La sonda Hayabusa2 atterra di nuovo sul suo asteroide

Su Ryugu per prelevare campioni di roccia e portarli a Terra

Redazione ANSA

La sonda giapponese Hayabusa 2 si è posata per la seconda volta sull’asteroide Ryugu, a circa 300 milioni di chilometri dalla Terra, nella fascia tra Marte e Giove. Il contatto è avvenuto quando in Italia erano le 3:30 dell’11 luglio. Ne dà notizia l’Agenzia spaziale giapponese Jaxa.

La sonda raccoglierà i frammenti di roccia che la stessa missione aveva prodotto in aprile, quando aveva sferrato un ‘pugno’ all’asteroide, e li riporterà a Terra alla fine del 2020.



E' stata una manovra simile a uno  yo-yo spaziale. La sonda si è posata brevemente a circa 10 metri dal piccolo cratere che aveva creato in precedenza, per recuperare campioni. E dopo pochi minuti ha ripreso il volo. “L’analisi dei dati conferma che la sequenza di discesa è avvenuta con successo e che la sonda sta funzionando normalmente”, fa sapere la Jaxa. “Abbiamo raccolto un pezzo di storia del Sistema Solare”, ha affermato entusiasta il responsabile del progetto Yuichi Tsuda.

Lanciata nel 2014 dal centro spaziale dell’isola di Tanegashima, nel Giappone meridionale, nel 2018 la sonda Hayabusa 2 aveva raggiunto l’asteroide Ryugu, un sasso cosmico dal diametro di circa 900 metri utile per capire le origini del Sistema Solare e dell’acqua sulla Terra.

Nel febbraio 2019 il primo sbarco sull’asteroide. Poche settimane più tardi la sonda ha lanciato una piccola carica esplosiva contro Ryugu, creando un cratere, che conserva i materiali più ‘puri’ dell’asteroide, non esposti cioè a radiazioni solari, raggi cosmici e sbalzi estremi di temperatura. L’evento è stato ripreso da un rover munito di telecamera liberato dalla sonda.


Rappresentazione artistica della della sonda giapponese Hayabusa 2, che si è posata per la seconda volta sull’asteroide Ryugu (fonte: JAXA/Akihiro Ikeshita)

 

“Si è trattato del primo esperimento al mondo di collisione con un asteroide”, aveva commentato la Jaxa. “In futuro, esamineremo il cratere che si è formato e il modo in cui i detriti si sono diffusi nello spazio”, avevano concluso gli esperti. Che in queste ore stanno portando a termine il lavoro iniziato.

Hayabusa-2 parla anche italiano. A guidare la sonda, prima verso Ryugu e poi nel suo viaggio di ritorno verso la Terra, c’è infatti una bussola stellare, il sensore Star Tracker, prodotto da Leonardo a Campi Bisenzio (Firenze).

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