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L'amor fou di Amy Winehouse per Blake. Leggi in anteprima

Da ex suocera libro su travagliato rapporto amore, droga, alcool

 © ANSA

Nella breve vita di Amy Winehouse, morta a soli 27 anni, nel 2011 per colpa di un'intossicazione da alcool, molti individuano una presenza nefasta: l'ex marito Blake Fielder-Civil (sono stato sposati dal 2007 al 2009, ma avevano a lungo continuato a frequentarsi) un tossicodipendente più volte finito in prigione che avrebbe iniziato la cantante all'eroina e al crack, trascinandola in una spirale inarrestabile di eccessi. Una coppia descritta come 'maledetta' dai tabloid, sui quali prova a portare una nuova luce, non senza una dose massiccia di realismo e autocritica, 'Amy & Blake' scritto dalla ex suocera della cantante, Georgette Civil, con il supporto di uno specialista in biografie come John McDonald. Il 18 luglio esce in Italia per Chinaski Edizioni già un best seller nel Regno Unito (il titolo originale è Letting Blake go). Una figura, quella di Amy Winehouse che continua ad essere ricordata libro dopo libro: in Uk è uscito anche quello della mamma di Amy, Janis Collins Winehouse, Loving Amy, A Mother's Story. (di Francesca Pierleoni)

E' un racconto in prima persona, nel quale Georgette racconta il figlio (con il quale non ha più rapporti, da quando si è dichiarata favorevole all'affidamento ai servizi sociali dei due bambini, avuti da Blake con una nuova compagna, anche lei tossicodipendente) e il rapporto con Amy. Una relazione quasi materna, almeno all'inizio, grazie all'istintiva confidenza fra le due donne (Amy Winehouse la chiamava 'momsie', un soprannome affettuoso dato spesso alle suocere) Ad unirle l'innamoramento per Blake, instabile, quanto generoso e pieno di vita, ma soggetto a frequenti momenti di depressione, che lo portano a continue ricadute nell'abuso di sostanze. Un uomo fragile che la madre ha provato costantemente (fin troppo, dice ora) a proteggere, dandogli sempre nuove possibilità. Georgette Civil fa una cronaca molto diretta anche delle fragilità e dei momenti di crisi violente della Winehouse. Ad aggravarle c'era l'atteggiamento dittatoriale verso di lei del padre Mitchell, che da subito è stato ostile a Blake.

L'amour fou dei due ragazzi, secondo la madre di lui, sembra prima salvifico ma poi si rivela per entrambi, sempre più distruttivo, come una nuova dipendenza. La notizia della morte di Amy Winehouse è per Georgette Civil, che oggi lavora in un ostello che fornisce sostegno ai senzatetto, uno shock doloroso e inaspettato, che descrive con emozione nel libro di cui l'editore italiano ha concesso all'ANSA alcuni estratti:

Gli anni trascorsi assieme mi ripassarono davanti, come fossero stati solo ieri. Poi pensai a Blake. “Per favore, fa che stia bene.” Telefonai in carcere dove mi assicurarono che lo avrebbero tenuto d’occhio. Pregai Dio che tutto questo non fosse troppo per lui. Piansi per ore, fino a quando non ebbi più lacrime. Ma Blake era in un posto sicuro, almeno. Amy invece era morta. Non le avrei mai più parlato, non avrei mai potuto più sentire la sua voce, né la sua risata. Cosa l’aveva resa così infelice? Volevo odiarla, proprio come Mitch aveva odiato Blake. Ma non ci riuscivo, perché lei Blake lo amava troppo. Aveva parlato al mondo intero del suo amore per lui, scritto canzoni su di lui, per lui. E quell’amore l’aveva distrutta, e aveva quasi distrutto anche me. La mia cara, dolce Amy. Ricordai le telefonate, la sua voce. “Momsie, il nostro ragazzo è così bello. Io lo amo.” La mia mente volò a tutti i momenti che avevamo condiviso, belli e brutti, dalle lacrime alle risate. Avrei voluto tornare indietro per poter fare qualcosa, ma non era possibile. Perché hanno lasciato che le dipendenze distruggessero le loro vite? Avremmo potuto fare di più, io e Mitch? Non potevo rispondere per lui, ma per quanto mi riguarda sì, avrei potuto. “Non piangere, momsie. Non volevamo farti del male. Non volevamo far male a nessuno.” Avrei voluto trascorrere un ultimo giorno con lei, per dirle quanto mi dispiaceva, e quanto fossi stata ferita, ma non da lei, bensì da quel mondo schifoso. Sapevo che Blake l’amava ancora, e temevo che l’avrebbe seguita. Non sapevo quando ma sapevo che prima o poi l’avrebbe fatto.

Una consapevolezza, per poi spinge la donna, a decidere di salvare i nipoti Jack e Lola, avuti da Blake e con la nuova compagna Sarah (che per lui ha abbandonato due figli avuti precedentemente), e nati già con una dipendenza da eroina, tanto da rendere necessari per i due piccoli trattamenti di disintossicazione:

 Lola fu tenuta in osservazione per due settimane dal giorno in cui nacque. Lei e Jack vennero portati via dai servizi sociali il 15 aprile 2013. Adesso sono insieme, con gli stessi genitori adottivi. A tutte quelle persone che mi giudicano, o che mi hanno giudicato per quello che ho fatto, vorrei dire solo questo: guardate i vostri figli, e chiedetevi se davvero li conoscete. Siete davvero sicuri che non hanno mai fatto uso di droghe? Se foste stati nei miei panni, che cosa avreste fatto? Blake mi ha tagliato dalla sua vita per quello che ho fatto. E mi manca, naturalmente. La persona di cui si fidava di più l’ha tradito, ecco come mi vede. Ai suoi occhi sono quella che gli ha portato via i suoi figli. In realtà li ho solo portati via dalla dipendenza. Prego con tutto il cuore che un giorno Blake mi capirà. Che sopravviva a tutto questo e che un giorno mi perdoni. Che torni a bussare alla mia porta da uomo libero. Ma adesso devo lasciarlo andare. Deve trovare la sua strada. Deve trovare la pace.

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  • Redazione ANSA
  • ROMA
  • 10 luglio 2016
  • 23:33

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