di Redazione ANSA

Il programma Ue frutta nelle scuole, tra eccellenze e ritardi

All’Istituto scolastico comprensivo di via Volsinio di Roma, nel quartiere Nemorense, l’educazione alimentare è di casa da anni. Prima con il progetto della Regione Lazio “Sapere i Sapori”, quindi con la partecipazione al programma frutta nelle scuole finanziato dalla politica agricola comune dell’Ue, si tenta di promuovere tra i bambini abitudini alimentari sane integrando la distribuzione gratuita con il programma scolastico. Anche precorrendo i tempi. Se il commissario all’agricoltura Phil Hogan nel maggio 2019 ha auspicato che i fondi europei non servano solo alla distribuzione di alimenti sani come frutta, verdura e latte, e a programmi di educazione alimentare ma anche ad aiutare le scuole e i bambini a realizzare gesti concreti, come piantare un albero, a via Volsinio (due elementari e una scuola media) rispondono: “fatto”. Un bell’albicocco che dà frutti svetta nel giardino dell’Istituto, piantato dagli studenti delle elementari qualche anno fa. “Così il bambino vede l’albero crescere insieme a lui”, spiega una maestra.

Oltre la dieta

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L’approccio ecologico, cioè che guarda al cibo sano e a tutti i fattori connessi di carattere ambientale e sociale, è la base di tutti i programmi moderni per combattere sovrappeso e obesità nei bambini. L’Italia è tra i paesi europei con meno problemi di questo tipo tra gli adulti, mentre per bambini e adolescenti il primato si fa negativo, con alcune regioni del meridione – in teoria culla della dieta Mediterranea – con quasi il 40% dei bambini sovrappeso o obesi. Le istituzioni nazionali “hanno predisposto programmi come Okkio alla salute” che “stanno ottenendo risultati con la diminuzione dal 13 al 9% della proporzione di bambini obesi”, racconta il capo dell’Unità educazione alimentare dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù Giuseppe Morino. C’è però preoccupazione per “il 4% dei bambini che è gravemente obeso”, a rischio di patologie che in passato si manifestavano solo in età adulta.

“Negli anni scorsi si puntava tutto sulla dieta – prosegue Morino – ma insistere solo su quello non porta a risultati nel tempo. Gli elementi da considerare sono tanti: genetici, sociali, l’allattamento al seno e, con la crescita del bambino, la sedentarietà e abitudini incongrue come saltare la prima colazione oppure mangiare poca frutta, verdura, legumi o pesce. Per questo si deve lavorare con la famiglia e il pasto deve diventare un momento educativo a scuola” e ”sono importanti le campagne nazionali e internazionali che al momento della merenda propongono la frutta al posto di altri tipi di alimenti”.


Consegne all’ultimo mese

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“Mangiamo la frutta in classe mentre prima non lo facevamo. Prima si potevano portare le merendine a scuola” racconta Carlotta, alunna di quinta elementare all’Istituto di via Volsinio. Dove da diversi anni ormai si integra la distribuzione di frutta con il programma di scienze e altre attività formative. Ma l’approccio a più fattori all’educazione alimentare, raccomandato dagli esperti e citato dalle istituzioni, è efficace se gli interventi sono sincronizzati. Quest’anno la distribuzione è iniziata a maggio, ultimo mese dell’anno scolastico. A via Volsinio le maestre hanno cominciato a pensare modi per non sprecare la frutta e hanno dovuto rinunciare alla parte formativa.

 “Abbiamo avuto un accumulo di prodotti, è arrivata frutta non di stagione e i bambini spesso non l’hanno consumata perché era troppa”, racconta l’insegnante Giulietta Danti. Non c’è polemica nelle parole della docente, che però chiede “per l’anno prossimo, se fosse possibile, una distribuzione su tutto l’anno in modo da poter offrire ai bambini i vari tipi di frutta nei periodi in cui ci sono”. Il ritardo nelle consegne, insomma, può mandare in frantumi i discorsi sull’azione per un’educazione alimentare ‘a tutto tondo’, l’essenziale legame tra sapere e mangiare e finisce per far entrare a scuola il fantasma dello spreco alimentare. Nel 2018 è assurto alla cronaca il caso della frutta marcia arrivata in alcune scuole di Bologna. Dov’è l’educazione?


E spuntano le albicocche della Spagna

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L’Ue stanzia circa 250 milioni l’anno del bilancio della politica agricola comune per finanziare i programmi per l’alimentazione sana nei paesi membri. All’Italia vanno circa 30 milioni l’anno, di cui poco più di 20 per frutta e verdura e poco meno di 10 per il latte. Ma “c’è un problema di gestione, lo dico da anni” attacca l’assessore all’agricoltura dell’Emilia Romagna Simona Caselli, che è anche presidente della rete delle regioni europee produttrici di ortofrutta (Areflh). “Il bando nazionale parte tardi, quest’anno siamo arrivati al paradosso di maggio – prosegue – è al massimo ribasso in un modo e non premia la qualità, né le organizzazioni di produttori che detengono il prodotto”. I bandi poi “sono troppo rigidi e a volte, in caso cattive annate, per rispettarli si finisce per distribuire prodotti di altri paesi Ue come le albicocche spagnole”. Sugli sprechi, “c’è troppa quarta gamma”, cioè frutta già tagliata e confezionata, “capisco la difficoltà di tagliare e sbucciare a scuola, ma così aumenta il rischio sprechi e non si abitua il bambino ad avere a che fare con vera frutta. Queste almeno sono le raccomandazioni delle Regioni”.