Toyota costretta a estendere lo stop della produzione

Fino al 10/7, pesano i mancati approvvigionamenti da Shanghai

Redazione ANSA TOKYO

Percorso sempre più in salita per Toyota, costretta a estendere oltre il previsto il blocco delle catene produttive, a causa di quello che molte aziende nipponiche ormai definiscono il 'rischio Cina': le incognite che non garantiscono una fornitura programmata ai principali costruttori di automobili, come ha evidenziato in un recente sondaggio la Camera di Commercio giapponese a Pechino. Malgrado le severe restrizioni anti-Covid a Shanghai siano state allentate da inizio giugno, infatti, ad oggi molte attività economiche non sono ancora tornate a pieno regime, innescando una reazione a catena sull'indotto. La Toyota prolungherà fino a 10 giorni, invece dei previsti sei, lo stop in quattro linee produttive negli impianti di Motomachi e in quello di Takaoka, entrambi nella prefettura di Aichi, dove è la sede legale della casa nipponica. Tra le vetture maggiormente colpite dalla paralisi degli approvvigionamenti c'è il modello bZ4X, la prima Suv elettrica a debuttare sul mercato europeo, con l'arrivo in Italia previsto a partire da gennaio 2023. Il primo costruttore di auto al mondo ha rivisto al ribasso l'output globale dei veicoli a 800.000 per il mese di luglio, nello specifico 250mila a livello domestico e 550mila all'estero. Si tratta di un calo di 50.000 unità in confronto a quanto stimato a inizio anno. Altri produttori di automobili giapponesi, tra cui Subaru e Daihatsu, sono stati costretti a pause inaspettate in giugno, e i principali player domestici dell'indotto - dalla manifattura di airbag, agli impianti frenanti, alle griglie dei radiatori, hanno accordato ai propri dipendenti giorni di ferie a seguito delle sospensioni. Toyota non ha tuttavia comunicato una variazione delle previsioni per l'anno fiscale che si conclude a marzo 2023 - che si dovrebbero attestare su una produzione globale di 9,7 milioni di autovetture. Aspettative formulate prima dell'inizio della guerra in Ucraina e del rialzo dei prezzi delle materie prime, in un contesto di prevalente incertezza sull'intero comparto delle quattro ruote.

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