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Nasce il primo centro nazionale per la biodiversità in E-R

È il castagneto didattico di Granaglione, Appennino bolognese

Anche l'Emilia-Romagna ha il suo primo Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale. Si tratta del Castagneto didattico-sperimentale di Granaglione, in località Alto Reno Terme, sull'Appennino bolognese: circa dieci ettari che custodiscono la raccolta del germoplasma del castagno, rappresentata dalla varietà di 14 tipi di castagno da frutto e 4 da legno, al quale si aggiunge la parte monumentale. Il riconoscimento, con decreto pubblicato lo scorso 18 giugno, è stato attribuito dal ministero della Transizione ecologica e dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.
    Il castagneto, di proprietà della Fondazione Carisbo dal 2003, s'inserisce in un gruppo ristretto di otto centri nazionali. "Da sempre la Fondazione pone grande attenzione anche allo sviluppo dell'Appennino bolognese - spiega il presidente Paolo Beghelli - Questo riconoscimento è un traguardo che apre nuovi orizzonti progettuali, grazie al rinnovato impulso all'attività di ricerca scientifica, scaturito dalla collaborazione con l'Accademia nazionale di agricoltura e l'Università di Bologna".
    Il castagneto garantisce la produzione di farina, di castagne essiccate ad aria trasformate in granulato per la produzione del birrificio Beltaine, di miele di castagno. Sono diversi i laboratori, visite scolastiche e turistiche; è anche dotato di una xiloteca con 30 essenze arboree autoctone. "Siamo certi che le attività scientifico-culturali che stiamo portando avanti vadano nella direzione di salvaguardare i nostri boschi montani e le comunità che li abitano", osserva Giorgio Cantelli Forti, presidente Accademia nazionale di agricoltura. Per il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini "il Castagneto è un alleato nella sfida al cambiamento climatico e un luogo di valore scientifico per gli studi sull'ambiente, sui suoli e per sviluppare la filiera del castagno". Infatti, l'obiettivo è anche quello di facilitare un'intera filiera del castagno, che potrebbe essere utilizzato per realizzare prodotti differenti e indurre effetti positivi sull'economia della montagna, in modo circolare.

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