Moda
Chiudi Dior FW 2020 2021 finale (ANSA) Dior FW 2020 2021 finale

Ispirata alla personalità emblematica dell'arte femminista italiana degli anni '60 e '70, Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa della maison francese Dior, nella sua collezione autunno-inverno 2020-2021 di pret a porter la sua riflessione sui collegamenti tra corpo, femminismo e femminilità. Dalle immagini della sua adolescenza, la stilista traccia un percorso iniziatico verso l'assertività, attraverso l'arte e la moda.

    Pertanto, quadri e pois, gonne lunghe e a pieghe, bianco e nero, frange e plissè, modellano ogni capo, in nome di liberazione e libertà. Progettata dall'artista Claire Fontaine, la scenografia della sfilata, cantando le parole "I say I" - tradotta dal manifesto "Io dico Io" della critica d'arte e femminista Carla Lonzi, la passerella è stata coperta da pagine del quotidiano Le Monde, una nuova versione del Newsfloor, intitolato Le Monde pixélisé, dopo una fotografia di Henri Matisse scattata da Robert Capa nel 1949. Sospese frasi luminose, in colori al neon. "Non importa da dove iniziamo ..." sono sospese per aria. 

Per la sua collezione ready-to-wear autunno-inverno 2020-2021, Maria Grazia Chiuri disegna un atlante delle emozioni attraverso il suo diario adolescenziale. Due foto di sua madre. Le immagini riappaiono, comprese quelle delle attrici che hanno rappresentato un modello per i clienti del laboratorio Dior. La couture di sua madre, proprio come l'art director che ha usato la moda per affermarsi, ribellarsi, dire agli altri come voleva essere guardata. Poi arrivano le fotografie del passato di cui lei si è riappropriata nella visione di oggi: lo studio di Germana Marucelli a Milano, progettato dall'artista, o quello di Mila Schön, o di Ugo Mulas, e infine i ritratti di Carla Accardi.

Ascolta "La tendenza della settimana: Il trend? Non esiste più (lo ha capito anche Armani)" su Spreaker.

Da qui il nuovo dizionario fashion di Dior: i jeans nei colori delle piastrelle che il signor Dior amava. "Mi piacciono molto le piastrelle che danno un tono giovane, portano un tocco di fantasia elegante e rilassato. C'è anche la giacca da marinaio e le gonne a pieghe. Piccoli colletti con lacci. Bianco e nero. Tutto questo è al centro da una collezione perfettamente equilibrata. Una sciarpa a pois, trovata negli archivi Dior, diventa il punto focale di abiti dalle diverse lunghezze, esplorando le infinite possibilità di questa stampa. Senza dimenticare le frange, un ornamento in movimento sulle lunghe gonne. La maglia è declinato seconda tutti gli elementi essenziali di un guardaroba: maglioni, giacche, gonne, pantaloni. Lo spazio della sfilata è un'occasione per coinvolgere la mostra che Claire Fontaine ha esposto alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, a Roma, che ora ospita gli archivi di Carla Lonzi, figura carismatica, critica d'arte prima di impegnarsi nella rivolta femminista. "Io Dico Io - I Say I 4", è il titolo della mostra sostenuta da Dior dedicata all'arte femminile italiana diventa il punto di partenza di una serie di frasi simili a manifesti. Pronunciare queste parole in inglese - "I Say I" - non appena si entra nella parata, lo consente per far emergere la storia di una potente assertività. Sono il simbolo di una gioiosa singolarità, in nonché un modo creativo e collettivo per affrontare le molteplici sfaccettature della soggettività femminile."Io Dico Io - I Say I" ("Je dis je" in francese) è il titolo della mostra che si terrà dal 23 marzo al 21 giugno 2020 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e cCntemporanea di Roma. 

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New York celebra 200 anni di attivismo delle donne

Women March, alla NY Historical Society dal 28/2 al 30/8

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Chiudi Women's March in New York (ANSA) Women's March in New York

Dove c'è una battaglia c'è una donna. La New York Historical Society celebra duecento anni di attivismo al femminile negli Stati Uniti con 'Women March', la mostra aperta fino al 30 agosto del 2020. L'allestimento celebra anche i cento anni del 19mo emendamento che garantì il diritto di voto delle donne a livello federale il 18 agosto del 1920.
    Attraverso una galleria fotografica dei momenti più significativi degli ultimi 200 anni, la mostra ha l'obiettivo di informare sull'importanza che hanno avuto le donne in battaglie come l'Equal Rights Amendament (ERA) l'emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti che si propose di garantire pari diritti ai cittadini, senza distinzione di sesso, oppure i movimenti per l'abolizione della schiavitù o ancora i diversi scioperi per i diritti dei lavoratori. Ogni volta che venivano negati o messi in dubbio I diritti fondamentali le donne erano pronte a marciare ancora prima che venisse garantito loro il diritto di voto.
    "Da quando esistono gli Stati Uniti - si legge in un comunicato della New York Historical Society - le donne si sono organizzate per plasmare la politica del paese e assicurare i loro diritti come cittadine". Oltre alle foto, la mostra, curata da Valerie Paley direttrice del Center for Women's History, comprende anche dei filmati dei collettivi delle donne nel corso dei secoli fino ad arrivare al 21mo secolo, l'epoca attuale.
    'Women March' assume un significato che va oltre l'aspetto specificatamente storico. Segue di pochi giorni la sentenza che ha definitivamente condannato per stupro l'ex produttore cinematografico Harvey Weinstein e dando ancora più valore al movimento #metoo contro gli abusi del potere maschile nei confronti delle donne. Ma viene anche in anno di elezioni presidenziali ed in cui alcuni governi conservatori in alcuni stati stanno minando alcuni diritti fondamentali delle donne, come l'aborto o contraccezione.
    "Il 2020 è un momento fondamentale sia per il passato che per il futuro della politica americana - ha spiegato Louise Mirrer, presidente e ceo della New York Historical Society - e lo stesso è il centesimo anniversario del 19mo emendamento che ha garantito il diritto di voto alle donne e che coincide sia con un'elezione presidenziale sia con il censimento negli Stati Uniti". 

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Istat, il lavoro delle donne è per lo più precario e part time

Gap di genere è doppio rispetto alla media europea

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Un corteo di donne a Napoli (Foto archivio) (ANSA) Un corteo di donne a Napoli (Foto archivio)

Precarietà, minore accesso alle figure apicali, crescita del part time involontario e della 'sovraistruzione'. Sono queste, secondo l'Istat, le caratteristiche del lavoro femminile. Le donne che lavorano a tempo determinato sono, nella media dei primi tre trimestri del 2019, il 17,3% e quelle a part time sono ormai un terzo, il 32,8% contro l'8,7% degli uomini.

Il part time "non è cresciuto come strumento di conciliazione dei tempi di vita, ma nella sua componente involontaria" che ha superato il 60% del totale contro il 34,9 dello stesso periodo del 2007.

Nel 2017 i redditi complessivi guadagnati dalle donne sono in media del 25% inferiori a quelli degli uomini (15.373 euro rispetto a 20.453 euro). Lo ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore della Direzione centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell'area delle statistiche sociali e demografiche dell'Istat, in audizione alla Commissione Lavoro della Camera. La differenza è diminuita dal 2008, quando era del 28%. Il divario di genere è più basso per i redditi dei dipendenti: il 24% contro il 30% nel caso di occupazione autonoma. Dal 1977 al 2018 il tasso di occupazione in Italia è cresciuto di solo 4,8 punti percentuali, con dinamiche contrapposte dei due sessi: per gli uomini il tasso è sceso di 7 punti (dal 74,6 al 67,6%), mentre per le donne è aumentato di 16 punti (dal 33,5 al 49,5%). Nell'arco di 40 anni il divario di genere è così diminuito da 41 punti a 18 rimanendo però tra i più alti di Europa, quasi doppio rispetto alla media europea di 10 punti. E' quanto sottolineato dall'Istat in audizione alla Commissione Lavoro della Camera.

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Coronavirus, stop anche al Salone del Mobile

Rinviato a giugno l'importante appuntamento milanese

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Chiudi Coronavirus, stop anche al Salone del Mobile (ANSA) Coronavirus, stop anche al Salone del Mobile

 L'effetto Coronavirus si fa sentire anche sul Salone del Mobile, l'evento più importante che si svolge a Milano in tutto l'anno, con un palinsesto fittissimo di eventi anche in città. La 59ma edizione non viene cancellata, ma comunque rimandata: non si svolgerà più dal 21 al 26 aprile ma dal 16 al 21 giugno.
A dimostrazione di quanto sia importante la rassegna (visitata l'anno scorso da 386.236 persone proveniente da 181 Paesi), al consiglio di amministrazione di Federlegno Arredo Eventi, che ha deciso lo slittamento, ha partecipato anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala.
Ed è stato lui stesso a dare l'annuncio in un video accanto al presidente della rassegna Claudio Luti e a quello di Federlegno Emanuele Orsini. "C'è una data di nuova apertura. E' il 16 di giugno - ha detto -. Io sto chiedendo agli amici del settore dell'arredamento e del salone del Mobile uno sforzo perché Milano non può fermarsi. Dobbiamo lavorare affinché questo virus non si diffonda ma non si deve nemmeno diffondere il virus della sfiducia. Milano deve andare avanti".
L'impegno per far slittare il Salone è imponente. Alla Fiera di Rho erano attesi 2.200 espositori. Inizialmente la stima era di avere circa 30 mila visitatori in meno dalla Cina, poi il problema Coronavirus è arrivato in Italia.
Per questo, Sala ha ringraziato "di questa prova di fiducia, perché non è facile oggi avere la volontà di chiamare da tutto il mondo visitatori, di convincere gli operatori. Ma penso che questa sia la decisione giusta".
Certo bisogna che "ognuno faccia la sua parte. Quindi chiedo al governo - ha sottolineato - di intervenire e dare una mano per un settore fondamentale per la nostra economia". E agli albergatori ha domandato di fare attenzione ai prezzi (che nei giorni del salone salgono alle stelle): "quest'anno dobbiamo avere molta attenzione nel determinare i prezzi delle camere perché sarà un anno straordinario. Però Milano sarà al vostro fianco. Per cui un salone particolare, in un altro mese ma buon salone a tutti". 
 

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Segnali di moda, voglia di frange

Viste in passerella da Prada, Ferragamo, Bottega Veneta

Lifestyle Moda
Chiudi Milan Fashion Week; Prada (ANSA) Milan Fashion Week; Prada

Prada, che presto sarà co-disegnata da Raf Simons (ex Dior tra l'altro) insieme con Miuccia Prada, ha presentato a Milano Moda Donna la sua nuova collezione, dove le frange sembrano aver sostituito quello che è stato uno dei grandi protagonisti del 2019, il volant! Resistono le rouches ma è il frangiato a dare quel tocco di novità e di ispirazione che ci si aspetta ad ogni nuova fashion week. Una volta finita la sfilata sul web sono cominciati i post di commento e i siti di e-commerce focalizzati sulla moda come la piattaforma Stylight hanno immediatamente registrato la voglia di frange. Prada non è stato l’unico brand a presentare una serie di abiti, gonne ed accessori frangiati ma abbiamo anche visto nei giorni seguenti la stessa tendenza nelle collezioni di Ferragamo, Bottega Veneta e Philosophy by Lorenzo Serafini . Il risultato è un + 48% di ricerche sulle frange subito dopo le loro sfilate.

Ascolta "La tendenza della settimana: Il trend? Non esiste più (lo ha capito anche Armani)" su Spreaker.

Viene da rifletterci dopo che Giorgio Armani, usando termini poco appropriati, in occasione della presentazione della collezione Emporio Armani si è scagliato contro l'ossessione per le tendenze, una ossessione mediatica e fuorviante, a suo dire, per lettori e consumatori perchè indurrebbe a correre dietro a mode anche quando la conformazione del fisico non ce le permette.

Quella delle tendenze, come spiega bene e con ironia Andrea Batilla nel delizioso Instant Moda edito da Grimaudo , è una delle più grandi fake news. Cosa andrà la prossima stagione? Tra gli anni settanta e ottanta era possibile vedere donne e uomini di classi sociali e provenienze geografiche diverse che condividevano stagione dopo stagione dei trend micidiali accondiscendendo praticamente ad ogni tipo di suggerimento stilistico: è stato l'anno del poncho e quello dei sandali da frate, quello del fluo e quello dello stile militare. Le tendenze arrivavano attraverso i giornali e noi eravamo pronti a comprare quelle cose per essere al passo con i tempi ossia quelli di un esercito vestito tutto uguale costretto a rifarsi i panni ogni sei mesi. Dagli anni '90 lo scenario è cambiato drasticamente e si sono formate le sacche di resistenza contro i trend dominanti con il risultato che la moda si è polverizzata in decine e decine di proposte diverse. Oggi non ha più alcun senso parlare di trend semplicemente perchè sul mercato esiste tutto e il contrario di tutto e non rispettiamo i diktat di nessun guru. Si va verso il gusto sempre più personale, sulla consapevolezza di costruire una propria personalità anche attraverso la nostra apparenza in stoffe e al tempo stesso con l'estrema libertà di cambiare ogni giorno la nostra moda. L'importante, dice Armani, è trovare quello che ci sta bene. Ma non basta: l'importante è trovare quello che ci fa stare bene e non che ci sta bene. Sentirsi a proprio agio nei panni scelti è oggi più importante e per fortuna più libero e più accettabile che figurare bene rispetto a quello che gli altri si aspettano da noi. Un esempio possibile: come considererebbe Armani il fantastico talento di Lizzo, la cantante decisamente ultra peso che indossa mini abiti strizzati? Forse le antiche regole la vorrebbero coperta con una bella tunica informe ma lei invece evidentemente si sente meglio ostentando la sua fisicità strabordante. In definitiva, frange a parte, stare bene con quello che si sceglie di indossare è l'unica tendenza moda che conti.

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Giovani, la famiglia è un mood e comprende anche gli amici

Amore, serenità e convivialità

Lifestyle Teen
Chiudi Amici in casa giocano a carte foto iStock (ANSA) Amici in casa giocano a carte foto iStock

Con il benessere fisico e mentale è la famiglia a restare oggi un valore fondamentale. Ma cosa si intende per famiglia? Per i giovani fino a 25 anni, il nucleo si estende agli amici, anche grazie alla continua evoluzione del mondo social, che consente ai ragazzi di frequentarsi in tutte le ore del giorno. Il concetto di famiglia muta e diventa un “personal mood”, ossia una condizione personale legata alla tranquillità, alla felicità e al sentirsi a proprio agio, in una situazione di convivialità. Non stupisce quindi che “la tavola” (più importante della casa intesa come luogo fisico) si confermi un momento importante per sentirsi in famiglia, in compagnia delle persone care, siano essi parenti o amici. Per il 58% degli intervistati, in prevalenza giovani, “famiglia” sono coloro con cui si condivide un tetto e coloro a cui vogliamo bene (54%). Amore (23%), serenità (10%) e calore (10%) sono, infatti, i primi sentimenti ad essere spontaneamente associati al concetto di famiglia, che diventa il “luogo” dove sentirsi amati (17%), accettati e non giudicati (10%), protetti e sicuri (8%). Secondo l’Osservatorio Philadelphia, in un’indagine condotta insieme a Carat, il concetto di “famiglia” rimane nella top of mind degli italiani ma registra un’evoluzione e diventa, infatti, un vero e proprio “personal mood”, un’unione che preserva l’individualità ma che mette d’accordo tutte le generazioni.
In generale per gli italiani:

• “sentirsi in famiglia” vuol dire soprattutto amore (23%), serenità (10%) e calore (10%)
• la famiglia viene considerata “una condizione personale, legata alla tranquillità, alla felicità e al sentirsi a proprio agio (27%)
• “tavola” e “convivialità” vengono immediatamente associati al concetto di famiglia (69%)
• la famiglia prescinde dalla consanguineità: famiglia sono, infatti, le “persone con le quali viviamo” (58%), tutti coloro a cui vogliamo bene (54%)

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Colazione, 5 menù per ogni occasione, smart working incluso

Dai crumble alle nocciole al plum cake le ricette per la carica giusta

Lifestyle Food
Chiudi muffin ai mirtilli (ANSA) muffin ai mirtilli

La colazione è fondamentale per iniziare la giornata al meglio. Ma esiste la formula perfetta per ogni lavoro? “Ogni nostra giornata dovrebbe sempre iniziare con una buona e varia colazione, studiata ad hoc per ogni soggetto, soprattutto sulla tipologia di lavoro e attività da svolgere”, commenta Marco Bianchi 'food mentor'. “Appena alzati, il nostro corpo ha la necessità di ricevere carburante per partire ed è stato dimostrato che saltare la prima colazione espone l’organismo a una serie di rischi. La colazione infatti permette di regolare i pasti della giornata, di introdurre una buona quantità di vitamine, grassi, proteine e sali minerali e soprattutto accelera il metabolismo”. Prendersi cura di se stessi e della propria alimentazione fin dal mattino è quindi il primo passo per affrontare al meglio le sfide quotidiane, riuscendo a dare il massimo in ogni situazione. Nella vita, ma anche nel lavoro, che della nostra quotidianità è una parte fondamentale. Bianchi ha studiato per InfoJobs cinque diversi menu per la colazione, pensati per altrettante occasioni che ogni lavoratore si trova prima o poi ad affrontare nel corso della carriera: il colloquio, la richiesta di un aumento, la riunione con i colleghi, il viaggio di lavoro o la giornata di smart working, che interessa attualmente moltissimi lavoratori per l'emergenza del coronavirus.

Il colloquio, la riunione o la richiesta di aumento: concentrazione, carica e positività. Il consiglio è un crumble di nocciole, accompagnato da una tazza di cioccolata calda, meglio se fondente, che garantisce il giusto apporto di sali minerali, favorendo la concentrazione e stimolando la positività. Oppure latte macchiato con caffè e latte delattosato, perfetto per rimanere reattivi, e crepes integrali arricchite da una buona crema spalmabile o confettura, per creare il giusto mood. Ci sono poi occasioni in cui è necessario mantenere sempre alta la propria attenzione, magari durante una riunione importante. Marco Bianchi suggerisce il caffè, purché senza zucchero, per non appesantirsi eccessivamente. L’ideale è mixarlo con altri ingredienti per arricchire di energia un profumato plum-cake. E se proprio non si riesce a rinunciare allo zucchero, l’alleato ideale è un pezzetto di cioccolata fondente, ottimo anche per l’umore.

In viaggio o a casa, la colazione giusta per tutti
C’è chi viaggia per lavoro quasi quotidianamente, e chi invece vive le rare trasferte come una festa. Generalmente però il viaggio di lavoro è frenetico, pieno di impegni e da conciliare e di orari da rispettare: la tentazione di mangiare in modo poco sano è sempre vicina, vuoi per praticità o per lasciarsi un po’ andare dopo una giornata intensa. Dunque, se possibile, meglio dedicare tempo almeno alla colazione fatta in casa, consiglia Bianchi, prediligendo sostanze idratanti e protettive. Per i viaggiatori sono perfetti ad esempio i muffin ai mirtilli e acqua aromatizzata allo zenzero, ottimo anche da tenere con sé come snack e particolarmente indicato per chi soffre il mal d’auto.

Infine, per le giornate più sedentarie, come quelle di smart working, o comunque più in generale quelle passate alla scrivania, è bene limitare le calorie: la ricetta di Marco Bianchi prevede spremuta d’arancia, per un pieno di salute e vitamine, e una torta all’acqua che nasconde un tocco di golosità pur nella sua leggerezza: la speciale crema pasticcera adatta a tutti, digeribile ma sempre piena di gusto.

Tutte le ricette, con ingredienti e preparazione, sono scaricabili da Lavoro e Dintorni, il magazine di InfoJobs.

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Harvey Weinstein, due volte colpevole. Ecco perchè

L'ex re di Hollywood rischia fino a 25 anni di prigione, ma non l'ergastolo

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Chiudi WEINSTEIN CONDANNATO PER ATTI SESSUALI, RISCHIA 25 ANNI (ANSA) WEINSTEIN CONDANNATO PER ATTI SESSUALI, RISCHIA 25 ANNI

Dopo le accuse di oltre cento donne e il primo processo basato sulla denuncia di due tra queste, Harvey Weinstein e' da oggi ufficialmente uno stupratore. L'ex "re di Hollywood", che ha 67 anni, rischia da cinque a 25 anni di prigione e fino a quattro anni di liberta' condizionata dopo esser stato riconosciuto colpevole a New York di due capi di imputazione: atto sessuale criminale di primo grado e stupro di terzo grado. "E' un nuovo giorno per le coraggiose donne che hanno denunciato Weinstein. Abbiamo un debito di riconoscenza nei vostri confronti", ha commentato dopo il verdetto il procuratore di New York Cyrus Vance Jr. che aveva dato luce verde al processo dopo una serie di "false partenze". Cinque giorni in camera di consiglio sono bastati alla giuria a raggiungere l'unanimita'. Il "due volte colpevole" Weinstein e' stato invece scagionato da altre tre imputazioni, tra cui la piu' grave, atto sessuale criminale predatorio, che avrebbe comportato l'ergastolo. Cio' nonostante il precedente e' importante e da' soddisfazione al movimento #MeToo, scaturito dallo scandalo e che da oltre due anni si batte per il rispetto di genere nella sfera privata e sul luogo di lavoro. L'ex boss della Miramax ha preannunciato appello, hanno fatto sapere i suoi legali fuori dal tribunale. Impassibile alla lettura del verdetto, Weinstein e' stato preso in consegna dalla polizia e trasferito fuori dall'aula in manette. A dispetto della richiesta dei suoi avvocati, che avevano invocato il suo malfermo stato di salute e la buona condotta dimostrata nelle settimane del processo, Weinstein aspettera' in prigione la sentenza che il giudice Jason Burke ha fissato per l'11 marzo. L'epilogo del caso scoppiato quando nell'autunno 2017 New York Times e New Yorker avevano scoperchiato uno scandalo apparentemente di dominio pubblico nel mondo del cinema, avra' comunque una seconda puntata in California dove Weinstein deve rispondere a quattro capi di imputazione uno deI quali legato alla denuncia di una attrice italiana che vive li'. Los Angeles e New York dovranno accordarsi per trasportare l'ex "re di Hollywood" in California quando comincera' il secondo processo nei suoi confronti perche' la California non consente procedimenti in contumacia. A New York intanto Vance ha ammesso di essere "non completamente soddisfatto dal verdetto della giuria", ammettendo d'altro canto che i casi di stupro "sono difficili": e' sempre la parola di lui contro quella di lei, e nello specifico, non c'erano prove fisiche a supportare le accuse delle testimoni. "Adesso pero' c'e' un nuovo clima", ha aggiunto il procuratore alludendo al movimento #MeToo molte delle cui attiviste aspettavano con ansia l'esito del processo fuori dal tribunale e davanti alla tv. Sei donne, tra cui l'attrice dei "Soprano" Annabella Sciorra, avevano testimoniato a New York di aver subito molestie e stupri da parte di Weinstein, ma il lavoro della procura si era basato sulle denunce di due soltanto: l'ex assistente alla produzione Miriam Haley, che Weinstein aveva costretto a un atto di sesso orale nel suo appartamento di Manhattan nel 2006, e Jessica Mann, ex aspirante attrice, stuprata in una camera di hotel nel 2013. Il verdetto e' salutato con applausi da molte celebrita': da Rose McGowan a Sandra Bernhard e Jodi Kantor, la giornalista del New York Times Jodi Kantor che per lo scoop su Weinstein aveva vinto il Pulitzer. Ashley Judd, una delle attrici e attiviste del #MeToo, ha reso omaggio su Twitter alle donne che hanno testimoniato "e cosi' facendo hanno rivissuto l'inferno del trauma subito rendendo un servizio a donne e ragazze in ogni luogo del mondo".

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Hillary Clinton, quanti pregiudizi sulle donne in politica

La sua storia nel docu di Nanette Berstein a Berlino

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Dopo aver perso le elezioni del 2016 con Donald Trump, Hillary Clinton non è stata a guardare: ha pubblicato un libro di memorie su quella sconfitta, ha lanciato un comitato di azione politica e ha scritto un altro libro sulle "donne grintose" con sua figlia Chelsea. Non solo, al Sundance Film Festival all'ex segretario di Stato è stata dedicata una serie di documentari di quattro ore dal titolo 'Hillary', regia di Nanette Burstein, che andrà in onda a marzo sulla piattaforma Hulu e che è approdata anche al Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special dove verrà presentata domani dalla 72/enne politica americana insieme alla regista.

Tutto il documentario è costruito con flashback. Si va dall'enorme dispiegamento di forze della fallita campagna presidenziale fino all'infanzia di Hillary, prima al Wellesley College e poi alla Yale Law School (dove ha incontrato Bill). Si passa poi al periodo in cui la Clinton è moglie del presidente con tutti i problemi annessi come il caso Whitewater e lo scandalo Monica Lewinsky. E, infine, è Hillary la protagonista, prima come senatrice di New York e poi nella sua corsa alla Casa Bianca. "Ciò che Nanette fa davvero bene - ha detto Hillary in un'intervista - è inserire la mia storia nell'arco più ampio della vita delle donne, della storia delle donne, del movimento delle donne e anche del sistema politico. Mi sembra che parte del motivo per cui la mia figura è diventata opaca sia stato il fatto di essere stata messa sotto i riflettori del pubblico come un diverso tipo di first lady. E questo ha dato troppo fastidio".

Non ci sono molte omissioni nel documentario della Burstein, anche se i fan di Bernie Sanders potrebbero lamentarsi del fatto che non vi è alcun esame di possibili pregiudizi nel modo in cui il contendente democratico fu scelto nel 2016. Ciò che emerge invece chiaramente dal film è che Clinton si è trovata circondata da un patto di populismo non partigiano, e forse anche di segno maschilista, quando è stata attaccata da Trump da destra e da Sanders da sinistra. E ancora nel documentario, diviso in quattro parti, si fa capire chiaramente come Bill Clinton si fece strada nella politica accettando tutti i compromessi del potere, ma non Hillary che ottenne l'incarico di senatrice di New York per suoi meriti.

Nel film poi Hillary denigra a un certo punto ancora una volta il senatore Sanders, dicendo: "Non piace a nessuno. Nessuno vuole lavorare con lui". Ma poi, tatticamente, si difende subito: "E' solo un piccolo momento, quindici secondi su circa 35 ore di conversazione registrate più di un anno fa, quando non stava pensando alle elezioni del 2020. Stava pensando alle elezioni del 2016". Il film non solo racconta la vita di Hillary, ma esamina anche i molti motivi per cui negli Stati Uniti non c'è ancora stato un presidente donna, un segno del fatto che il sessismo è ancora forte quando si è di fronte a donne come lei.

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La prima volta di un personaggio gay in un cartoon Disney

Poliziotta "Onward" accolta da polemiche, "non per nostri figli"

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Onward Oltre la Magia (ANSA) Onward Oltre la Magia

Per la prima volta un personaggio gay entra nell'universo animato della Disney: nel nuovo cartone "Onward", prodotto da Disney-Pixar e ambientato in un mondo suburbano di fantasia, appare brevemente una poliziotta da un occhio solo, "Officer Specter", che, parlando con altri personaggi, fa sapere di avere una compagna. Non è specificato se Specter sia lesbica o bisex, ma la sua presenza nel cartone animato, che uscirà nelle sale Usa il 6 marzo, è una prima scelta di campo: "Abbiamo voluto aprire di un pizzico il nostro mondo e farlo più rappresentativo della società intorno a noi", ha detto il produttore Kori Rae a Yahoo Entertainment, auspicando, dopo la prima uscita, la realizzazione di uno spin off.

Non è la prima volta che un personaggio LGBTQ entra nell'universo cinematografico della Disney - c'è stato un "momento esclusivamente gay" nella versione 'live' di "Bella e la Bestia" e l'anno scorso un bacio gay tra due personaggi di minori di "The Rise of Skywalker" - ma è la prima volta che un gay fa la sua comparsa in uno dei suoi cartoni. A dare la voce a Specter è l'attrice apertamente lesbica Lena Waithe della serie Netflix "Master of None". Negli ultimi anni, d'altra parte, la Disney ha fatto sforzi per rivisitare i suoi grandi successi all'insegna dell'inclusività: ha cambiato ad esempio il cast del "Re Leone" portando a bordo le voci di attori di colore e di "Mulan" con veri asiatici, mentre ha chiamato donne nere a dirigere film della scuderia Marvel. Era stata, però, più lenta a cambiare il proprio approccio sull'orientamento sessuale.

L'outing della Disney, salutato da proteste della destra religiosa secondo cui "i nostri figli non dovrebbero essere soggetti a cartoni animati di indottrinamento gay", dura comunque lo spazio di una battuta: Specter e la sua partner sul lavoro (la voce è di Ali Wong) fermano un conducente che afferma di essersi distratto perché i figli della sua ragazza si comportavano male in macchina. La poliziotta gli dà ragione: "La figlia della mia ragazza mi fa strappare i capelli".

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Sfila Dolce & Gabbana, Giorgio Armani a porte chiuse e in streaming

Nero protagonista nella collezione degli stilisti siciliani

Lifestyle Moda
Chiudi Italy Fashion:Fall-Winter 20/21 Women's colle?ctions; Dolce&Gabbana (ANSA) Italy Fashion:Fall-Winter 20/21 Women's colle?ctions; Dolce&Gabbana

Giorgio Armani ha presentato la collezione a porte chiuse, senza ospiti, invitati ad assistere alla presentazione in streaming, una decisione presa per tutelare il pubblico e proteggerlo contro il contagio del coronavirus. Stessa decisione da Laura Biagiotti.

  

Tutto regolare invece da Dolce & Gabbana, anche perchè la sfilata ha preceduto di poco l’ordinanza della Regione Lombardia che vieta – tra l'altro – qualsiasi evento aperto al pubblico in spazi chiusi. La collezione, omaggio all'artigianalità del settore moda, ai mestieri della moda, è stata caratterizzata dall'esaltazione del nero, colore protagonista. Si è visto tanto pizzo, lingerie in mostra, molta maglieria sapientamente lavorata e poi tailleur e giacche sciancrate.

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London Eye, 10 curiosità da sapere sulla ruota che compie 20 anni

Doveva durare 5 anni, è diventata attrazione stabile tanto ha avuto successo

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Londra: il lastminute.com London Eye (ANSA) Londra: il lastminute.com London Eye

In 20 anni è diventato uno dei simboli di Londra e il 'monumento' a pagamento più visitato dai turisti e dagli stessi londinesi: aperto al pubblico il 9 marzo 2000, il lastminute.com London Eye è diventato popolare come il Big Ben o la Torre di Londra. Ideato e progettato dagli architetti David Marks e Julia Barfield, il London Eye è nato per essere una sorta di Torre Eiffel inglese del 21esimo secolo, realizzato per celebrare il giubileo della Regina e il nuovo millennio. Forse non tutti sanno che la ruota panoramica alta 135 metri avrebbe dovuto segnare lo skyline londinese solo per cinque anni per poi essere trasferita in una nuova location ma che ebbe un tale successo da spingere la città a trasformarla in un’attrazione stabile. Affacciato sul Tamigi, sul Parlamento e sul Big Ben il London Eye ha una vista mozzafiato a 360 gradi sulla città e per questo il 31 dicembre è sold out: i fuochi d’artificio vengono sparati proprio da lì.
10 numeri curiosi sul London Eye 

32 : le cabine ovali utilizzabili del London Eye, una per ogni distretto di Londra
33 : le cabine effettive, perché la numero 13 è chiusa ai visitatori per
superstizione
7668 : le rotazioni eseguite in un anno dal London Eye
2300 : le miglia percorse in un anno dalla rotazione della ruota panoramica, una distanza pari a quella che separa Londra dal Cairo
800 : i visitatori che può accogliere per ogni giro
30: i minuti per eseguire una rotazione completa
25 : le volte che Kate Moss è salita sul London Eye, un numero che la rende la star britannica più affezionata alla ruota panoramica londinese
31: le volte che, invece, ci è salita Jessica Alba, detentrice del record tra le celebrity di tutto il mondo
5000: le proposte di matrimonio fatte sul London Eye dalla sua apertura
75: la percentuale di energia risparmiata grazie al nuovo sistema illuminazione LED. Inoltre, tutti gli oli utilizzati per il London Eye sono biodegradabili, il grasso è commestibile e non provoca danni alla fauna selvatica; i prodotti usati per la pulizia sono biodegradabili e non inquinanti. Il London Eye è sotto ogni punto di vista una ruota green

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Usa 2020: a Hollywood piace Sanders, Paltrow per Buttiegeg

Warren la preferita fra star Lgbtq, Biden incasa Tom Hanks

Lifestyle People
Chiudi Bernie Sanders campaigns in Cedar Rapids, Iowa: nel gruppo dei supporter c'è l'attrice Susan Sarandon (ANSA) Bernie Sanders campaigns in Cedar Rapids, Iowa: nel gruppo dei supporter c'è l'attrice Susan Sarandon

Ariana Grande si schiera con Bernie Sanders. Gwyneth Paltrow scende invece in campo per Pete Buttigieg. In vista del Super Tuesday, che chiamerà al voto anche la California, le star di Hollywood fanno sentire il loro peso sulla corsa alla Casa Bianca.
    Ad appoggiare Sanders e la sua rivoluzione socialista sono le cantanti Lizzo e Miley Cyrus, ma anche gli attori Danny DeVito e Jack Nicholson, passando per Cynthia Nixon e Susan Sarandon e per la modella Hailey Bieber, la moglie di Justin Bieber. Fredda l'accoglienza hollywoodiana per Amy Klobuchar, mentre Elizabeth Warren si afferma la preferita delle star Lgtbq e di vip del calibro di Scarlett Johansson, Amy Schumer, Constance Wu e Patricia Arquette.
    Joe Biden non brilla nella luminosa Hollywood ma può lo stesso contare su nomi di peso, fra i quali Tom Hanks e Alec Baldwin. Pete Buttigieg riscuote l'appoggio di una solida elite che include Paltrow, Seth MacFarlane e Michael J Fox. Si è assicurato diversi sostegni anche l'ultimo sceso in campo, Michael Bloomberg. Oltre a Clint Eastwood, può contare sul fashion designer Isaac Mizrahi e sull'attore Ted Danson.
   

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Raf Simons co-direttore creativo di Prada

Miuccia, 'una sfida'. Il belga, 'creatività prima del business'

Lifestyle Moda
Chiudi MODA: RAF SIMONS CO-DIRETTORE CREATIVO DI PRADA (ANSA) MODA: RAF SIMONS CO-DIRETTORE CREATIVO DI PRADA

"Una sfida": così Miuccia Prada descrive l'arrivo come co-direttore creativo dello stilista belga Raf Simons, che disegnerà con lei le linee Prada.
    L'annuncio, che era nell'aria da tempo, è stato dato il 23 febbraio a Milano dai due creativi.
    "È la prima volta nella storia della moda - ha detto il presidente e ad di Prada Patrizio Bertelli, introducendo i due co-direttori creativi - che due stilisti esperti, con un successo reciproco, lavoreranno insieme: il gruppo Prada si dimostra anticipatore di un cambiamento globale".
    "Non sappiamo dove stiamo andando ma è positivo rafforzare l'aspetto creativo - ha sottolineato Miuccia - ci piacciamo e rispettiamo, vediamo se andremo da qualche parte".
    Miuccia Prada e Patrizio Bertelli scelsero Simons già nel 2005, per la direzione creativa della griffe Jil Sander, quando ancora il brand era di proprietà del Gruppo Prada. "Il nostro rapporto è iniziato nel 2005 - ha ricordato infatti Simons, ex direttore creativo non solo di Jil Sander, ma anche di Dior e Calvin Klein - abbiamo sempre avuto un buon rapporto e dialogo su moda, politica e contenuti. Poi Bertelli mi ha avvicinato dopo la mia uscita da Calvin Klein, ci parliamo da un anno e abbiamo molto discusso di questo possibile futuro, con un dialogo molto ampio sulla creatività. Io metto in discussione il sistema moda e questo mi ha portato a dialogare in modo aperto con tanti stilisti che mettono a loro volta in discussione la loro posizione all'interno di un sistema in evoluzione".
    Il punto, per Simons, classe 1968, è vedere come "rivalutare la creatività che è il cuore della moda, tutto è partito da una riflessione su come evolvere questo rapporto".
    "Molti creativi si sentono in difficoltà, hanno l'impressione che la moda vada sempre più in una direzione che esclude la creatività, è un atteggiamento che io e Miuccia - ha sottolineato ancora - non condividiamo e pensiamo che questa collaborazione possa contribuire a riposizionare il ruolo del business".
    L'arrivo di Simons, il cui contratto in Prada parte ufficialmente dal 2 aprile e per quanto comunicato non ha scadenza, non è legato a un'eventuale successione: "Assolutamente no - ha risposto Miuccia a chi glielo ha chiesto - mi piace lavorare e sono pronta a farlo ancora di più".
    "Abbiamo espresso diverse volte il desiderio di lavorare insieme, ora siamo arrivati a dire - ha aggiunto Simons - 'facciamolo!".
    Simons, che ha un suo marchio con sede ad Anversa, continuerà a disegnare il brand che porta il suo nome, ma ha spiegato che sarà spesso a Milano per lavorare alle collezioni Prada, ma non a quelle del marchio Miu Miu. A chi le ha chiesto se non fosse strano fare questo annuncio in una giornata segnata dalle preoccupazioni per l'evolversi del coronavirus, che ha portato per esempio Giorgio Armani e Laura Biagiotti a scegliere per una sfilata a porte chiuse, Miuccia Prada ha risposto che "il problema è lavorare e vivere, bisogna lavorare anche se succedono cose brutte e difficili, dobbiamo reagire".
   

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Mascolinità, essere maschio è una storia (non finita) di liberazione

Al Barbican di Londra una mostra racconta dagli anni '60 il percorso verso la complessità

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Chiudi Masculinities: liberation throug photography al Barbican di Londra fino al 17 maggio 2020. Sunil Gupta, Untitled #22 from the series Christopher Street, 1976 (ANSA) Masculinities: liberation throug photography al Barbican di Londra fino al 17 maggio 2020. Sunil Gupta, Untitled #22 from the series Christopher Street, 1976

Mascolinità: come ci si aspetta che ragazzi e uomini si comportino per il fatto di essere di genere maschile, dunque maschi. Storicamente è a partire dagli anni '60 del Novecento che il racconto della mascolinità si è fatto meno univoco: erano gli anni della rivoluzione sessuale, delle lotte per i diritti civili, della nascita del movimento per i diritti dei gay, gli anni della controcultura e delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam. E da quel momento che l'essere maschio, pur in una società patriarcale fondata sul potere e il dominio del maschio, allora come oggi, ha cominciato a prendere varie strade e varie forme. Sono quelle documentate nella mostra Masculinities: liberation throug photography al Barbican di Londra fino al 17 maggio 2020. 

I cambiamenti sociali sono fissati da scatti artistici noti e meno noti, le serie di Robert Mapplethorpe, Richard Avedon, Laurie Anderson, Hal Fisher, di Sunil Gupta e Peter Hujar (questi ultimi due celebri per le foto di vita gay tra San Francisco, New York e la Londra repressiva della Thatcher). Documentando fotograficamente la ricerca sull'identità sessuale (queer), sull'idea di razza (solo in anni relativamente recenti ad esempio i neri e gli afroamericani si sono riappropriati della loro unicità di corpo rispetto ai bianchi e gli scatti di Samuel Fosso ce lo ricordano), sul potere e il patriarcato, sugli stereotipi della mascolinità dominante (l'essere 'forti', 'refrattari alle emozioni') e della famiglia (pensiamo a tutti i retaggi sui padri-padroni 'duri', non collaborativi in casa nè per le faccende domestiche, nè per la cucina, nè per l'aiuto nella crescita dei figli), la mostra prende per mano il visitatore e gli fa fare un lungo percorso 'educativo' al termine del quale dovrebbe essere chiaro che la mascolinità ha una miriadi di forme, è piena di contraddizioni e complessità.
Abbracciando l'idea di molteplici "mascolinità" e rifiutando l'idea di un singolare "uomo ideale", la mostra, che accoglie ogni mattina intere classi di studenti ed ha un fitto programma di laboratori, vuole sostenere la comprensione della mascolinità libera e liberata dalle aspettative della società e dalle norme di genere. Ed è questo un importante valore culturale ed educativo: quando si cercano le ragioni dei femminicidi prima o poi, pur senza generalizzare, ci si imbatte in questo ossia nell'idea codificata del maschio, del comportamento di dominio 'che deve avere' secondo storia e tradizione, nella consapevolezza errata con cui è cresciuto nella società patriarcale ragion per cui ogni fatto o comportamento femminile che gli sembra contrario a questa idea va ad intaccare la mascolinità con le conseguenze estreme purtroppo tristemente note.
Anche se si parte dagli anni '60 l'esposizione del Barbican è assolutamente attuale anzi tempestiva se si considera l'attuale politica globale caratterizzata da leader mondiali maschili che si pongono pubblicamente come uomini 'forti' (un immaginario smontato scatto dopo scatto), mentre proprio gli effetti collaterali della mascolinità tossica sono sotto i nostri occhi e hanno generato tra l'altro il movimento #MeToo e portato in tribunale un simbolo di quel dominio maschile come Harvey Weinstein.
Tra le foto più interessanti, oltre ai ritratti già citati, l'immensa parete con i ritratti di Piotr Uklanski degli ufficiali nazisti - l'immagine hypermascolina -  e i loro omologhi al cinema e gli scatti di Hal Fischer sulla 'Gay Semiotics': i codici gay della comunità di Castro ancora vivi oggi dagli anni '70 ossia la pelle, i baffi, le canottiere, i calzini bianchi, il fazzoletto nella tasca dietro dei jeans, le chiavi portate fuori, ossia gli speciali segnali della comunità diventati in anni di repressione dei codici fashion per comunicare gli uni con gli altri.

 

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