Design, le nuove tendenze con i materiali tecnici e influenze optical anni '60

Casa green e la nanotecnologia entra nell'armadio

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Chiudi Wall&Deco_Ginardi_MoaCasa2019 (ANSA) Wall&Deco_Ginardi_MoaCasa2019

Nell’abitare si fa strada una nuova idea progettuale che va oltre le tradizionali definizioni di stile per crearne uno nuovo, quello personale. La richiesta è quella di soluzioni che sappiano soddisfare esigenza ed esperienza di ognuno, grazie al connubio di design, antiche lavorazioni e innovazione. Un passato made in Italy che non va dimenticato ma reinterpretato. Con particolare attenzione all’ecosostenibilità. Tra novità e tendenze in mostra dal 26 ottobre al 3 novembre tra gli oltre 250 espositori a MoaCasa 2019 a Roma, sempre più spazio è dedicato ad arredi iconici che sappiano dare carattere alla casa, una personalità che viene espressa anche grazie a soluzioni in grado di assecondare ogni esigenza progettuale, proponendo sistemi estremamente flessibili e personalizzabili, capaci di accettare le sfide nella libertà compositiva delle modularità, degli accessori e delle finiture. Se si predilige una casa dalle tonalità chiare, l’ambientazione è focalizzata sull'arredo e sui dettagli, con pareti a sfondo uniforme e molto leggero. Tra i materiali più utilizzati quelli più innovativi e in ottica green, come l'ecomalta eco-compatibile e riciclabile; protagonisti poi la ceramica, enfatizzata da cromatismi in dissolvenza, e il legno che diventa il segno grafico di unione dei diversi ambienti della casa.

Artigianalità e design per un’illuminazione a regola d’arte
Attenzione particolare è riservata ai fasci luminosi che mettono in rilievo i tessuti dei divani e le finiture dei mobili. Tra le novità in mostra a MoaCasa 2019 tante applique, piantane e lampade da tavolo nate dal connubio di design e arte vetraria, attraverso un processo di ricerca e sviluppo sia stilistico che materico che esalta colori tenui e forme armoniose. Un omaggio alle forme più pregiate dell’artigianato reinterpretato con estro in chiave moderna, che si trasformano in lampade realizzate con vetro soffiato, che colorano l’ambiente come pennellate di acquerelli su un foglio bianco. Grande effetto scenico che non rinuncia alla funzionalità è riservato poi agli chandelier, le lampade a sospensione di una volta, che trovano la propria vena contemporanea nei materiali utilizzati e nel disegno. Un omaggio agli anni ’60 offrono i paralumi in vetro soffiato bianco satinato, sorretti dalla struttura in ferro brunito e con dettagli in ottone spazzolato.

Geometrie e influenze optical nella zona giorno
Nel living, danno vita a un originale gioco di forme anche i tavoli che risaltano per le forme scultoree delle gambe a incastri che, con dinamismo ed armonia, li rendono protagonista della scena. Particolari i piani realizzati in ceramica, legno e cristallo che, attraverso una particolare tecnica di stampa su vetro chiamata Crystalart, che mantiene estrema lucentezza ed un ricercato effetto artistico-decorativo. Divani e sedute, dai colori e dalle forme differenti, ispirano il dinamismo compositivo dell’ambiente, altamente personalizzabile. Il richiamo al passato torna in alcuni modelli in mostra come la dormeuse, la chaise longue classica usata alla corte di Maria Antonietta, che torna in chiave contemporanea sotto forma di divano scultura. Sulle pareti, torna sempre più l’utilizzo della carta da parati che, nelle sue ispirazioni differenti, abbraccia una concezione inclusiva e sincronica della creatività. Spazio a influenze optical e cubiste che si fanno largo accanto all’ironia di un’estetica cartoony, mentre la compresenza di linguaggi diversi affianca la scelta di una soluzione monocromatica alla geometria primaria fatta di pennellate ampie e pastose, non tralasciando motivi floreali, pattern astratti e layer trasparenti. Il tutto per un valore tridimensionale della superficie verticale, che rende unico e originale l’ambiente.

Arredi green, ecocompatibile e riciclabili
La contemporaneità di uno stile passa per la consapevolezza del mondo in cui si vive e l’ambiente casa racconta molto di chi lo abita. Oggi a influenzare la scelta degli arredi contribuisce in particolare la ricerca di uno stile di vita sostenibile: in mostra una collezione di cucine dall’anima ecologica caratterizzata da sistemi di design, che spiccano per la scelta di finiture e materiali altamente innovativi (come il nuovissimo Fenix NTA®). C’è poi un ritorno all’utilizzo di materiali che contribuiscono a scaldare l’ambiente, come il Gres e il noce scalfito, mentre la struttura dell’anta è composta da un telaio in alluminio 100% riciclabile (oggi nelle nuove versioni Black e Champagne), al quale è applicato il pannello della finitura scelta. Tante le soluzioni ecosostenibili in mostra anche per altri ambienti della casa.

Nanotecnologia nell’armadio
Da contenitore passivo, l’armadio riscopre un ruolo attivo nella sanificazione di indumenti, calzature e altri oggetti personali in esso contenuti: grazie all'interazione di una nanotecnologia con una speciale lampada UV, genera all’interno dell’armadio una reazione fotocatalitica che permette di distruggere con un principio attivo naturale batteri, odori e muffe, migliorando il benessere dei propri proprietari, riducendone allergie e disturbi all’apparato respiratorio. L’armadio risulta così interamente sanificato, incluso il retro, senza ristagno dell’aria.

Sicurezza di design: la porta d’ingresso è arredo illuminante
Tante le novità in fatto di ristrutturazione e infissi. Come la porta blindata retroilluminata da led - dotata di centralina elettronica per il collegamento domotico e la gestione degli ingressi anche in modalità WiFi, con app dedicata - che possono essere programmati per accendersi solo all'apertura o in momenti differenti e a intensità̀ variabile. La porta d’ingresso diventa così un elemento di arredo illuminante che con l’assenza della maniglia è resa perfetta per tutti gli stili, dal classico al moderno.

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Judy, un tragedia hollywoodiana da Oscar

Renee Zellweger si è trasforma nella leggenda Garland

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"Non vi dimenticherete di me" dice Judy Garland nell'ultimo concerto a Londra nel 1969, quando depressa e piena di barbiturici vuole ancora una volta essere cullata dall'abbraccio del pubblico che da 40 anni la adora e a cui ha dedicato e anche sacrificato la sua vita. Ma il tempo con lei non è stato clemente: chi oggi si ricorda di quella performer incredibile, una delle più grandi di sempre, che a 16 anni già era la star bambina del Mago di Oz e a 47 è morta per overdose di pasticche?

Il regista Rupert Goold ha detto all'ANSA che il film vuole proprio far 'ri-scoprire' la leggenda ai giovani: "La Garland rappresenta una giovanissima diventata famosa e questo è qualcosa che i ragazzi che usano Instagram e hanno vite esposte con i social può essere capita. Quando abbiamo fatto le proiezioni test di questo film la risposta dei giovani è stata una sorpresa: anzichè la star che piaceva alla loro nonne, i ragazzi troveranno qualcosa di molto più vicino a loro: Judy, in una società rigida e patriarcale, non ha mai accettato le regole stabilite. Ci potranno trovare in lei piuttosto una Amy Winhouse". A trasformarsi in Judy è una Renee Zellweger che i rumors già indicano favorita per le nomination agli Oscar. Il film, presentato oggi alla Festa di Roma esce in sala con Notorius il 16 gennaio 2020, rientra nel filone del new biopic oggi di grande tendenza al cinema: film biografici come Bohemian Rapsody o Rocketman. In Judy siamo lontani dalla struttura classica del biopic: si racconta il periodo finale della sua vita, con molti flashback sugli step più importanti. Ha detto Renée Zellweger: "Pensavo che in questo film ci fosse l'opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerata quando si pensa a questa personalità immensa: cosa lei riponeva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato".

Judy Garland rappresenta, nel bene e nel male, la Hollywood dell'epoca d'oro quando produttori e agenti controllavano ogni cosa della vita della loro star proprio per renderla una star (distruggendone il privato): alla Judy bambina e già popolare Dorothy del mago di Oz fanno una festa di compleanno in una data qualsiasi e con una torta che lei non potra mangiare, finta anch'essa, oggi la definiremmo fake news, solo ad uso dei media. "Garland è una star di Hollywood all'antica. È remota, come lo sono tutte le stelle dell'età dell'oro, ma - ha detto il regista alla Festa di Roma - ero interessato a bilanciare la leggenda con la donna umana e reale: la madre e il mito". Quattro matrimoni che non la salvarono dalla depressione, tre figli (la prima è Liza Minnelli), un continuo contrasto psicologico tra il richiamo del palcoscenico, dell'affetto dei fan e i sensi di colpa come genitrice perennemente in tour, un abuso di farmaci sin da ragazza quando gli agenti le inducevano il riposo con pasticche per dormire o per stare sveglia per lavorare, Judy dice nel film "voglio solo quello che vogliono tutti, l'amore, ma per me è stato molto più difficile". La trasformazione di Zellweger è impressionante: il regista e i produttori l'hanno scelta per il suo lato comico, sexy, emotivamente disponibile che Judy ha sempre avuto ma certo l'attrice americana di Bridget Jones ha messo del suo, aiutata da tanto materiale originale e dalla monumentale biografia dell'ultimo marito Mickey Deans. "Renee è una grande lavoratrice sempre alla ricerca di ulteriori note, una perfezionista - ha detto all'ANSA - il regista. "c'è stato una grande lavoro sulla voce e sul fisico ma Reneè ha avuto tutto lo spazio libero per trovare lei stessa le connessioni con il personaggio: lei come Judy è una stella che tutti fermano per strada ma che vive solitudini e paure". 

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William: "sono preoccupato per Harry e Meghan"

I duchi di Sussex contro i tabloid. Meghan: "mi avevano detto 'i media inglesi ti rovinerrano la vita'

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Chiudi HARRY E WILLIAM NON VANNO D'ACCORDO, 'STRADE DIVERSE' (ANSA) HARRY E WILLIAM NON VANNO D'ACCORDO, 'STRADE DIVERSE'

Il principe William, secondo dopo il padre Carlo nella linea di successione al trono britannico della regina Elisabetta, è "preoccupato" per le pressioni denunciate dal fratello minore Harry e dalla consorte Meghan in un documentario-intervista andato in onda su Itv, 'Harry and Meghan: An African Journey'. Lo riferiscono fonti di Buckingham Palace citate dalla Bbc. Il duca di Cambridge riconosce "la situazione di fragilità" dei duchi di Sussex e spera che, dopo quanto accaduto nei mesi scorsi, ora possano "stare bene". Nella doppia intervista Harry e Meghan avevano accennato al senso d'isolamento provato nei mesi scorsi e parlato fra l'altro di un atteggiamento ostile da parte dei tabloid britannici, con i quali entrambi sono in causa con accuse di violazione della privacy. Harry, inoltre, pur rivendicando come indissolubile il legame col fratello maggiore, aveva sottolineato di aver avuto con lui "giorni buoni e giorni cattivi" (ossia alti e bassi) di recente e di essere in questo momento della vita "su strade diverse" rispetto a William.

Il principe Harry ammette di avere "alti e bassi" nelle relazioni attuali con suo fratello maggiore William: con il quale il legame resta inscindibile, assicura, ma in un contesto in cui le strade adesso sono "diverse". La 'rivelazione' arriva nel passaggio più ripreso dai media della doppia intervista concessa dal secondogenito di Carlo e Diana in coppia con la consorte Meghan all'Itv - durante il loro recente viaggio ufficiale in Africa del sud. "Noi siamo fratelli e saremo sempre fratelli", ha detto il duca di Sussex incalzato sul rapporto con Williams e sulle voci di divergenze recenti alimentate dalla stampa popolare britannica, "io sarò sempre presente per lui e lui per me". Nella doppia intervista, Meghan conferma da parte sua "le difficoltà" avute ad adattarsi alla vita da reale del primo anno di matrimonio con Harry. E soprattutto il rapporto conflittuale con i tabloid - denunciati in tribunale assieme al marito con accuse di violazioni della loro privacy - ai quali rinfaccia di averla presa di mira in particolare durante l'attesa del piccolo Archie. Racconta poi che prima delle nozze alcuni "amici britannici" le sconsigliarono di sposare Harry, pur amandolo, e le dissero: "I tabloid distruggeranno la tua vita". Un timore che non l'ha fermata e non le impedisce di dirsi "felice" del suo matrimonio. Ma che anche Harry mostra apertamente di condividere: ripetendo ancora una volta di non voler permettere che la stampa popolare faccia a Meghan "lo stesso che fece a mia madre" Diana.

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Campi 1898, è a Milano l'unica tipografia italiana in monotype

Stampa ancora con i caratteri di piombo in telaio

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Chiudi Campi 1898 Tipografia in monotype. (ANSA) Campi 1898 Tipografia in monotype.

C'è un'unica tipografia italiana rimasta esclusivamente fedele alla composizione monotype e alla stampa con i caratteri di piombo realizzati a caldo da una fonditrice che li crea e li dispone, uno ad uno, all’interno di un telaio teorico che, riga dopo riga, formerà la pagina da stamparsi. È la Campi 1898, nata a Milano, in Via Larga, proprio in quell’ anno, come “Tipografia Cav. Umberto Allegretti”, dal nome del suo leggendario fondatore. Affermatasi come una delle più brillanti aziende del settore nel capoluogo lombardo, divenne, tra l’altro, stampatrice delle Edizioni Hoepli, che le affidava i più complessi tra i suoi famosi manuali. Dovendo presto cercare più ampi spazi, si trasferì così – già nel 1903 – in Via Orti 2, nel quartiere di Porta Romana, dove rimase per ben 83 anni. Nel 1924, alla morte di Umberto Allegretti, il testimone passò al figlio Serafino, che nominò Direttore della Tipografia Rodolfo Campi (nonno ed omonimo dell’attuale responsabile della produzione). Rodolfo collaborava con gli Allegretti sin dal 1901, e aveva poi chiamato in azienda, a lavorarvi, anche il figlio Guido. Saranno loro, nel 1937, a rilevare la tipografia, che fino al 1981 (anno della morte di Guido) utilizzerà la denominazione di “Tipografia U. Allegretti di G. Campi”. Negli anni ’60 l’azienda impiegava ancora decine di operai, ma l’avvento delle nuove tecniche di stampa riservò da allora alla Campi, che non le volle mai adottare, solo la nicchia dei lavori di massimo pregio tipografico, riducendone il giro d’ affari. Nel 1986, già sotto la direzione del figlio di Guido – Rodolfo, naturalmente – lo stabilimento si trasferì nell’ attuale sede di Quinto de’ Stampi, una frazione di Rozzano, alle porte di Milano, assumendo la denominazione di “Tipografia Campi s.r.l.”. Nel 2017 un gruppo di appassionati si è affiancato a Rodolfo Campi nella gestione dell’azienda che ha ora assunto il nome, in omaggio alle sue origini, di “Campi 1898 - Stampa in Monotype”. E dal 2018 la Campi, oltre a produrre per i suoi clienti, è tornata a stampare pubblicazioni apprezzate e ricercate dai bibliofili milanesi.

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Amir Issaa, lezione di italiano in Usa a tempo di rap

Interessa nelle università l'Italia multiculturale di oggi

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Chiudi Amir Issaa - AMIR (Bronx Community College NY foto Enrico Rassu) (ANSA) Amir Issaa - AMIR (Bronx Community College NY foto Enrico Rassu)

Amir Issaa, il rapper italo-egiziano di seconda generazione insegna agli studenti nelle università americane. “L’Hip Hop è una musica rivoluzionaria, perché ha dato la possibilità a tante persone di dire quello che pensano. Oggi vi spiegherò come scrivere una canzone rap e lo faremo in italiano e, garantito, ci divertiremo”. Sono queste le parole con cui inizia la sua lezione in un’affollata classe di studenti della San Diego State University. Un’aula in cui ragazzi americani studiano, all’interno del dipartimento di italianistica, lingua e cultura del nostro Paese e che attraverso l’uso del rap approfondiscono il significato delle rime e delle battute, in quello che è a tutti gli effetti un sistema semantico. Ma non solo: ai docenti interessa far conoscere ai ragazzi l’Italia di oggi, non più solo un paese di migranti ma una terra di approdo e di confronto per il multiculturalismo e a tenere lezione chiamano un “italiano di seconda generazione”, uno che quei temi li conosce e che li ha vissuti in prima persona.
Nato e cresciuto a Roma nel quartiere di Torpignattara, Amir Issaa è un quarantenne figlio di un immigrato egiziano e di una donna italiana. Si avvicina all’Hip Hop all’inizio degli anni novanta, ma l’apice della notorietà arriva nel 2012 quando compone la colonna sonora del pluri-premiato film “Scialla!” di Francesco Bruni, entrando in nomination ai David di Donatello e ai Nastri D’Argento. “Fino ad ora – racconta Amir – sono l’unico rapper ad aver calcato il red carpet del Festival del Cinema di Venezia e ad essere ricevuto in una cerimonia ufficiale dal Presidente della Repubblica Italiana”. Le sue doti artistiche si uniscono all’impegno grazie al progetto “Potere alle parole” (beat e rime contro le discriminazioni), un laboratorio di scrittura nato in collaborazione con Unar e l’Associazione “Il Razzismo è una brutta storia” con l’obiettivo di destrutturare, attraverso percorsi educativi musicali nelle scuole, gli stereotipi e i pregiudizi alla base di ogni forma di discriminazione. Non siamo davanti allo stereotipo Rap uguale droga, uguale soldi facili o vita criminale. Le sue canzoni raccontano un’Italia che cambia: la storia e le sensazioni dei tantissimi “italiani di seconda generazione”, nati nel nostro Paese da genitori stranieri o figli di coppie miste, che hanno ormai tagliato i ponti con le terre dei loro avi ma allo stesso tempo si sentono stranieri in casa propria. Sono testi impegnati quelli di Amir e affrontano temi come lo ius soli, l’integrazione, la multiculturalità. A Giugno del 2017 pubblica il suo primo libro “Vivo Per Questo”. Un romanzo autobiografico che racconta l’infanzia e l’adolescenza di quel ragazzino di Tor Pignattara, “la stagione dello skateboard e della breakdance, del writing e dell’inizio del rap .. forse l’ultima in cui non ci si incontrava in rete, ma per strada. In cui assorbivi conoscenze, culture altre, informazioni non con un’occhiata a uno schermo ma toccandole e sentendole raccontare dalla viva voce di qualcuno”... Grazie ai contatti con dei docenti Italiani che insegnano negli Stati Uniti il libro inizia ad essere letto anche dai loro studenti, e a Febbraio del 2018 viene presentato un tour di dieci tappe del rapper in molte università e college tra la costa est e quella ovest, tra cui la New York University, Georgetown University, San Diego State University. A Febbraio del 2019 è ospite del Bronx Community College, del Suny Fashion Institute e Technology , del Manhattan College e di molte altre importanti sedi universitarie. E’ appena rientrato dagli Stati Uniti dove è stato ospite ancora una volta del Department of Languages & Literatures della Denver University, dell’University of Boulder ed il 27 ottobre è a Roma a Kickit, il più importante evento italiano dedicato alla cultura street per presentare un suo nuovo progetto chiamato “Hasib Posse”: un vero e proprio contenitore di ricerca sul writing che, attraverso progetti editoriali, dà voce al lato più autentico di questa cultura. Porta la sua testimonianza ed i ricordi dei tanti viaggi in giro per il mondo a parlare del nostro Paese. “Un ragazzo è un ragazzo ovunque si trova, le difficoltà di un adolescente europeo non sono poi molto diverse da quelle di un suo coetaneo cresciuto negli States – ci dice – Ricordo di quella ragazza, proprio alla San Diego University, che, chiamata a scrivere una sua presentazione a ritmo di rap, disse Mi chiamo Isabella e sono messicana/ma sono nata sulla terra americana/se mi vogliono qui o mi vogliono là/ chissà dove il destino mi porterà/ dando voce all’incertezza di chi come lei non si sente di appartenere integralmente a nessun suolo”. E finalmente anche l’Italia sembra accorgersi della necessità di approfondire le dinamiche e il modus vivendi di quel 17% di adolescenti, figli di genitori stranieri: nel mese di ottobre presso l’Università La Sapienza di Roma Amir Issaa viene ospitato insieme ad Ice One, un altro personaggio storico della scena Hip Hop di Roma, un “Laboratorio di Stili di Vita e Culture Metropolitane” , proprio allo scopo di sensibilizzare gli studenti universitari su questo fenomeno.

 

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Netflix riapre il Paris, l'ultimo monosala di New York

Dopo chiusura a agosto, mostrerà per un mese "Marriage Story"

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Chiudi New York - Grand Army Plaza - foto iStock. (ANSA) New York - Grand Army Plaza - foto iStock.

Il Paris Theatre, l'ultimo monosala rimasto a Manhattan che aveva chiuso per sempre alla fine di agosto, riaprira' i battenti grazie a Netflix. Lo storico cinema amato da David Bowie e che aveva introdotto il pubblico di oltreoceano ai capolavori di Roberto Rossellini, Federico Fellini, Pietro Germi e Franco Zeffirelli, ospiterà dal 6 novembre il nuovo film di Noah Baumbach, "Marriage Story", che Netflix vuole fare uscire a New York e Los Angeles prima di trasferirlo un mese dopo sulla piattaforma in streaming. La scorsa estate il Paris era stato condannato: Robert Solow, il proprietario dell'edificio a pochi passi dal Plaza Hotel, sembrava intenzionato a trasformarlo in un banale palazzo per uffici alla scadenza del contratto di affitto alla fine di agosto. Il documentario di Ron Howard su Luciano Pavarotti era state il canto del cigno. L'annuncio, riportato su Deadline, lascia sperare invece che la vita del monosala non sia veramente finita. "Marriage Story" con Scarlett Johannson e Adam Driver e' uno dei film con cui Netflix spera di correre agli Oscar - tra gli altri ci sono anche "The Irishman" di Martin Scorsese e "The Two Popes" - e il Paris potrebbe servirgli a garantire il requisito per la candidatura di uscire nelle sale prima di venir offerti sul servizio in abbonamento. A Netflix non importano tanto i botteghini, quanto ammorbidire il cuore dei giurati dell'Academy, molti dei quali sono ostili al suo modello di business. Il colosso dello streaming se la deve vedere anche con il boicottaggio delle grandi catene di distribuzione come AMC a cui non basta il mese nelle sale che Netflix e' pronto a concedere. Ecco dunque l'ingresso in teatri come il Paris: sarebbe la seconda volta quest'anno dopo l'accordo lo scorso aprile con la non profit American Cinematheque per l'acquisto dell'iconico Egyptian Theatre sull'Hollywood Boulevard. L'affare non e' ancora stato finalizzato, ma sarebbe il primo di un teatro "brick and mortar" da parte di Netflix, sempre secondo Deadline, con un investimento di decine di milioni di dollari. Assieme i due cinema avrebbero abbastanza prestigio per soddisfare i puristi degli Oscar: l'Egyptian, restaurato nel 1998 con una spesa di 12,8 milioni di dollari, nel 1922 ospito' la prima premiere di Hollywood, il "Robin Hood" di Douglas Fairbanks e Wallace Beery, mentre Marlene Dietrich, la star di "Angelo Azzurro" affianco' l'ambasciatore francese al taglio del nastro del Paris nel 1948 in occasione della prima di "Sinfonia Pastorale" con Michele Morgan.
   

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Le Kardashian, ecco perché in America è uno show cult (e ora anche Sky lo trasmette)

La vita incredibile, il lusso senza filtri, delle cinque sorelle più potenti di Hollywood

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Chiudi Kim Kardashian West,Kendall Jenner (ANSA) Kim Kardashian West,Kendall Jenner

Le Kardashian: cinque sorelle diventate celebrities, trendsetter, influencer, imprenditrici con le loro linee di moda o di cosmetica, regine assolute del jet set internazionale. Insieme raccolgono un totale di quasi 600 milioni di followers su Instagram, 170 milioni su Twitter e 100 milioni su Facebook. Sono un mito americano dei nostri giorni, un incredibile fenomeno di popolarità, fanatismo, celebrazione che loro stesse alimentano dando in pasto la loro vita dal 2007 in tv. Quel reality show di culto, che è diventato un fenomeno di costume negli Stati Uniti, dando vita a innumerevoli spin-off, arriva anche in Italia: dal 21 ottobre su Sky, tutti i giorni dal lunedì al venerdì, alle 18:45 su Sky Un, va in onda Le Kardashian, la docu-serie che segue la vita di una delle famiglie più high-profile di Hollywood.

Le star sono loro: le sorelle Kourtney Kardashian, Kim Kardashian (sposata con Kanye West, il musicista rapper top d'America) e Khloé Kardashian, insieme alle sorellastre Kendall e Kylie Jenner e alla loro “Momager” Kris Jenner. Kris, Kim, Kourtney e Khloé sono anche produttrici esecutive della serie.

Dal 2007 il reality segue gli alti e i bassi delle loro vite personali e professionali, i matrimoni e le rotture, le nascite dei loro figli, tensioni familiari e momenti felici. Uno sguardo senza filtri nelle loro vite che è il segreto del loro impero mediatico. 

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100 Rodari, parte festa centenario 2020

Mostre, nuove edizioni e Freccia Azzurra introdotta da Marcorè

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Storie, filastrocche, articoli di approfondimento, materiali scaricabili per insegnanti, poster stampabili, quiz e tanto altro per un anniversario speciale che, proprio per questo, prende il via un anno prima, con protagonista assoluta la fantasia. E' quello per i cent'anni dalla nascita di Gianni Rodari che si festeggiano il 23 ottobre 2020. Ma tra pochi giorni, il 23 ottobre, parte il countdown in vista delle celebrazioni su www.100giannirodari.com, scandito da nuove pubblicazioni e iniziative. A inaugurare '100 Gianni Rodari' sono le Edizioni EL, Einaudi Ragazzi, Emme Edizioni che, in quanto editori unici dell'opera del Premio Andersen 1970, considerato il Nobel della Letteratura per l'infanzia - nato a Omegna il 23 ottobre 1920 e morto a Roma il 14 aprile 1980 - hanno messo in cantiere nuove edizioni ed eventi. Tra i primi titoli 'Cento Gianni Rodari - Cento storie e filastrocche - Cento illustratori' e 'La Freccia Azzurra' con l'introduzione di Neri Marcorè e le illustrazioni di Camilla Pintonato.
   

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Animalier, la tendenza evergreen nel guardaroba d'autunno

Il maculato supera i confini dei guardaroba e diventa tatuaggio

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L'animalier si conferma una delle inossidabili fantasie amate dalla gran parte degli stilisti contemporanei. Ripresa dal manto di alcuni animali, soprattutto da felini e da rettili, dal leopardo al giaguaro fino alla zebra e al pitone, questa stampa, introdotta nel mondo fashion dal maestro Yves Saint Laurent, richiama la natura più selvaggia. Nella moda il maculato equivale a eleganza eccentrica ed aggiorna il classico con un tocco di glamour contemporaneo. E oggi il travalica i confini del guardaroba femminile, come mostrano le collezioni di Versace Uomo, una delle prime maison a utilizzare questa stampa per l'uomo, e di Alessandro dell'Acqua, che spiega di aver inserito l'animalier nella collezione maschile N.21: "perché mi ha permesso di mescolare un atteggiamento casual ad alcuni aspetti unisex, ottenendo un nuovo glamour con accenni di eccentricità".
Ora il maculato va oltre il guardaroba anche maschile e diventa un nuovo modo di tingere i capelli dei ragazzi, con le classiche macchie leopardo sui capelli rasati, o tatuaggio da esibire, come mostra Elettra Lamborghini, regina del twerking. Tra i marchi contemporanei che hanno rivisitato l'animalier print, la stilista Anna Molinari che con le sue due linee Blumarine e Blugirl unisce il temperamento di questo pattern alle linee minimal della silhouette e alle palette pastello.
Blumarine pensa anche alla lingerie e propone pezzi cocoon con capi di forte attrattiva, pensati per una donna sexy, ironica e mai volgare. Dolce & Gabbana utilizzano ad ogni collezione il maculato, eletto loro pattern icona, che diventa anche espressione classica della loro filosofia barocca. L'animalier proposto da Miuccia Prada tende invece al minimalismo: per le scarpe alterna la stampa pitone a suède, mentre per per i cappotti preferisce il pitone stampato al collo di pelliccia.
Da Simonetta Ravizza che si è ispirata all'allure di Chloe Sevigny, attrice e artista dalla personalità forte e poliedrica, la pelliccia lascia il centro della scena per trasformarsi in accento decorativo e prezioso: stole, grandi sciarpe-cappuccio, colli e polsi staccabili e sovrapponibili diventano ornamenti sofisticati da indossare sotto cappotti maxi e oversize in montone dalle linee maschili, spesso realizzati in tessuti mescolati a contrasto, lana bouclé bicolore unita a grisaglie maschili, kid stampato leopardo abbinato al pied-de-poule.
La pelliccia di Ravizza diventa tessuto nei lunghi spolverini in cashmere nero doppiati in kid tigrato; un lusso nascosto, foderando giacche sporty in tessuto tecnico reversibile. Fu Betty Page, negli anni Quaranta, la prima pin up a vestire con succinti costumi stampati animalier, con i quali incarnava l'idea della donna predatrice sessuale. Ma lo stile animalier nella moda venne sdoganato da Christian Dior che, ispirato dalla sua musa Mitzah Bricard, nel 1947 realizzò per la collezione Primavera/Estate abiti di chiffon leopardato, pellicce animalier sui polsini dei cappotti e cappelli in maculato. Nel 1953, Marilyn Monroe indossò un manicotto di pelliccia animalier con mantella dello stesso motivo in "Gli uomini preferiscono le bionde". Nel 1963 Audrey Hepburn esibì un cappello maculato realizzato da Givenchy nel film "Sciarada". Ma l'apice del gradimento dello stampato animalier fu raggiunto fra gli anni Settanta e Ottanta con il suo ingresso nel mondo glam-rock: le jumpsuit maculate, la maglieria e la lingerie zebrata erano il massimo dei look da discoteca. Le T-shirt maculate erano la seconda pelle di star della musica come Debbie Harry, leader di Blondie. In quel periodo, Roberto Cavalli metteva le basi per quella che sarebbe poi stata la sua identità stilistica: l'amore per il wild style. Negli anni '70 propose la stampa ghepardo, nel 99 lo zebrato e nel 2006 la stampa farfalla. Anche Valentino nell'87 si lasciò conquistare dall'animalier. Dopo un piccolo stand by del fashion jungle, Gianni Versace propose camicie di seta maculate per il prét-a-portér maschile. Negli anni '90 Azzedine Alaia, ispirato dalla musica hip hop e dallo street style, propose il total look maculato.

   

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Amoruso, da Ferragni a baby ex modelle

Docu Bellissime e opera prima con Ramazzotti e Morelli

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Prima di Chiara Ferragni Unposted, il documentario sull'influencer diventato il film evento più visto di sempre in Italia, Elisa Amoruso aveva da poco terminato un altro documentario sulla società dell'apparenza raccontata da una prospettiva diversa, quella di tre sorelle ex baby modelle (Giovanna, Francesca e Valentina Goglino) oggi poco più che adolescenti e della madre Cristina Cattoni. Il risultato è Bellissime, alla Festa del Cinema di Roma in Alice nella città - Panorama Italia, con un'uscita in sala a metà novembre con Fandango e a metà dicembre sulla piattaforma Timvision (anche coproduttore).
    Bellissime è ispirato al libro inchiesta omonimo di Flavia Piccinni (Fandango Libri) sul mondo delle baby modelle. Il film si concentra su cosa succede quando i riflettori si spengono. La regista intanto lavora alla sua opera prima di fiction, 'Maledetta primavera': "E' il romanzo di formazione di un'adolescente (Emma Fasano)". I genitori della protagonista sono Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli.
   

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Downton Abbey arriva al cinema

Film da serie cult a Festa Roma, esce il 24. Verso nuovo sequel

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"In tempi di Brexit, in cui abbiamo leader ai quali sembra mancare la dignità, è rassicurante rifugiarsi nell'epoca di Downton Abbey, fra uomini e donne d'onore con tradizioni e valori". Parola di Jim Carter, interprete di uno dei personaggi più amati del racconto, il maggiordomo Carson, che ritroviamo nella trasposizione cinematografica/sequel diretta da Michael Engler della serie brit cult, al debutto italiano nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma e in sala dal 24 ottobre con Universal.
    Tornare insieme "è stata come una grande riunione di famiglia, è un po' come se non ci fossimo mai lasciati. Rifare tutto per il grande schermo è stato un privilegio, come l'accoglienza che stiamo ricevendo" spiega Michelle Dockery (l'indomita Lady Mary Talbot) e non è escluso che il racconto prosegua. "C'è già fra noi la febbre per un nuovo sequel, chi lo sa - aggiunge l'attrice -. Se la gente continua a mantenere il proprio entusiasmo, un altro film è possibile".
   

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Reportage da Ithra, luogo simbolo dell'Arabia che cambia

Diretto da una donna, il primo centro con cinema, teatro, musei

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Chiudi Ithra, primo centro multiculturale Arabia Saudita (ANSA) Ithra, primo centro multiculturale Arabia Saudita

KOBHAR (Arabia Saudita) - C'è un luogo simbolo dell'Arabia Saudita che cambia. Le donne hanno ora la possibilità di prendere la patente, viaggiare da sole non dovendo più chiedere al 'guardian' (padre, marito o tutore) il documento e dunque l'autorizzazione per poter ad esempio alloggiare in un hotel, scegliere se coprirsi completamente il corpo con la tradizionale abaya nera chiusa lasciando solo gli occhi scoperti o indossare abiti aperti davanti, giacche lunghe pur nell'ambito di un stile 'pudico', 'modesto'. Elementi questi di un cambiamento visibile agli occhi occidentali, ma c'è un ambito culturale altrettanto significativo. Nella zona orientale del paese, affacciata sul Golfo Persico, lontano oltre 400 km dalla capitale Riyadh e 1375 km da Jeddah, c'è quella che ha tutta l'aria di essere una 'cattedrale nel deserto': Ithra, un edificio avveniristico, enorme, ambizioso sin nella costruzione enorme.

E' una sorta di 'culla' del cambiamento: è il primo e unico centro multiculturale dell'Arabia Saudita, dentro ha un cinema da 300 posti, un enorme teatro, un'area per spettacoli di 1600 metri quadrati, una biblioteca tutta a vetri, interattiva, con 250mila titoli in arabo e inglese disposta su tre piani, un museo per bambini, un museo di arte antica e contemporanea, ristoranti e un Idea Lab che lavora sull'innovazione. Bisogna ricordare che, per 35 anni, per motivi fondamentalmente religiosi, in Arabia Saudita i cinema sono stati chiusi e che solo da un anno hanno cominciato a riaprire, ancora pochissimi, sebbene i piani di sviluppo prevedano 40 cinema in tutto il regno nei prossimi 5 anni.

Ithra, costruito in 10 anni e inserito dal Time tra i 100 posti da visitare nel mondo, aperto un anno fa, è diventato un hub, un laboratorio che in poco tempo ha attirato due milioni di persone. Ed è stato fondato ed è diretto da una donna, Fatmah Al-Rashed. "Ithra - ha detto in un'intervista all'ANSA - è un luogo iconico di quanto sta accadendo nel mio paese ed in poco tempo è diventato un centro incredibile di sviluppo. E' il riflesso perfetto di quello che accade. Aver avuto l'ambizione di pensarlo, la possibilità di realizzarlo e vedere affollato di persone è un sogno avverato". Il pomeriggio si vedono famiglie intere in visita, scolaresche, turisti sauditi e qualche straniero ma soprattutto si vede il cambiamento sociale: studentesse con i capelli colorati di blu come in una città occidentale, ragazze con il capo scoperto e in jeans e spolverino, altre velate da capo a piedi.

Il palinsesto di Ithra è votato alla multiculturalità: sono moltissimi gli spettacoli stranieri in programma, di teatro piuttosto che di musica classica o di lirica (è stato applaudito un Rigoletto dell'Orchestra della Scala il 27 settembre scorso) accanto a quelli sauditi. Robert Frith, che dirige l'Idea Lab, è un giovane londinese e da quattro anni lavora qui, la sua figlia più piccola è nata a Dammam ed è molto coinvolto nel programma innovativo e nello staff multiculturale del centro. In questo periodo c'è il Tanween, il festival della creatività dove talenti di tutto il mondo e di ogni settore, dall'ex nazionale francese ora allenatore del Monaco Thiery Henry al direttore del Mit Media Lab Nicolas Negroponte. "Conoscenza, creatività, multiculturalità sono i motori di qualsiasi nazione che voglia svilupparsi", aggiunge Fatmah Al-Rashed, studi di architettura e arte completamente in Arabia, un padre aperto e visionario 50 anni fa. "Ad Ithra pensiamo che questo impatto così forte sia uno stimolo, persino una provocazione, oltre che una fonte di ispirazione. Questa è una nazione giovane, il 65% della popolazione ha intorno ai 20 anni e questo luogo è una fonte". Finanziato dalla compagnia petrolifera Saudi Aramco, l'avveniristico Ithra tra la sabbia del deserto, costruito dallo studio norvegese Snohetta, è intitolato al re Abdulaziz. Suo figlio, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, 32 anni, è l'artefice principale del cambiamento. "Non è una rivoluzione, tutto questo è cominciato da qualche anno, ma solo ora le leggi sono state varate conclude Fatmah Al-Rashed - e sono fiduciosa che anche le famiglie più conservative del Regno siano spinte al cambiamento". 

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Irriducibile Jane Fonda in manette per il clima, mi ispiro a Greta

Icona del no a guerra in Vietnam, a 81 anni torna a 'disobbedire'

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WASHINGTON - "Greta Thunberg mi ha davvero colpita", così Jane Fonda rivela perché è tornata nelle fila della disobbedienza civile, impegnandosi in prima persona per il clima, cinquant'anni dopo essere arrestata per una protesta.
    Nota per la sua storica opposizione alla guerra in Vietnam, l'attrice ieri manifestava davanti a Capitol Hill ed è stata una delle 17 persone arrestate con l'accusa di dimostrazione illegale. In manette anche l'attore Sam Waterston. "La prossima settimana - ha detto in un'intervista all'Ap -, ci concentreremo sugli oceani e verrà arrestato Ted Danson, che ancora non è stato mai fermato. Mi sto trascinando dietro i miei amici".
    Fonda, oggi ottantunenne, era stata arrestata e poi rilasciata già venerdì scorso. Ieri indossava lo stesso cappotto rosso di una settimana fa, mentre il basco questa volta era nero. L'attrice ha spiegato che punta ad essere arrestata ogni venerdì per sostenere la battaglia per una riduzione urgente del consumo di combustibile fossile. "Sono stata un'attivista per il clima per lungo tempo e ho fatto conseguenti scelte di vita privata: guido un'auto elettrica, riciclo, mangio meno carne, evito la plastica. Ma sono consapevole che queste scelte individuali non possono cambiare le cose con la necessaria velocità - ha spiegato -. Mi sono chiesta allora che cosa potessi fare di più e Greta Thunberg, la studentessa svedese che ha dato il via allo sciopero della scuola tutti i venerdì, mi ha davvero colpito.
    Poi ho letto l'ultimo libro di Naomi Klein 'On Fire: The Burning Case For a Green New Deal'. E queste due cose mi hanno fatto capire che dovevo mettere me stessa in gioco, unirmi alla lotta degli studenti e di Greta".
    "L'unico problema per me è che sono vecchia - ha raccontato -, ho avuto difficoltà a salire sul veicolo della polizia perché ero ammanettata dietro la schiena e non avevo nulla a cui aggrapparmi".
    Jane Fonda ha spiegato di rivolgersi alle persone come lei, quelle che "cercano di ridurre l'uso di plastica e guidare auto a basso consumo", ma che per il resto "non sanno cosa fare e si sentono impotenti". "Stiamo cercando di incoraggiare le persone a diventare più attive a prescindere dall'età. Sappiamo che gli arresti, specie di persone note, attirano l'attenzione.
    Penso soprattutto alle azioni di Randall Robinson negli anni Ottanta contro l'apartheid - ha concluso -. Spero che queste 'esercitazioni antincendio del venerdì' si diffondano. Le chiamiamo così perché Greta ha detto: 'Dobbiamo agire come se le nostre case fossero in fiamme, perché è così', ed è proprio quello che sta succedendo".
   

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Mademoiselle Privé, Chanel a Tokyo

Lusso e profumi, viaggio nella maison di rue Cambon

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Dopo Londra, Seul, Hong Kong e Shanghai, la mostra su Chanel, annunciata da un breve film di Sofia Coppola, conquista Tokyo. "Mademoiselle Privé", queste due parole appaiono sulla porta che conduceva allo studio di creazione di Gabrielle Coco Chanel al terzo piano in 31 rue Cambon, a Parigi. Oggi è il nome dell'esposizioni sul mondo della maison francese, sulla sua haute couture, sull'alta gioielleria e sul suo più iconico profumo, Chanel N.5. La quinta tappa della mostra che ha sede nella B&C Hall- Tennoz a Tokyo (19 ottobre- 1 dicembre) è un viaggio nell'appartamento di Coco Chanel, a rue Cambon 31. Articolata in cinque sezioni disposte su due piani, ognuna basata su una parte emblematica dell'appartamento corrispondenti ad un ambiente cromatico, la mostra mescola affreschi grafici con sagome di alta moda create da Karl Lagerfeld e Virginie Viard, esaltate dal capi Chanel Métiers d'art e dall'alta gioielleria.
   

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Bella Hadid la più bella del mondo, secondo la scienza

Perfetta al 94,35% secondo 'proporzione aurea'. Seconda Beyoncé

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Bella Hadid è la donna più bella al mondo. Lo dice la scienza. Bella di nome quindi ma anche di fatto, almeno secondo un calcolo scientifico effettuato dal chirurgo Julian De Silva del The Central of Facial Cosmetic Surgery di Londra. Secondo De Silva, il viso della 23enne modella statunitense è perfetto al 94,35%. Il calcolo è stato fatto tenendo presente l'equazione sottesa alla cosiddetta sezione aurea ed i risultati hanno stabilito che la Hadid è colei che si avvicina maggiormente all'ideale di perfezione estetica così come i greci lo avevano inteso e canonizzato.
    La top model, figlia dell'ex modella olandese Yolanda Foster e dell'imprenditore immobiliare palestinese Mohamed Hadid, ha un viso quasi perfetto per la posizione degli occhi, la dimensione della fronte, il rapporto tra la pienezza delle labbra e la mandibola, la lunghezza del naso e la sua larghezza. Al secondo posto della classifica vi è invece Beyoncé, con un coefficiente del 92,44%, al terzo Amber Heard con il 91,85%. L'ex top model Kate Moss è al sesto posto con un 91,05%. Il decimo e ultimo posto è occupato dalla modella inglese Cara Delevingne con un 89,99%.

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Banksy apre il suo negozio online

linea casalinghi e prezzi per tutti, per acquistare serve humour

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Chiudi Sotheby's Auction of Banksy artwork [ARCHIVE MATERIAL 20190927 ] (ANSA) Sotheby's Auction of Banksy artwork [ARCHIVE MATERIAL 20190927 ]

Dopo la vendita record di "Devolved Parliament" alle aste di Sotheby's, l'elusivo artista di strada Banksy apre un negozio di "casalinghi" online: arte e oggetti di tutti giorni come tazze e cuscini decorativi sono esposti sui suoi scaffali virtuali, ma gli acquisti non sono per tutti. "Ricchi collezionisti d'arte", tanto per cominciare sono sconsigliati dal registrarsi, il primo passo per mettere le mani su un'opera firmata dal writer di Bristol. Poi la domanda d'obbligo e ad alto peso specifico che chiede di "dimostrare di non essere un robot" in un massimo di 50 parole: "Perché importa l'arte?". A giudicare le risposte, e ammettere o respingere i clienti al negozio "Gross Domestic Product" (prodotto interno lordo) aperto fino al 28 ottobre, sarà il comico Adam Bloom: bisognerà dunque dimostrare un certo senso dell'humour per passare. I prezzi variano, ma sono lontani anni luce dagli oltre 11 milioni di euro pagati per il dipinto che raffigura, in stile accademico, una Camera dei Comuni in cui i deputati sono tutti scimpanzé: sono invece più in linea con quando, nel 2013, pochi fortunati (e ignari) passanti di Central Park comprarono "finte/vere" riproduzioni di celebri opere del misterioso artista pagandole 60 dollari e che valevano già allora decine di migliaia. Nel negozio Banksy una tazza da caffè costa l'equivalente di 12 dollari, cuscini da salotto 190 la coppia, mentre un poster firmato sale a 643. Per un giubbotto anti-proiettile spruzzato con la Union Jack servono mille dollari e qualche spicciolo: "Come quello che il rapper Stormzy indossò al festival di Gladstonebury (lì è pericoloso)", si legge nella descrizione dell'oggetto. I pezzi in vendita sono stati esposti temporaneamente in un pop up store a Croydon (South London), aperto per pochi giorni.
    Un volantino distribuito in quell'occasione spiega che all'artista è stato consigliato dai legali di vendere una gamma di prodotti per difendersi in una causa contro qualcuno che cerca di rubargli il marchio.
    Ed ecco dunque una linea di oggetti in cui "....l'arte irrita la vita": GDP vende per 645 dollari uno stuoino realizzato a mano "dalla stoffa dei giubbotti abbandonati sulle spiagge del Mediterraneo" in collaborazione con una ong che lavora con donne rifugiate. Altri pezzi includono la "Met ball, una "disco ball" ricavata da un elmetto della polizia antisommossa, e infine, per una quarantina di dollari, la "Shredded Tee", ispirata all'opera "Bambina col palloncino" che clamorosamente si autodistrusse durante un'asta di Sotheby's a Londra dopo esser stata battuta per 1,4 milioni di dollari. (ANSA).
   

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MyMiWo, un blog per i giovani imprenditori millennials

Firmato da Carlotta Costamagna, presidente di Pellan Italia. Il battesimo a Capri al meeting dei giovani imprenditori

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Chiudi Carlotta Costamagna (ANSA) Carlotta Costamagna

Nasce MyMiWo, un blog per i giovani imprenditori millennials, firmato da Carlotta Costamagna, 27 anni, imprenditrice a capo di Pellan Italia, un raggruppamento di imprese votato all'innovazione e alla sostenibilità: dal grafene ai tessuti bio. My Millennials World (MyMiWo), presentato al meeting dei giovani imprenditori a Capri, è una piattaforma social sulla quale confrontare idee e riflessioni dal punto di vista speciale dell'impresa con l'obiettivo di guardare alle opportunità che propone il cambiamento che sta imponendo il digitale nella bita di tutti noi. 'Per battere la crisi ci vuole innovazione - scrive sul blog Carlotta Costamagna- e il coraggio di impresa si indirizza verso la galassia start up, il continente di noi Millennials'. Puntando ad una più stretta interazione tra ricercatori e management di impresa, in modo da poter 'trasformate effettivamente le conoscenze in benefici economici'. 

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Filastrocche, scopriamo le sei più note, da Tre civette a El Coco spagnolo

Ogni paese ha le proprie, cosa significano?

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Chiudi Tre civette foto iStock (ANSA) Tre civette foto iStock

Ogni Paese ha le proprie filastrocche per bambini, per far addormentare, per fare la conta o semplicemente per giocare. L’aspetto interessante è che in ogni filastrocca c’è un pezzetto della cultura di ogni Paese. Babbel ha analizzato alcune rime per scoprire cosa nascondono. A volte sono crudeli, a volte politicamente scorrette e a volte fanno paura, ma tutto questo era ed è nella storia dei diversi popoli. Benedetta Montagnoli, Product Manager nel team di Linguistica Computazionale ed esperta di glottodidattica, spiega: “Nei tempi in cui la tradizione orale era più forte, ogni cultura trasmetteva di generazione in generazione il bagaglio culturale e le caratteristiche della propria società. Quale mezzo migliore che le filastrocche per bambini che si imparavano a memoria fino da piccoli? Poterle leggere in altre lingue ci accompagna in un viaggio attraverso le radici di altre società e ci rivela le loro caratteristiche più profonde”.

Italia: il latino e le tre civette

Ambarabà ciccì coccò
tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore;
il dottore si ammalò
ambarabà ciccì coccò!

Una filastrocca che sembra essere un vero nonsense. Il linguista italiano Vermondo Brugnatelli l’ha analizzata cercando di spiegare l’incipit che trarrebbe la sua origine da una conta in latino “HANC PARA AB HAC, QUIDQUID QUODQUOD”. La traduzione concettuale sarebbe “Ripara questa (mano) da questa (altra mano), questo qui, questo qua”. Addirittura Umberto Eco si è cimentato a spiegarla e ha potuto ad esempio datarla a prima del 1708, data in cui faceva la sua apparizione per la prima volta la parola italianizzata di “commode” e cioè il “comò” che ritroviamo nella filastrocca. Le tre civette potrebbero venire dalla mitologia, sia come numero (il tre è un numero ricorrente in moltissimi elementi divini) sia come animali rappresentanti della saggezza.

Spagna e America Latina: El Coco, “l’uomo nero”

Duérmete niño
Duérmete ya
Que viene el coco
Y te llevará.

Duérmete niño
Duérmete ya
Que viene el coco
Y te comerá.

Traduzione: Dormi bambino, dormi già, che viene il “coco” e ti prenderà. Dormi bambino, dormi già, che viene il “coco” e ti mangerà.

In Spagna e in America Latina, come in Italia, c’è la figura dell’uomo nero, per spaventare i bambini, in questo caso per farli dormire. Il “Coco” infatti è un mostro che porta via i bambini e li divora se non si comportano bene. Un po’ come la filastrocca italiana “Ninna Nanna Ninna oh, questo bimbo a chi lo do?”, in cui il bimbo viene “accudito “ da diversi esseri, tra cui appunto, l’uomo nero. Secondo alcune versioni, la figura dell’uomo nero, del “coco”, rimanda alla figura mitologica di “Cus”, figlio di Can, il capostipite degli etiopi, i “neri”.
Altre versioni vedono nel Coco un essere che ha le sue origini in Spagna e in Portogallo e che si espande in Sud America durante la colonizzazione. Il nome deriverebbe da “cocco” (frutto che può ricordare vagamente un teschio) o appunto “teschio”.

Germania: le conseguenze della guerra

Maikäfer, flieg
Der Vater ist im Krieg
Die Mutter ist in Pommerland
Pommerland ist abgebrannt
Maikäfer, flieg

Traduzione: Vola maggiolino, il papà è in guerra, la mamma è in Pomerania, la Pomerania è bruciata, vola maggiolino.

Queste rime sono nate durante la seconda guerra mondiale. Con “Pommerland” si intende la Bundesland “Pommern”, la Pomerania, la regione tedesca la cui parte orientale è stata annessa alla Polonia alla fine della guerra. La figura del maggiolino, in alcune rime sostituito da una coccinella (Marienkäfer), riporta all’uso molto comune tra i bambini di catturarle per poi lasciarle andare. La discrepanza tra un insetto amato e innocuo come il maggiolino o la coccinella e le conseguenze della guerra rendono il tutto ancora più tragico.

Francia: il vecchio vizio del fumo

J'ai du bon tabac dans ma tabatière
J'ai du bon tabac tu n'en auras pas
J'en ai du fin et du bien râpé

Mais ce n'est pas pour ton vilain nez
J'ai du bon tabac dans ma tabatière
J'ai du bon tabac tu n'en auras pas

Traduzione: Ho del buon tabacco nella mia tabacchiera, ho del buon tabacco ma tu non ne avrai neanche un po’. Ne ho di buona qualità e ben sminuzzato, ma non è per il tuo brutto naso. Ho del buon tabacco nella mia tabacchiera, ho del buon tabacco ma tu non ne avrai neanche un po’.

Questa canzone per bambini mostra come la vecchia abitudine del tabacco facesse parte della vita quotidiana, come in tanti altri Paesi, ma qui entra addirittura in una filastrocca per bambini, cantata nelle scuole e negli asili. La sua origine risale addirittura al 1733 e faceva parte di un concerto comico scritto da Michel Corrette. Il fatto che si cantasse una canzone sul tabacco ai bambini mostra come l’infanzia di allora fosse ben lontana dalla nostra, sebbene anche oggi la si canti, senza pensare troppo al testo.

Brasile: la “normalità” della violenza domestica

O cravo brigou com a rosa
Debaixo de uma sacada
O cravo saiu ferido
E a rosa despedaçada

O cravo ficou doente
E a rosa foi visitar
O cravo teve um desmaio
E a rosa pôs-se a chorar

A rosa fez serenata
O cravo foi espiar 

E as flores fizeram festa
Porque eles vão se casar

Traduzione:
Il garofano ha litigato con la rosa, sotto un balcone. Il garofano è stato ferito e la rosa ha perso i petali
Il garofano si è ammalato e la rosa è andata a trovarlo. Il garofano è svenuto e la rosa ha cominciato a piangere. La rosa ha fatto una serenata, il garofano la stava spiando e i fiori hanno fatto una festa perché (i due) si sarebbero sposati

Questa canzone per bambini racconta la “normalità” della violenza domestica: si “litiga”, ci si fa ferisce (anche fisicamente) ma alla fine ci si vuol bene e tutti sono felici e contenti. In Brasile questo fenomeno è molto diffuso, come tristemente anche in altri Paesi, e questa canzone dimostra come questo ricorrente fatto sia normale e riconosciuto come norma.

Inghilterra: alcol e monarchia

Jack and Jill went up the hill
To fetch a pail of water.
Jack fell down and broke his crown,
And Jill came tumbling after.

Up Jack got, and home did trot,
As fast as he could caper,
He went to bed to mend his head,
With vinegar and brown paper.

Traduzione: Jack e Jill sono saliti sulla collina per prendere un secchio d’acqua. Jack è caduto e ha rotto la sua corona e Jill gli è rotolata dietro. Jack si è rialzato ed è corso a casa, più veloce che poteva. È andato a letto per guarire la ferita alla testa con aceto e carta da pacchi.

Jack e Jill erano due nomi comunemente usati per indicare un ragazzo e una ragazza, come in italiano si usa Tizio e Caio, per dire due persone qualunque. Ci sono molte spiegazioni sul significato delle rime, ma quella più curiosa indica l’editto del Re Carlo I d’Inghilterra che regnò tra il 1625-1649, data in cui lo decapitarono. Il Parlamento gli bloccò un aumento della tassa sui liquidi e lui decise quindi di ridurre il volume del “Jack” (un ottavo di pinta), eludendo di fatto il divieto. La “corona” indicherebbe la linea che marca il bicchiere delle pinte, chiamata appunto in questo modo. Il “Jill” si riferirebbe al “Gill” (l’altro nome usato in altre varianti al posto di Jill nella filastrocca), cioè un quarto di pinta, che diminuì a sua volta come conseguenza. Come gli inglesi abbiano preso la decisione di diminuire la quantità della birra ma mantenere lo stesso prezzo si è visto nel destino del Re…

 

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Cravatta, 10 motivi per non rinunciare ad un accessorio senza tempo

Negli ultimi 10 anni calo costante vendite ma resiste il settore sartoriale

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Chiudi Bigi Cravatte Milano (ANSA) Bigi Cravatte Milano

I numeri parlano chiaro: nell’ultimo decennio il settore delle cravatte ha vissuto un calo costante e, stando ai dati del Centro Studi di Confindustria Moda, solo nell’ultimo anno l’export ha registrato una diminuzione del 9,6%. Gli uomini non amano più questo accessorio? Non proprio. Riconoscendone l’importanza prestano massima cura ai dettagli al momento dell’acquisto e si assicurano di comprare un prodotto di qualità, confezionato a mano, prediligendo fibre naturali selezionate. Meno acquisti quindi, ma più attenzione alla qualità con un solo metro di giudizio al momento della scelta: la sartorialità. A resistere nel settore è, infatti, il ramo artigianale. La cravatta sartoriale non conosce quindi crisi e risultano innumerevoli i buoni motivi per continuare ad indossarla e celebrarla ogni anno in occasione del Cravatta Day, ricorrenza ufficializzata nel 2008 quando il Parlamento Croato ha dichiarato all’unanimità il 18 ottobre il giorno della cravatta.

“Acquistare una cravatta confezionata artigianalmente significa scegliere in maniera consapevole un prodotto di qualità e versatile, che potrà essere indossato a lungo e in molteplici momenti della propria vita, aggiungendo un tocco di stile e personalità all’outfit - spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano, una piccola realtà virtuosa che lo scorso anno ha venduto circa 45 mila cravatte realizzate completamente a mano nel suo laboratorio milanese a Porta Ticinese, per un fatturato di quasi 2 milioni di euro, dei quali oltre la metà provenienti dalle esportazioni - Se per i signori l’attenzione ai materiali e la ricerca di motivi e righe classiche sono le motivazioni che spingono all’acquisto, per le giovani generazioni è il desiderio di cimentarsi con un look nuovo e ricercato, in controtendenza con lo stile casual che spesso popola il guardaroba dei millennials, il motore che li muove ad avvicinarsi a un accessorio versatile e sofisticato come la cravatta.”

Ma quali sono i 10 buoni motivi che spingono ad acquistare e indossare una cravatta sartoriale?
1) Riscoprire il valore dell’artigianalità: il sapere che solo uno storico laboratorio artigianale sa trasmettere e tradurre con efficacia e la precisione e l’accuratezza di un lavoro che ancora si basa sull’esperienza di mani abili costituiscono un tesoro dal valore inestimabile. Acquistare una cravatta frutto di questo processo produttivo significa, quindi, indossare un prodotto unico ed esclusivo.
2) Prestare attenzione alla sostenibilità: in un tempo in cui la salvaguardia dell’ambiente ricopre sempre più importanza si modificano anche i comportamenti di acquisto, soprattutto quelli dei giovani. Sempre più persone si orientano verso prodotti realizzati artigianalmente, nell’ottica di acquistare creazioni più sostenibili e in grado di durare più a lungo. Tempi bui per il fast fashion, quindi, altamente dannoso per il Pianeta: secondo il New York Times, infatti, dal 1960 ad oggi i rifiuti tessili sono aumentati del 750%.
3) Impreziosire un look casual: è finita l’era in cui la cravatta si indossava solo ed esclusivamente con completo e scarpa elegante, oggi c’è spazio per nuovi accostamenti più moderni e cool, che affiancano un classico senza tempo a soluzioni più casual, mixando lo stile formale a quello informale. Attenzione, però, a bilanciare in modo corretto queste due anime: l’ispirazione per un look impeccabile arriva dall’attore Eddie Redmayne che, come riporta il Daily Mail, sul red carpet del Toronto Film Festival ha sfoggiato una giacca in pelle nera accompagnata da una cravatta skinny con eleganti punti spillo. D’esempio anche Mariano Di Vaio che ha osato ancor di più con una giacca da motociclista e cravatta petrolio, in un look che lui stesso ha definito “casual gentle”.
4) Aggiungere personalità a un outfit: i tessuti e le fantasie di una cravatta raccontano storie e descrivono, più di qualsiasi altro capo maschile, la personalità di chi la indossa. Che si tratti di uomini che scelgono di osare, amanti del classico o ragazzi sempre attenti alle ultime tendenze, per ognuno esiste la cravatta perfetta. O più d’una, come dimostra lo statunitense Ian Squires che, racconta l’Alabamas’s News Reader, è riuscito a trovare ben 1600 cravatte in grado di parlare di lui: l’uomo ha infatti scelto di indossare ogni giorno una cravatta diversa, appendendole di volta in volta in ufficio. Un’incredibile collezione che racconta tutte le sue sfumature!
5) Fare da passe-partout per il mondo del lavoro: la cravatta può rivelarsi la chiave per chi è alla ricerca del primo impiego o deve muovere i primi passi in ufficio. Quando ci si presenta ad un colloquio è, infatti, fondamentale dare una buona impressione di sé sin dal primo sguardo, mettendo vestiti appropriati. Indossare giacca e cravatta si rivela spesso la scelta giusta poiché testimonia precisione e cura della persona. È importante, però, portarla nel modo corretto: vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati. Attenzione anche al colore a seconda di ciò che si vuole trasmettere: da un energico rosso, a un rilassante blu, passando per un serioso nero.
6) Aumentare la fiducia in se stessi: tra i diversi lati positivi di indossare la cravatta si annovera anche il suo potere di far sentire più sicuri. Gli studi in questo campo affondano le loro radici nel XIX quando lo psicologo William James assicurava che i vestiti scelti da una persona influiscono sulla formazione della sua personalità. Anche in ufficio la cravatta rende più sicuri, un effetto che gli psicologi hanno ribattezzato “enclothed cognition” e che, riporta The Sidney Morning Herald, permette alle persone che indossano un vestito formale di aumentare la propria capacità di pensiero astratto.
7) Accrescere il proprio fascino: le donne spesso sembrano preferire l’uomo in giacca e cravatta, in controtendenza con un mondo che pare tendere al casual. Sembra che una buona parte del gentil sesso subisca oggi, come nel passato, il fascino dell’uomo elegante, ammirandone il senso di sicurezza emanato dall’outfit formale e uno charme intramontabile.
8) Distinguersi soddisfacendo un vezzo estetico: portare la cravatta oggi non è più un obbligo imposto dalla società ma un piacere personale. Si tratta di una scelta consapevole dettata dal desiderio di soddisfare un bisogno estetico e di distinzione. Un vezzo sempre più diffuso anche in contesti informali, come un aperitivo tra amici, dove a fare la differenza è proprio l’attenzione al dettaglio.la scelta giusta poiché testimonia precisione e cura della persona. È importante, però, portarla nel modo corretto: vietati i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati. Attenzione anche al colore a seconda di ciò che si vuole trasmettere: da un energico rosso, a un rilassante blu, passando per un serioso nero.
6) Aumentare la fiducia in se stessi: tra i diversi lati positivi di indossare la cravatta si annovera anche il suo potere di far sentire più sicuri. Gli studi in questo campo affondano le loro radici nel XIX quando lo psicologo William James assicurava che i vestiti scelti da una persona influiscono sulla formazione della sua personalità. Anche in ufficio la cravatta rende più sicuri, un effetto che gli psicologi hanno ribattezzato “enclothed cognition” e che, riporta The Sidney Morning Herald, permette alle persone che indossano un vestito formale di aumentare la propria capacità di pensiero astratto.
7) Accrescere il proprio fascino: le donne spesso sembrano preferire l’uomo in giacca e cravatta, in controtendenza con un mondo che pare tendere al casual. Sembra che una buona parte del gentil sesso subisca oggi, come nel passato, il fascino dell’uomo elegante, ammirandone il senso di sicurezza emanato dall’outfit formale e uno charme intramontabile.
8) Distinguersi soddisfacendo un vezzo estetico: portare la cravatta oggi non è più un obbligo imposto dalla società ma un piacere personale. Si tratta di una scelta consapevole dettata dal desiderio di soddisfare un bisogno estetico e di distinzione. Un vezzo sempre più diffuso anche in contesti informali, come un aperitivo tra amici, dove a fare la differenza è proprio l’attenzione al dettaglio.
9) Riflettere un valore affettivo: la cravatta può avere riflessi altamente simbolici e significativi sull’uomo che la indossa, soprattutto se viene regalata da persone care o addirittura da un genitore al figlio. Rappresenta, infatti, un accessorio senza tempo che ricorda inevitabilmente la persona che l’ha donata.
10) Valorizzare le piccole realtà locali: l’attenzione verso le eccellenze artigianali del territorio è il primo passo per valorizzare le potenzialità delle piccole e medie imprese che contribuiscono a sostenere l’economia del Paese. Una fitta rete di realtà imprenditoriali virtuose, agili e snelle che custodiscono i segreti di generazioni, reinterpretandoli e adattandoli ai cambiamenti del mercato, e che hanno permesso al Made in Italy di affermarsi a livello mondiale.

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Il fitness cambia, con boom yoga e pilates arrivano anche i ‘5 Ritmi’

Balli liberatori danno nuova energia e lo yoga si diffonde nel mondo

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Chiudi Lifestyle Meditazione fitness dal Global Wellness Summit di Singapore Sangha by Octave (ANSA) Lifestyle Meditazione fitness dal Global Wellness Summit di Singapore Sangha by Octave

Sono finiti i tempi delle palestre come luoghi per dimagrire o per mostrare un fisico scolpito. Ora il fitness si fa sempre più olistico, praticato per sentirsi meglio psicologicamente e per ritrovare l'equilibrio fisico e mentale che difficilmente si riesce a mantenere. Lo scorso anno, nel mondo, 289 milioni di persone hanno varcato la soglia dei templi del fitness per iscriversi a yoga (165 milioni di adepti), tai chi e Qigong (94.7 milioni di praticanti), pilates, barra e altri sistemi olistici (6.7 milioni di iscritti).

In totale il business del movimento 'meditativo' in palestra ha fruttato 23.6 miliardi di dollari e, insieme alle già note attività tipo yoga e pilates, ora si sommano metodi meno conosciuti come il ballo dei '5 ritmi' (5 Rhythms) e la 'barra' che piacciono sempre di più, soprattutto nei paesi più ricchi. Sale anche l'interesse per i metodi che uniscono il massaggio ai movimenti e puntano a restituire un maggiore equilibrio e forza sia al fisico che alla mente come gyrotonic e feldenkrais. La fotografia del movimento olistico che si respira nelle palestre del mondo è stata appena presentata a Singapore in occasione del Global Wellness Summit.

Si conferma il boom mondiale dello yoga che ora si pratica anche in paesi refrattari fino a pochi anni fa e si coniuga in molte nuove forme inclusa quella che lo fonde con il pilates per assumere la dicitura ‘yogalates’ che riempie gli studios da Manhattan a Londra. Seguono le pratiche meditative tai chi e qigong. La barra è invece il Barre Workout che unisce le posizioni di braccia e gambe tipiche della danza con yoga, pilates ed esercizi alla barra della danza classica. Fra le correnti mainstream si segnalano inoltre il Gyrotonic e il Feldenkrais (metodi che uniscono i massaggi al movimento per ritrovare equilibrio e forza).

A questi si aggiunge ora la danza 5Rhytms. Questo particolare tipo di ballo in realtà non è una novità ma sta prendendo piede negli ultimi tempi. Ideato dalla ballerina Gabrielle Roth negli anni ’70 , si basa su 5 ritmi e cadenze differenti (fluido, staccato, caos, lirico e quiete), si ispira a balli tribali originali ma, in pieno stile spirituale, attinge anche spunti dalla terapia della Gestalt e ad alcuni principi di ‘psicologia transpersonale’. La metodica punta ad insegnare che la vita è energia in movimento e la danza è una metafora per viverla in modo creativo, connessi col corpo e con la comunità. Durante le sessioni ci si libera dei blocchi, fisici e mentali, e ci si scatena per 50 minuti consecutivi, guidati da sonorità con, appunto, 5 cadenze differenti.

Il potente trend dei corsi alternativi nelle palestre, nei club e negli studio (palestre piccole, per piccoli gruppi) si moltiplica di mese in mese, di pari passo con l’incremento dello stress e dell’invecchiamento nei paesi occidentali. Negli States la fetta di adepti più vasta (seguono corsi del genere il 17,4% degli americani che nel 2018 hanno speso 11.4 miliardi di dollari per parteciparvi, in media 189 dollari a testa). New York è l’epicentro ma, si legge nel report appena presentato dai ricercatori del Global Wellness Institute a Singapore, la pratica si sta diffondendo anche nelle zone rurali e nei piccoli paesi delle sperdute province dell’America del Nord. In Russia ad oggi si stimano 1.5 milioni di adepti dello yoga che spendono una media di 600 dollari a persona per frequentare le classi.
E l’Europa? Se, dati alla mano, gli innamorati del fitness olistico sono numericamente inferiori a chi vive oltreoceano (lo pratica il circa il 4% dell’intera popolazione europea), ogni partecipante spende 197 dollari. I paesi più attratti dai corsi olistici (principalmente lo yoga) sono la Danimarca, i Paesi Bassi, la Spagna, la Svezia, la Finlandia e la Norvegia dove il tasso di partecipazione sale anche al 14% . Lo yoga impazza e si pratica anche in luoghi alternativi, come al Royal Museum of Fine Arts in Belgio o nelle cattedrali inglesi e nelle ex prigioni della Norvegia.

Il wellness alternativo si sta diffondendo anche in Polonia, Kazakhstan e Ucraina. Contagia anche gli italiani che si piazzano al quinto posto fra ai paesi europei che spendono di più. Nella classifica, prima di noi ci sono la Russia, la Germania, il Regno Unito e la Spagna. Ci seguono i Paesi Bassi, la Polonia, la Svizzera , la Turchia e la Svezia. Scendiamo però al 22/esimo posto della classifcia di chi pratica questo tipo di attività. Spendiamo di più, ma soprattutto per indossare abiti in stile athleti-olistic-wellness, mentre pratichiamo poco.

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Matrimonio, le tendenze per lo sposo e 5 consigli da seguire

L'abito è rigorosamente slim. E le maison puntano anche sugli over 40

Lifestyle Moda
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Tendenze wedding, per una volta parliamo di lui! Ecco da Tuttosposi, a Napoli dal 19 al 27 ottobre, la moda per l'abito di matrimonio dello sposo.

Lo sposo 2020 oscilla dalla sobrietà estrema nei tessuti, nel taglio e nei colori, alla ricercatezza dei ricami tono su tono o in contrasto che richiamano uno stile barocco e sfarzoso, con un chiaro riferimento all’antica nobiltà che viveva nei palazzi aristocratici del sud. Anche le giacche sono estremamente sobrie oppure nuove, rivisitate, con un taglio decisamente innovativo. Tanta attenzione viene data anche allo sposo over 40 : oggi infatti l’età delle nozze si è spostata in avanti, per cui lo stile dello sposo adulto non potrà mai essere trasgressivo, eccentrico o eccessivamente colorato. Quanto allo stile e al look, via libera a barba e capello in finto disordine come pettinatura ma con tintura e taglio sistemati, almeno una settimana prima perché l’aspetto il giorno del matrimonio sia naturale.

Ecco i consigli per #ANSALIFESTYLE della wedding planner Cira Lombardo sugli abiti da sposo

1. Finalmente anche lo sposo è in evidenza nel giorno delle nozze: cosa ci dobbiamo aspettare dalla moda 2020 per lui?
In realtà, forse non tutti sanno che la scelta dell’abito da sposo può essere anche più complessa di quello della sposa, perché il look da sposo è sottoposto a rigide regole del galateo e perché non è sempre facile individuare i tessuti, i colori e gli accessori giusti per risultati impeccabili. Tuttavia, il groom look comincia a sciogliersi un po’, forse seguendo i desideri di sposi più moderni e dinamici. Per il 2020, guai in vista per gli sposi con qualche chilo di troppo, poiché l’abito di tendenza sarà rigorosamente slim, con pantaloni a sigaretta a fondo stretto, ai quali si potranno abbinare giacche aderenti che, seppur allargandosi un po’ sulla zona del petto, restano chiuse da un solo bottone.

2. Quali sono gli stili che prevalgono? 
Se per il 2019 la moda sposo ha avuto delle influenze provenienti dal lontano Oriente, per il prossimo anno ci aspettano ispirazioni europee, più precisamente provenienti dalla Spagna e dal Portogallo, con trame che ricordano le caratteristiche maioliche delle case iberiche. Piastrelle che diventano tessuti jacquards, da utilizzare preferibilmente per gli accessori, cioè per gilet, calze, papillon o pochette.

3. Che stoffe sono maggiormente utilizzate? Ci sono ricami o sono colori tinta unita? Quanto prevale la sobrietà e quanto gli stili più eccentrici?
Molti sposi amano indossare abiti ricamati e molto elaborati, tuttavia la tinta unita è sempre preferibile a qualsiasi fantasia. Per la scelta dell’abito perfetto (e del tessuto perfetto) non dimenticare una regola fondamentale, cioè il riferimento alla stagione in cui ci si sposa! La primavera e l’estate sono i periodi dell’anno più gettonati per l’organizzazione delle nozze e in questi mesi bisogna optare per i completi in misto lana e seta, con un peso di circa 250 gr. Per i mesi autunnali o invernali, invece, sarà bene preferire tessuti 100% lana, lana e seta (con maggior percentuale di lana) o lana e mohair, con un peso superiore a 270 gr.

4. I colori prevalenti per il 2020 quali saranno? Si useranno più tonalità lucide o “mat”?

 Le scelte migliori sono il blu, nelle varianti blu notte o blu cobalto, il grigio antracite o, per matrimoni diurni, anche un grigio leggermente più chiaro. Qualcuno si chiederà “E il completo nero?”. Beh, in verità il nero è solitamente associato allo smoking, abito non propriamente adatto a una cerimonia, ma ammesso dal galateo per eventi serali con rito fissato a partire dalle 17.00 in poi e con dress code black tie. Tuttavia, se parliamo di dettagli colorati, magari a contrasto e per un effetto originale e glamour, per il 2020 saranno di gran moda il bordeaux, il verde bottiglia, l’oro e l’argento, soprattutto per eventi eleganti, mentre per nozze estive e casual, i colori pastello saranno i preferiti. No categorico al lucido, a meno che non si tratti, ancora una volta, di dettagli, come i reverse di baveri e polsini. Non scegliere mai l’abito “spezzato”. Per qualcuno potrà essere una sorpresa, ma l’abito da uomo “spezzato” è davvero troppo, troppo casual per una cerimonia.

5. Qualche consiglio evergreen per essere uno sposo impeccabile il giorno delle nozze.
Per i consigli evergreen, ecco le regole da seguire in base all’orario della cerimonia:
• Se la cerimonia e il ricevimento si svolgeranno di giorno, cioè prima delle 17.00, lo sposo dovrà indossare un classico abito tre bottoni, con gilet e cravatta.
• Se l’evento si svolgerà dopo le 17.00, con annesse danze dopo la cena nuziale, lo sposo dovrà optare per un abito scuro o per lo smoking (detto anche black-tie.
• Se sceglierete di celebrare il matrimonio con cerimonia e ricevimento formali (che, attenzione, non è sinonimo di eleganti) di giorno, cioè che si svolgono entro le 18.00, la scelta dovrà ricadere su un morning dress, vale a dire sul tight o il mezzo tight, di notevole eleganza.
• Per cerimonie formali di sera, dopo le 18.00, lo sposo dovrà indossare il più elegante degli abiti, vale a dire il frac, detto anche white-tie, spesso associato ai reali o alle cene di Stato.

Ecco qualche spunto dalle maison di Tuttosposi. Passaro dà ampio spazio a tessuti pregiati come lana e seta e sottolinea il taglio degli abiti assieme ai dettagli particolari e raffinati che contribuiscono a fare dell’uomo uno sposo elegante e carismatico. La palette dei colori è scelta in base alle tonalità che possono star bene a tutti, dai più giovani agli adulti; il colore predominante infatti è il blu in tante sfumature, che ha preso il posto del classico grigio e nero, a meno che non si parli di smoking. Anche le tonalità variano secondo l'orario del matrimonio .

I tessuti, sempre estremamente pregiati, sono sempre più morbidi e confortevoli. Completamente diverso è l’uomo Vanitas, decisamente barocco: il suo stile è molto elaborato, con tessuti ricamati e intarsi importanti. La novità di quest’anno è nelle giacche, rivisitate nello stile. I materiali sono soprattutto in seta lavorata e i ricami sono colore su colore oppure a contrasto, come l’abbinamento oro e nero. Carlo Pignatelli punta su trame preziose e abiti neo-romantici.

Da Stella White anche lui vuole essere protagonista con giacche corte pantalone a sigaretta, disegni broccati e toni di colori alternativi. Gli stili che prevalgono sono: la giacca classica, tight, mezzo tight e smoking, rivisitando la loro vestibilità con forma più aderente. La ricerca delle stoffe è basata sul made in Italy come ad esempio il tessuto zignone, vitale, zegna. Altre caratteristiche della new collection sono la presenza di stampe multicolor o disegni floreali e damascati con uno stile più eccentrico. I colori prevalenti sono sempre più basici dal blu night al nero al bordeaux in toni mat. Le parole chiave della tendenza capelli uomo sono la semplicità e la naturalezza, con ciuffo dal gusto retrò. 

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Nasce Ergobando, pelletteria made in Italy e fantasia Africa

Da Costa Foundation e Cromia linea borse a sostegno progetti

Lifestyle Moda
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Dalla tradizione della pelletteria artigianale italiana e dalla creatività delle donne africane di immaginare fantasiose stoffe è nato un nuovo progetto tra moda, cooperazione internazionale e solidarietà. Si tratta di Ergobando che in ladino significa arcobaleno) che ha portato alla creazione di una collezione di borse in pelle, graficamente ispirate ai tessuti africani.
Partners del progetto, presentato a Bagno Vignoni in provincia di Siena, sono Cromia, storica azienda di pelletteria marchigiana, e Costa Family Foundation, da oltre 10 anni impegnata a difesa dei diritti dei minori, delle donne e per la promozione del lavoro in tutto il mondo.
Parte dei proventi delle vendite andranno a sostenere proprio dei progetti in Uganda, come scuole di sartoria, creazioni di oggetti di artigianato, con capacità di sfruttare al meglio anche i prodotti della natura ma anche strutture sanitarie contro la sieropositività .
"Un'idea nata dalla convinzione che chi tanto ha avuto da questo mondo - ha spiegato Michil Costa, presidente della Fondazione - ha l'obbligo di fare in modo che anche altre persone possano usufruire della fortuna che abbiamo avuto noi". La sfida di trasformare la fantasia africana in giochi e disegni geometrici (le stoffe acquistate in Togo e Uganda non sono solo fonte di ispirazione ma sono diventati veri e propri accessori coordinati alle borse da trasformare in fiocchi, foulard e fusciacche) per la collezione che va in vendita da novembre, l'ha accettata Cromia. L'azienda è nata sulla scia di La.i.pe, fondata nel 1963 da Germano Sciamanna, pellettiere marchigiano, al quale già nel 1981 Gianni Versace aveva affidato produzione e distribuzione di accessori in pelle per la donna. Con l'ingresso come Ad del figlio Sergio è stato creato il proprio brand, ma la produzione in conto terzi per noti marchi nazionali e internazionali continua ad essere tra i punti di forza della La.i.pe(un fatturato di quasi 30 milioni di euro nel 2018).
Per Cromia i mercati di massima espansione sono la Russia, le aree baltiche e l'Oriente. In Cina è stato appena aperto il primo monomarca, mentre sul canale e-commerce si è registrato un +24%.

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Cyberbullismo, 10 segnali per capire se i nostri figli sono vittime

Rifiuto ad andare a scuola, irritabilità, isolamento e svogliatezza, sintomi principali

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Una ragazza preoccupata guarda il telefonino foto iStock. (ANSA) Una ragazza preoccupata guarda il telefonino foto iStock.

Non solo per presunti ‘difetti fisici’, basta comparire o volere emergere sui social per finire alla gogna dei bulli da tastiera. Sai ballare e ti metti in mostra su instagram o sulle piattaforme musicali? Posti, semplicemente, la tua foto o qualcuno la posta al tuo posto? Dopo le prepotenze della vita reale (le scuole pullulano di bulli e bulle in carne ed ossa pronti a vessare gli altri), aumenta il bullismo da tastiera, fatto di prepotenti violenti che nascondono l’identità accanendosi con la vittima, senza differenza di genere. Di cyberbullismo se ne parla (nuovamente) in questi giorni in occasione della tragica morte della cantante sud coreana, Sulli, nome reale Choi Jin-ri, idolo K-pop di migliaia di adolescenti. Pare che la celebrity fosse vittima di crescenti e feroci critiche online, procrastinate nel tempo e la notizia riporta alla ribalta una faccia della società con cui tutti dobbiamo fare i conti, soprattutto se genitori di bambini e teenagers.

 Attacchi ripetuti, continui, offensivi e sistematici sono all’ordine del giorno soprattutto in internet e, in Italia, il cyberbullismo è abbastanza radicato colpendo soprattutto i giovanissimi. La percentuale di coloro che dichiarano di aver subìto azioni di cyberbullismo pare calare infatti con l’età: ad 11 anni il picco (dice di averli subiti il 10,1%); a 13 anni lo denuncia l’ 8,5% e a 15 anni il 7% (sondaggio sistema di sorveglianza HBSC 2018 promosso dal Ministero della Salute ). Le vittime sono soprattutto i bambini che si affacciano nel mondo dei social in modo ingenuo e del tutto impreparato ma anche gli adolescenti fanno un uso problematico dei social preferendoli ai rapporti faccia a faccia, soprattutto quando si tratta di parlare dei propri sentimenti (lo pensa il 19% delle tredicenni, fonte HBSC 2018). La piazza virtuale però è piena di rischi. Il verdetto è ancora più preoccupante per l’American Academy of Pediatrics che riporta dati allarmanti: il 43% dei bambini e dei teenagers americani è stata vittima di attacchi sui social e il 58% di questi non ne parla con i genitori.

 Basta dare al proprio figlio un telefonino o un tablet per esporlo al rischio, ricordano anche gli esperti di NetNanny, company di software di parental-controls . Sintomi più o meno evidenti ma che spesso si trascurano e invece sono l’occasione per intervenire. Tenendo conto che, una volta percepiti segnali di allarme che i ragazzi inviano anche in modo inconsapevole, è necessario creare un rapporto di fiducia che nasce se i genitori si dedicano all'ascolto, senza giudizi né rimproveri.

La società ha raccolto i 10 segnali più comuni di disagio a carico dei bambini vittime di cyberbullismo.

1) In cima ai sintomi, il più comune sembra essere un aumento di nervosismo o il rifiuto ad andare a scuola. Il bambino chiede di poter restare a casa o telefona ai genitori durante l’orario scolastico per uscire prima. I bulli virtuali possono essere persone a loro vicine o vicine ai compagni dello stesso istituto scolastico.

 2) Il secondo segnale d’allarme dovrebbe accendersi se il bambino risulta particolarmente irrascibile ed estremamente ansioso dopo che ha chattato o usato i social.

 3) Il terzo sintomo riguarda lo stato d’animo del ragazzo mentre è indaffarato ad usare i dispositivi, dal cellulare al pc. Si arrabbia a tal punto da sbattere la tastiera o il telefono? Può succedere che le vittime reagiscano in questo modo per prendere le distanze dai bulli, reagendo con rabbia.

 4) Il quarto campanello d’allarme dovrebbe accendersi quando il bambino non vuole condividere informazioni sul proprio account e sulle attività che svolge online con i genitori o gli adulti di riferimento. Nonostante il patimento, i bambini possono tentare di nascondere ciò che sta accadendo, hanno timore a parlarne. Stabilire delle regole chiare sull’uso dei dispositivi ed avere delle password comuni degli account è un modo per difenderli, almeno finché sono ancora piccoli.

 5) Al quinto posto dei segnali di disagio ci sono la perdita inspiegabile di peso o l’aumento ponderale improvviso. Oppure mal di testa, mal di stomaco e difficoltà a mangiare. I genitori devono essere consapevoli che questi sintomi potrebbero indicare atti di bullismo e che, se persistono, possono danneggiare anche la salute.

 6) Sesto campanello d’allarme è la difficoltà del figliolo a dormire la notte e ad avere una spiccata sonnolenza durante il giorno. L'irrequietezza è un fattore molto comune quando si tratta di cyberbullismo e i bambini spesso non sono in grado di dormire quando sono tormentati da ciò che i cyberbulli dicono su di loro. La stanchezza conseguente può influenzare il bambino per il resto della giornata, rendendolo irritabile e complicando lo svolgimento della sua giornata scolastica in cui deve affrontare compiti e compagni di classe.

 7) Il settimo indizio di disagio da bulli virtuali è un progressivo calo di interessi verso gli hobby o le attività che generalmente venivano svolte con piacere ed erano magari le preferite.

 8) L’ottavo segnale riguarda il comportamento del bambino che tende a divenire depresso o antisociale.

9) Segue l’isolamento da amici e parenti, nono sintomo di vessazioni virtuali.

 10) L’ultimo sintomo, il più allarmante, è quando i ragazzi, schiacciati da prepotenze e prese in giro, iniziano a parlare di suicidio. In questo caso è indispensabile contattare immediatamente uno specialista coinvolgendo subito la scuola.

 

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A Flushing, l'altra Chinatown di New York /AS A LOCAL

In Queens il quartiere con la comunità più dinamica in Usa

Lifestyle Tempo Libero
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New York città dai mille volti e anche dalle numerose Chinatown. Se la ben più famosa Chinatown di Manhattan nel Lower East Side e attaccata a Little Italy ruba spesso la scena, in Queens c'è una comunità ben più grande, più autentica e più resistente a contaminazioni esterne. L'altra Chinatown è nel quartiere di Flushing dove si trova la comunità cinese più dinamica e più diversificata al di fuori dell'Asia.
    Tutto ciò che occorre per avere la sensazione di andare in un altro continente è una corsa sulla linea 7 della metropolitana di New York. Il cuore della Chinatown di Flushing è a Main Street dove si viene catapultati in una realtà in cui è difficile pensare di non essere usciti dai confini della Grande Mela. Suoni, colori, odori sono quelli che si trovano passeggiando per un quartiere in Asia con migliaia di attività commerciali, strade affollate e soprattutto una straordinaria varietà di cucine. Dai dumpling cinesi al takoyaki giapponese, ai noodle malesiani, passando per gli spring roll vietnamiti o il pollo fritto taiwanese, se solo l'imbarazzo della scelta tra Main Street e Roosvelt.
    "Flushing nel Queens - ha detto all'ANSA John Choe direttore della Camera di Commercio di Greater Flushing - è la comunità più diversa e dinamica negli Stati Uniti con persone da tutto il mondo che parlano centinaia di lingue, che condividono cibo e culture, che pregano e lavoro assieme e che ridefiniscono il significato di essere un newyorkese". Flushing deve la sua ricchezza culturale e demografica anche all'alternarsi di immigrati provenienti da diverse parti del mondo. Fondata dai coloni olandesi nel 17mo secolo come 'Vlissingen' (Flushing viene da un errore di pronuncia in inglese, ndr), oltre agli olandesi e agli asiatici sul suo suolo sono passati anche italiani e greci. "Flushing - continua Choe - è una gemma nascosta che aspetta di essere esplorata. Si può andare alla scoperta, tra gli altri, dei luoghi storici eredità della colonizzazione olandese come Bowne House o la Quaker Meeting House oppure al Voelker Orth Museum e Latimer House".
    Oltre a Chinatown, a Flushing c'è anche una varietà di musei tra questi il Queens Museum dove c'è una meraviglia chiamata 'Panorama', una miniatura di tutta la città di New York mentre di fronte all'ingresso del museo, a Flushing Meadows Corona Park, c'è l'Unisphere, una gigantesca ed iconica scultura che rappresenta il globo terrestre e che fu commissionata per l'Esposizione Universale del 1964 a New York. Sempre a Flushing Meadows Corona Park, inoltre, un equivalente in Queens di Central Park a Manhattan, vi è anche un'altra gemma poco conosciuta, la New York Hall of Science dove fino al 26 gennaio del 2020 tra le altre rimarrà allestita 'The Art of the Bricks', la mostra più grande al mondo realizzata con oltre un milione di mattoncini Lego dall'artista americano Nathan Sawaya.

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Design di emergenza, dal giardino terapeutico alla toilette origami

Trovare soluzioni per aiutare l'umanità sofferente è più che mai attuale

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi Emergency box, la toilette - origami (ANSA) Emergency box, la toilette - origami

Sembra assurdo parlare di design abbinato al tema guerra ed emergenze, eppure è di grande attualità perchè come sistemare le migliaia di persone costrette a fuggire dai loro paesi d'origine, come portare aiuto a esseri umani sofferenti, che siano vittime di conflitti, migranti sociali, economici o ambientali, è di fondamentale importanza e trovare soluzioni con designer, architetti, esperti a progettare ambienti, prodotti e servizi per necessità non solo ospedaliere è quanto mai urgente. La call for ideas lanciata da Emergency e SosDesign con il sostegno della piattaforma open design Desall.com, ha suscitato grande interesse ed oltre 150 sono i progetti di design arrivati da tutto il mondo per Design Against War. Un giardino “terapeutico” post trauma, una toilette pieghevole da tirare fuori all’occorrenza, un sacco a pelo che diventa tenda e rifugio in caso di necessità sono alcuni dei progetti vincitori.

Ad aggiudicarsi il primo premio del concorso è stato Healing Garden Against War dell’architetto italiano Giulia Radelli. Il progetto consiste in un giardino ideato per il benessere dei pazienti che hanno vissuto contesti altamente traumatici: qui si può passeggiare e riscoprire nell’equilibrio della natura che un’altra vita, dopo la guerra, è ancora possibile. Uno spazio verde, bello e confortevole, che ospita una serie di aree per il recupero post trauma, dalle attività di fisioterapia a stimolazioni di tipo sensoriale, e possa conciliare la funzionalità di un edificio altamente tecnologico con l’armonica bellezza del paesaggio naturale. In linea con l’idea di cura di Emergency, la ong nata 25 anni fa, integra perfettamente bisogni ospedalieri e desideri emotivi, entrambi fondamentali per il processo di guarigione fisica ed emotiva dei pazienti.

 Insieme a lei sono stati nominati tre vincitori per ciascuna categoria - Prodotti, Ambienti e Servizi – e altri progetti come menzionati speciali. Per la categoria Ambienti, è stato confermato vincitore sempre Healing garden against war di Giulia Radelli per essere stato progettato come integrante del Centro Chirurgico per Vittime di Guerra di Emergency, a Kabul in Afghanistan.

Per la categoria Prodotti, il vincitore è All Seasons Protective System del SelceStudio di Londra. Di dimensioni ridotte e leggero, in modo da facilitare il trasporto, è un sacco a pelo polifunzionale che ha lo scopo di offrire un riposo agevole e comodo anche in situazioni di difficoltà. Prodotto in Tyvek, un tessuto sintetico simile alla carta ma molto più resistente, il sistema di protezione è costruito su tre strati, progettati per essere riempiti con materiali ariosi morbidi (come foglie o giornali) e collegati tra loro in modo da trasformare il sacco a pelo in tenda, zaino, fino a diventare un rifugio d’emergenza.

The Berlin Time Exchange, un mercato multiculturale e d’incontro generazionale, dedicato alla capitale tedesca, è il progetto vincitore della categoria Servizi. Firmato dall’italiana Francesca Rogers, propone un’alternativa, ludica e al contempo remunerativa, per due fasce vulnerabili della popolazione berlinese: gli anziani e i richiedenti asilo. Entrambe escluse dal mercato del lavoro, le due categorie hanno una risorsa in comune: il tempo. L’originalità della proposta sta proprio nello sfruttare il tempo come moneta di scambio all’interno di un sistema che, però, assomiglia ad un vero e proprio mercato tradizionale. Per l’avvio del mercato, enti profit e non, contribuiranno in maniera diretta e indiretta alla “banca del tempo”; offrendo servizi e prodotti ai berlinesi, il mercato dovrebbe, pian piano, diventare autosufficiente.

A colpire la giuria anche il progetto Emergency Box, al quale è stato assegnato un Extra Award. Presentato nella categoria Ambienti e ideato da Marta Sánchez Pérez, José María Mateo Torres and Tomás Larios Roca.  è ispirato agli origami giapponesi, una toilette pubblica dal design anticonvenzionale e di facile installazione, progettata proprio per quei luoghi in cui mancano servizi igienici privati e confortevoli. Pieghevole, la struttura è costruita in alluminio al quale è fissato un tessuto di pelle, resistente alle intemperie. Posizionate consecutivamente su una area piana, le “toilette sociali”, sono azionate da un pedale interno collegato ad una molla che eleva la struttura coprendo l’utente e dandogli intimità.

 

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Milano Jewelry Week, con i Lego giro del mondo in 80 gioielli

Collezione di costruzioni set per la storia gioielleria Nogara

Lifestyle Lusso
Chiudi Gioielleria Nogara - Lego (ANSA) Gioielleria Nogara - Lego

Giro del mondo in 80 gioielli. Grazie a una collezione di oltre 30 costruzioni con i mattoncini più famosi del mondo, i visitatori della Gioielleria Nogara, la boutique nel cuore di City Life a Milano, durante la prima edizione di Milano Jewelry Week, la nuova settimana del palinsesto milanese dal 24 al 27 ottobre, viaggiano per il mondo alla scoperta di come cambiano i gusti in fatto di gioielli: dall’amore per i diamanti dei newyorkesi a l’opulenza artigianale veneziana, fino allo stile gitano degli hippies sempre in viaggio con il mitico pulmino più famoso al mondo.

Marco Volpi, erede della storica gioielleria, ha raccontato: "quando ero piccolo venivo in negozio a trovare papà e nonna e i gioielli erano i miei giochi. Ora che sono 30enne volevo portare il mondo dei giochi dentro il negozio e avvicinare un pubblico più giovane, spesso quasi intimorito ad entrare in una gioielleria, a scoprire una delle arti italiane più nobili, antiche e sempre innovative, quale quella della gioielleria."

 

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Chef stellati e scelte vegan, The Vegetarian Chance

Il giapponese Ueda Satoru vince con Zuppa francigena con erbe selvatiche

Lifestyle Food
Chiudi Zuppa francigena con erbe selvatiche chef Ueda Satoru @Andrea Battaglini (ANSA) Zuppa francigena con erbe selvatiche chef Ueda Satoru @Andrea Battaglini

Ueda Satoru, del ristorante stellato Gardenia di Mariangela Susigan è il vincitore della sesta edizione del concorso The Vegetarian Chance 2019 e che si è svolto a Torino. È la prima volta che vince un giapponese dopo che dal 2016 il concorso ha sempre annoverato tra i suoi partecipanti almeno uno proveniente dal paese del Sol Levante. Alle spalle di Ueda Satoru si sono piazzati a pari merito il belga Sylvester Schatteman del ristorante Hofke Van Bazel e Hayao Watanabe del ristorante Franceschetta di Modena. I piatti vincenti di Ueda Satoru sono stati Zuppa francigena con erbe selvatiche e Bosco e radici con labnè di mandorle. Quelli di Sylvester Schatteman, ragù di funghi con patata soffiata e barbabietola marinata, mentre Hayao Watanabe ha presentato Aki (piatto tradizionale giapponese) e orata ripiena piemontese.

Lo spirito del concorso non è tradizionale. Ai cuochi è stato infatti chiesto di essere sostenibili, di cercare nel territorio e nella propria cultura personale i contenuti dei piatti, senza dimenticare il palato, la sintesi dei gusti e la tecnica. Ueda Satoru ha dato valore nelle sue proposte alle erbe selvatiche raccolte sul territorio come spinacio buon enrico, ortica dioica, borragine e le ha combinate in una zuppa di legumi vari con un cereale ingiustamente dimenticato come il sorgo. Il viaggio nella natura di Ueda è proseguito nel bosco con le radici protagoniste del secondo piatto con una salsa di abet. Sylvester Schatteman ha posto l’accento su un vegetale, prediletto dai vegetariani per la sua capacità di dare gusto ai piatti: il fungo. Lo ha fatto in forma scenografica e di sostanza con una scultura e una ragù di funghi accompagnata da una patata soffiata, che ha ben reinterpretato le famose “frites” belghe. Schatteman ha poi affrontato un percorso inesplorato proponendo un dolce a base di barbabietola con aceto di vino, pistacchi, sciroppo di zucchero, fichi, cavolo rosso ed erbe. Tutti i suoi ingredienti sono arrivati con lui dal Belgio. Hayao Watanabe, anch’esso giapponese, ma diviso tra il nostro paese e la sua patria ha voluto scherzare sul pesce proponendo una cialda a forma di orata ripiena. Nello stesso piatto è riuscito a associare ingredienti giapponesi come daikon e sakè con la nocciola. Nel presentare Aki, piatto tradizionale giapponese ricco di legumi Hayao ha spiegato: “I fagioli sono un alimento nutrizionale prezioso fin dai tempi del mito nel mondo e li abbiamo ereditati. I metodi di cottura dei fagioli sono vari: bollire, schiacciare, emulsionare, fermentare e altri. Inoltre, i fagioli sono compatibili con ogni tipo di ingrediente. Concentrandomi su questa versatilità dei fagioli in questo piatto ho voluto esprimere la bella "Aki" (autunno) in Piemonte elaborando, però, in forma giapponese fagioli autoctoni italiani e del mio paese di origine”.

Gli altri concorrenti sono stati: Walter Casiraghi (Russia-Italia) con Rasstegaj e Samovar (la cerimonia russa del te) e Tesori della Terra. Gabriele Grilli (Italia) con plin ai funghi porcini, demi-glace e nocciole, rapa marinata, carota e bagnetto rosso.Shu Yuan Chen Tsai (Spagna-Taiwan) La nostra spiaggia, Fiesta di tapas. Beak Sungjin (Giappone- Corea): Il potere delle verdure, saluti estivi. Gabriele Vergura (Italia): fave e cicoria, Madre Natura. Il premio speciale di Ricola è stato attribuito Sylvester Schattemanm con questa motivazione: “Per aver preso la responsabilità del grandissimo orto, ricco di verdure e fiori edibili, che cura personalmente nel tempo libero, e per la sua passione per le erbe aromatiche, tanto da aver conseguito –come unico cuoco belga- il diploma di erborista”. Il premio Rossòrapa è stato attribuito a Beak Sungjin, cuoca freelance coreana, che vive in Giappone e che è venuta da sola per la prima volta in Europa senza conoscere le nostre lingue e ha lavorato da sola in cucina rifiutando con orgoglio e professionalità ogni aiuto. In Giappone scrive libri per bambini ed elabora ricette per persone malate. La premiazione condotta da Pietro Leeman e Gabriele Eschenazi, ideatori della manifestazione è avvenuta di fronte a un caloroso e numeroso pubblico torinese (circa 200 persone) nella prestigiosa sala Osservatorio di EDIT, il luogo che ha ospitato il Festival a Torino per la prima volta. La giuria presieduta da Pietro Leemann era composta da Marco Lanzetta, medico chirurgo vegano, Salvatore Alessandro Giannino, nutrizionista cattedra Unesco, Marco Sacco, chef Piccolo Lago (due stelle Michelin), Edoardo Ferrante, vegan chef de L’Orto già salsamenterio, Carlo Passera, giornalista di Identità Golose.

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