Nuova pelle più sensibile per i robot amici dell'uomo VIDEO

Per interazioni più sicure, nel lavoro e nella vita quotidiana

Redazione ANSA

Lavoreranno nelle fabbriche, al fianco degli umani per liberarli dai compiti più gravosi riducendo il rischio di infortuni. Opereranno negli ospedali, permettendo al chirurgo di 'sentire' gli organi sotto i ferri anche a migliaia di chilometri di distanza. Entreranno nelle nostre case, per aiutarci a fare le pulizie o per sollevare con delicatezza gli anziani allettati. Sono i robot collaborativi che si vestono di una nuova 'pelle' artificiale, dotata di sensori tattili capaci di localizzare e rilevare l’intensità della forza di contatto, proprio come fanno i recettori della pelle umana. Il risultato è pubblicato sulla rivista Nature Machine Intelligence nello studio coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), le Università Sapienza di Roma, Campus Bio-Medico di Roma e Ca’ Foscari Venezia, con il Centro di Competenza ARTES 4.0.

Per sviluppare questa nuova tecnologia è stata fondamentale la mobilità dei ricercatori da un istituto all’altro, con un percorso di ricerca pluriennale finanziato anche dal Ministero dell’Università e della Ricerca con il progetto PARLOMA per lo sviluppo del braccio robotico collaborativo, dalla Regione Toscana con il progetto TUNE-BEAM sullo studio del tatto umano, e dalla Commissione Europea con il progetto EINST4INE sulla robotica collaborativa per l’industria 4.0.

"Per la prima volta abbiamo dimostrato la capacità di sensorizzare un'area estesa e dalla geometria complessa che copre tutto l'arto robotico, grazie a sensori che offrono una raffinata risoluzione nella localizzazione del punto di contatto e nella misura dell’intensità della forza con cui il robot interagisce con l’ambiente", spiega Calogero Oddo, professore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e coordinatore scientifico dello studio. "Questa capacità è la stessa che permette alla nostra pelle di riconoscere e seguire una formica che ci cammina sul braccio: un'abilità che aiuterà i robot a interagire in maniera sempre più sicura con gli umani, gli oggetti e l'ambiente circostante, nell'industria 4.0 così come negli ospedali e nelle nostre case".



“Migliorare la sicurezza sul lavoro, i risultati di una procedura chirurgica, la qualità di vita di persone che hanno l'esigenza di assistenza sono tra le nostre principali ambizioni", commenta Emiliano Schena, professore presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Per raggiungere questo obiettivo, "abbiamo usato l’integrazione tra intelligenza fisica e intelligenza artificiale", sottolinea Edoardo Sinibaldi dell'Iit. Il posizionamento dei sensori all’interno della pelle artificiale si basa infatti sull’intelligenza fisica: affinché 'si parlino tra loro' tramite la pelle stessa, devono essere posizionati a una certa distanza e profondità, mentre l’interpretazione del segnale prodotto impiega l’intelligenza artificiale.

In futuro, “grazie alla collaborazione con ARTES 4.0, Centro di Competenza selezionato dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del programma Impresa 4.0 – sottolinea Paolo Dario, direttore scientifico di ARTES 4.0 e professore emerito della Scuola Superiore Sant’Anna – queste nuove tecnologie abilitanti saranno trasferite dal laboratorio di ricerca fino all’applicazione".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA