Società & Diritti

Iperconnessi ansiosi? 4 modi per ritrovare la serenità sui social

Non spegnere il telefono. Padroneggiare post, commenti e condivisioni senza errori si può

Iperconnessi,come gestire la vita sui social ed essere felici © ANSA

La libertà del web e dei social non equivale a poter dire tutto quello che si pensa, ma pensare bene tutto quello che si dice. Questa la regoletta di base che tutti dovrebbero tenere in mente prima di postare, commentare e condividere contenuti online sui propri profili social per tutelarsi da errori di comunicazione, fraintendimenti, critiche e senso di oppressione che accompagna ogni reazione negativa di chi legge.
Il web è avvelenato da fake, bullismo, cattiverie gratuite, attacchi a persone che fanno crescere l’odio, la paura e la diffidenza ma è anche un luogo meraviglioso e ricco, una grande occasione di arricchimento a portata di mano con un semplice click. I social sono inoltre diventati un canale di informazione importante ma non sempre facile da decifrare.
Dopo i tecnofobici (ex iperconnessi che per salvarsi dal senso di oppressione e dalla esagerata reperibilità hanno smesso di navigare e gettato nella spazzatura gli smartphone) è la volta degli iperconnessi convinti (e sono la maggioranza) che non spengono il telefonino perché online ci vogliono o ci devono stare. Disconnettersi non insegna ad usarlo bene. L’iperconnessione potenzia l’interazione umana ma, di conseguenza, amplifica pure le reazioni ostili perciò il segreto è capire come agire online e ritrovare la felicità.
“La maggioranza di noi in realtà è felice quando è connessa ma online è difficile capirsi, la comunicazione deraglia facilmente, - spiegano il filosofo Bruno Mastroianni e la sociolinguista Vera Gheno, autori di ‘Tienilo acceso’, nuovo manuale pratico che insegna a comunicare bene e vivere meglio in rete. – Per non cadere in errore bisogna partire della parole. E’ necessario capire e farsi capire attraverso una scelta accurata e consapevole dei vocaboli e delle immagini”. Il nocciolo della questione è proprio riuscire a usare una terminologia corretta, consona e senza spazi di fraintendimento. Pare la scoperta dell’acqua calda e invece usare le parole giuste non è sempre facile. Come si fa? Ecco, in sintesi, quattro spunti su cui riflettere estrapolati dalla nuova guida, edita da Longanesi.
1. Non è vero che conta solo la sostanza del discorso, contano la forma e l’attenzione che gli diamo.
Il nostro lessico include dalle 300.000 al milione di parole, secondo lo Zingarelli. Le sfumature perciò contano. Niente sottintesi, sii pertinente, usa termini corretti e precisi in un continuum…sintetico. Le parole fanno testo, vanno usate con cura e senza fretta. Se avete poco tempo per dedicarvi alla scrittura di un post o a commentare un fatto, una fotografia o un video, meglio non postare nulla.
2. Parlare di sé stessi.
Online pubblico e privato sono in perenne collegamento, che ci piaccia o no. E ciò che sembra è. Quando si scrive sui social o sul web si deve considerare sempre la percezione di chi legge. Mantenere un perimetro di riservatezza si può se si è autori consapevoli della propria narrazione in modo che le informazioni che circoleranno nel web su di noi non vadano contro a cosa vogliamo. Nome, fotografie, video, descrizione del profilo, abitudini, passioni, competenze: il nostro curriculum è sotto gli occhi di tutti, idem la nostra reputazione. Ciò che non è utile alla narrazione che abbiamo deciso va tagliato via.
3. fake, eco, bolle che scoppiano, algoritmi. Cosa leggiamo?
Parlare di ciò che succede online non è una operazione da fare come se si stesse commentando un fatto di cronaca nel bar del quartiere . La rete ha ben altre dinamiche. Gli algoritmi garantiscono il gigantesco flusso di contenuti frutto anche delle nostre connessioni sui social, anche quando poco numerose. Osservare il mondo con chiarezza attraverso i filtri degli algoritmi non è per niente facile. Si scambia la realtà per ciò che appare, mentre invece corrisponde anche solo alla somma delle nostre convinzioni nella nostra cerchia di contatti. Finiamo inseriti in una bolla e la scambiamo per il mondo. Prese di posizione e flame (discussioni accese e litigi) online sono inoltre proporzionali alla complessità dell’argomento. Quanto traffico e post generano tempi come, per esempio, i vaccini, i migranti o questioni economiche? Una infinità. Perciò è bene valutare il contesto, risalire alle fonti (chi lo dice?), controllare il tempo e il luogo, controllare le conferme e chi lo conferma (livello di autorevolezza) e se ci sono altre versioni. Non fermarsi ai titoli, l’immediatezza illude. E non fidarsi neanche delle proprie sensazioni, meglio indagare a fondo.
4. SOS per chi ha fatto errori online
In un mondo ideale, nessuno fa errori e, come direbbero i nostri nonni, ‘solo chi non fa non sbaglia’ ma come recuperare un post errato appena pubblicato? Cancellarlo non sempre si può e l’eliminazione fa perdere traffico. Inoltre c’è la possibilità che qualcuno abbia screenshottato la schermata incriminata, rendendola riproducibile. Oppure è già stata condivisa e rilanciata.
La questione quindi non è se cancellare o meno, quanto essere pronti ad ammettere in ogni caso che l’incidente abbia avuto luogo. Non inventare scuse, l’errore è di chi lo fa anche se magari ha usato la fonte sbagliata senza saperlo. La buonafede non basta e non elimina l’errore. Perciò meglio essere sinceri, ammetterlo anche usando l’autoironia. Il popolo online gradisce le scuse. La crisi non dipende da quanto male si cade ma in che modo ci si rialza: su questo punto si gioca la tenuta della propria reputazione.

 

  • di Agnese Ferrara
  • 27 marzo 2019
  • 20:45

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