Renault scarica Thierry Bolloré

Nuovo slancio dell'alleanza con Nissan. Lui accusa: 'Colpo di mano'

Paolo Levi PARIGI

Spallata in casa Renault. Il costruttore francese ha annunciato la destituzione del direttore generale, Thierry Bolloré, ritenuto il delfino dell'ex numero uno del gruppo travolto dagli scandali fiscali e in attesa di processo in Giappone, Carlos Ghosn. Bolloré, 56 anni, viene temporaneamente rimpiazzato dalla direttrice finanziaria di Renaut, Clotilde Delbos, in attesa di trovare un sostituto a tutto tondo. La decisione di estrometterlo è stata formalizzata questa mattina da un Cda straordinario a Boulogne-Billancourt, sede del gruppo. L'allontanamento di Bolloré, n.2 dell'azienda dal 2018 su proposta di Ghosn, è avvenuto per iniziativa del presidente di Renault, Jean-Dominique Senard, con l'appoggio dello Stato francese, che detiene il 15% del capitale. "Ci sono momenti in cui per un'azienda serve trovare nuovo slancio", ha dichiarato Sénard, secondo cui "una nuova vita dell'alleanza" con Nissan "richiede una nuova governance".

L'asse con i giapponesi, al di fuori del quale "non c'è futuro per Renault", resta dunque centrale. In questo senso l'uscita di Bolloré è stata ritenuta necessaria per "rinnovare e portare aria fresca" all'alleanza, che il nuovo management dovrà contribuire a "rivitalizzare". Da mesi, le voci sulle divergenze fra i due erano all'ordine del giorno. Già ieri, dopo l'annuncio della convocazione del Cda, Bolloré aveva denunciato un "colpo di mano clamoroso e inquietante". Ma ora Parigi punta a voltare pagina. E il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, auspica che l'alleanza tra Renault e Nissan, dopo mesi di crisi e veleni legati al caso Ghosn, entri ora in "una nuova fase con una chiara strategia industriale in grado di fronteggiare sfide notevoli come l'auto autonoma e il veicolo elettrico". Alla stampa il titolare di Bercy ha confermato che i delegati dello Stato riuniti nell'odierno Cda hanno sostenuto le raccomandazioni di Sénard per l'estromissione di Bolloré e la nomina ad interim di Dubois.

"Bisogna fare in modo che il presidente di Renault abbia le mani libere, che il Cda abbia le mani libere e che lo Stato non intervenga ogni mattina per dire fate questo o fate quello...", ha avvertito il ministro. Se la priorità, a Boulogne-Billancourt, è il rilancio dell'alleanza con Nissan, sul mercato ci si interroga se il doppio cambio al vertice in Francia e Giappone (dove Makoto Uchida ha preso da poco il posto del ceo Hiroto Saikawa) e la cesura di ogni rapporto con l'era Ghosn possano riaprire i giochi per una fusione con Fca, dopo le trattative sfumate questa estate. La pensa così Citi, che ricorda come Sénard e Delbos siano stati tra gli sponsor delle nozze con Fca. Che in Borsa ha chiuso in rialzo del 2,1% a 11,86 euro, complici anche le attese per un accordo sui dazi tra Usa e Cina. Sénard, d'altra parte, non ha mai nascosto la sua amarezza per il fallimento di un'operazione in cui credeva tantissimo e che, ha ricordato appena lo scorso 24 settembre davanti alla commissione per gli Affari economici del Senato, avrebbe consentito ai lavoratori di Renault di "vedere il loro avvenire incredibilmente piu' garantito" e dato "nuovo slancio" al settore creando un "gruppo europeo di primo piano".

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