Adelaide, se hai un tumore l'amore conta mille

Avevo 30 anni, lui non mi ha mai guardato come una malata

Redazione ANSA ROMA

 Parlare con Adelaide è come stare dentro il vento di mare, scossi da folate che turbano. Con i lunghi riccioli che scappano dappertutto e la parlata vivace, racconta la sua storia senza cedimenti, con forza e intensità.
    Proprio quei due sentimenti che l'hanno tradita quattro anni fa, quando nonostante avesse scoperto di avere uno strano nodulino al seno, aveva deciso di non disfare la valigia e di partire ugualmente per Londra in cerca di lavoro e una nuova vita. A 30 anni, dopo otto passati a lavorare come autista di ambulanze per una cooperativa di Corigliano Calabro, aveva pensato di cambiare. E aveva altro per la testa che non quel nodulino al petto. La gioventù era dalla sua parte, il coraggio non le mancava. Le settimane erano passate, il ritorno a casa per il Natale, nessuna voglia di consultare un medico, il nodulino cresceva. Il rientro a Londra dopo le feste, e poi la decisione di modificare i piani sul futuro: il clima poco amichevole, una qualche difficoltà nei rapporti con il modo di fare british, la nostalgia del mare del Sud l'avevano riportata in Calabria. E' marzo 2015, il suo seno non è più lo stesso da quando aveva sentito sotto la mano quella pallina, a occhio nudo si vede che c'è stato un cambiamento. E' arrivata l'ora di consultare un medico, superando incredulità e rifiuto. La diagnosi arriva, proprio quella temuta, tumore. Il senologo la spedisce immediatamente a Roma, al Campus biomedico di Trigoria: visite, analisi, tac. Il cancro è metastatico, ha raggiunto altri organi, l'intervento è immediato. Secondo Adelaide, tra lei e l'ospedale le cose dovrebbero finire lì. Invece l'aspetta la chemioterapia. La resistenza è forte, va bene l'intervento, ma la sola parola chemioterapia suscita immagini che non vuole neppure vedere. Adelaide non ci sta, si rivolge a un guaritore, uno che le promette la salute con la sola potenza del pensiero. I medici, i parenti, gli amici, soprattutto il suo fidanzato, entrano in campo per dissuaderla. Lei si risveglia dall'abbaglio, manda al diavolo il guaritore, ma non prima di averlo pagato profumatamente.
    Dieci cicli di chemioterapia dopo, le metastasi sono sparite, assorbite grazie alla terapia. Sono passati tre anni, ogni 21 giorni Adelaide torna a Roma per la terapia di mantenimento. "All'inizio mi ha travolto la rabbia - racconta - avevo solo 30 anni, perchè mi stava succedendo quello sfacelo? Poi mi sono concentrata sulle cure. Il sostegno della mia famiglia ha attutito tanti colpi. Mia sorella è stata il mio avatar. Avanti e indietro da Corigliano a Roma ogni volta che dovevo andare in ospedale". Ma Adelaide ha avuto anche un'altra fortuna, un ragazzo, una storia appena cominciata quando la malattia si era presentata, e che non è stata spazzata via dal dolore. "In queste cose l'amore conta mille. Gli occhi di chi ti guarda allo stesso modo anche se non hai più capelli, sopracciglia, se hai il colore di uno straccio, fanno la differenza. Lui non mi ha mai guardato come si guarda un malato.
    Non faceva caso al fatto che non avessi più lo stesso viso, che la mia testa fosse completamente calva, la chioma di cui andavo orgogliosa sparita. La nostra vita deve restare uguale, aveva detto". "Ma quello che vedevo io era diverso. Dopo un mese di chemioterapia abbiamo tutti la faccia uguale, è la faccia del cancro" Poi, finiti i cicli di chemio, questa giovane ferita dal male ma non piegata, ha preso una decisione. "Non volevo enfatizzare la mia malattia, non volevo restare nel mio paese e andare in giro con quella lettera scarlatta: Adelaide ha avuto il cancro.
    Sono andata a vivere con il mio ragazzo nel suo paese sul mar Tirreno, a Santa Maria del Cedro, ho lasciato il mio Jonio. Del resto, si cambia mare solo per amore". Ora lei si è inventata un nuovo lavoro, gestisce un agriturismo a Orsomarso, un posto piccolo piccolo a poca distanza da Diamante. Quando la stagione estiva si conclude passa giornate intere sulla spiaggia, si gode la luce, il mare, la gente che incontra. Poi parte con il suo amore per visitare il mondo. "Ho imparato molto da quello che mi è successo. Siamo davvero piccoli. E ogni cosa che arriva la devi mettere dentro una matrioska. Lì al campus ho incontrato dei medici che non potrei mai dimenticare. Perchè non hanno pensato solo a curarmi, mi hanno parlato, sono diventati amici, mi hanno consigliato e sostenuto".
    Sulla sua storia Adelaide ha scritto un libro, liberatorio.
    Il pudore l'ha assalita quando è stato pubblicato. Così è andata in libreria, ha comprato tutte le copie e se l'è portate a casa.
    Qualche volta regala una copia a una nuova amica. (ANSA).
   

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