In bici nel Gran Paradiso, 16 itinerari

Alla scoperta del parco nazionale tra Piemonte e Valle d’Aosta

di Ida Bini

AOSTA - Lunghe strade sinuose attraversano i boschi e costeggiano laghi e piccoli villaggi in pietra: nel parco nazionale del Gran Paradiso, a cavallo tra Piemonte e Valle d’Aosta, 16 nuove ciclovie permettono di scoprire angoli naturali e paesaggi straordinari, ricchi di fascino e di storia. I percorsi da fare in bicicletta o in e-bike con pedalata assistita – da noleggiare all’interno del Parco - spaziano tra le valli Orco, Soana, Rhêmes, Cogne e Valsavarenche e sono adatti a ogni esigenza: dai più semplici da fare anche con i bambini a quelli più impegnativi che consentono di conoscere anche gli angoli più segreti del primo parco nazionale d’Italia. Sul sito - www.pngp.it/itinerari-bici - sono descritti i percorsi con i singoli tracciati GPS e i punti di appoggio; ecco 4 proposte di diverse caratteristiche e difficoltà.

L’anello del lago di Ceresole è un itinerario suggestivo e soprattutto facile, adatto a tutti: costeggia il lago all’ombra dei larici della sponda meridionale e in alcuni tratti offre aree gioco per i bambini; parte del percorso è su strada sterrata con un unico tratto in pendenza in prossimità della diga. Si parte da Pian della Balma o dalla borgata Villa, dove è possibile noleggiare le biciclette e si pedala per 9 chilometri.

Un percorso di media difficoltà è quello che da Campiglia Soana raggiunge Grangia Barmion in poco più di 4 chilometri di strada. L’itinerario completamente sterrato parte da Campiglia, a 1.350 metri d’altezza, e raggiunge Grangia Barnion, risalendo il corso del torrente Campiglia con due tappe interessanti: il pianoro dell’Alpe Azaria, dove è facile imbattersi nei tanti camosci presenti nel parco e dove si trova l’oasi dedicata allo scrittore Rigoni Stern, che si innamorò di quest’angolo di paradiso, e il centro visitatori “L’uomo e i coltivi” a Campiglia Soana.
L’itinerario della Valsavarenche, la più stretta e selvaggia delle valli valdostane, regala un percorso impegnativo ma bellissimo: in un ambiente incontaminato, la valle offre una rete di ampie mulattiere in quota, che storicamente erano l’eredità di re Vittorio Emanuele II di Savoia, che fece costruire le case reali per la caccia di stambecchi e di camosci, dando vita alla Riserva reale di caccia che, nel tempo, si trasformò nel Parco. Si parte da Villeneuve e si raggiunge dopo 31 chilometri Pont-Valsavarenche a quasi 2mila metri d’altezza. Durante il tragitto meritano una sosta il centro visitatori “I preziosi predatori” a Dégioz e il museo della resistenza a Rovenaud.
Infine c’è un itinerario molto impegnativo, lungo 16 chilometri su asfalto, che da Ceresole Reale raggiunge il piano del Nivolet, a 2.610 metri. Adatto a cicloturisti allenati è l’ascesa più ambita e frequentata del Gran Paradiso: i panorami che si godono lungo il percorso meritano la fatica della salita per raggiungere la conca glaciale del lago Serrù e il piano del Nivolet. Sopra il lago Agnel meritano una sosta il punto panoramico di Belvedere sulla catena del Gran Paradiso.

Per conoscere gli altri percorsi e tutte le attività del Parco: www.pngp.it

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