Fondi Ue: Commissione Ue, non molto soddisfatti spesa Italia

Il direttore DG Regio Ue ospite di un forum ANSA sul futuro della politica di coesione

Redazione ANSA BRUXELLES

BRUXELLES - "Non siamo pienamente soddisfatti" di come l'Italia sta spendendo i fondi strutturali europei. Così il direttore generale responsabile per le politiche regionali della Commissione europea, Marc Lemaitre, durante la diretta Facebook ANSA realizzata nell'ambito del progetto 'La tua Europa'. Nella politica di coesione "il fattore 'tempo' è importante. Bisogna investire a un certo ritmo e i responsabili italiani riconoscono che la spesa europea sia più rapida di quella nazionale", ha sottolineato Lemaitre. Il direttore ha poi ricordato che l'Italia, nonostante l'introduzione a livello europeo di regole più morbide rispetto alla programmazione 2007-2013, era "in ritardo" ed ha fatto "molta fatica" a mandare a Bruxelles un volume di spesa sufficiente entro il 31 dicembre 2018. "Per evitare di perdere fondi - ha detto ancora Lemaitre - una delle misure di aggiustamento adottate di comune accordo tra Roma e Bruxelles è stata quella di diminuire ai minimi permessi il tasso di cofinanziamento nazionale per alcuni programmi. Che vuol dire, in termini chiari, che gli investimenti saranno meno alti di quanto programmato. E questo è un peccato, perché l'Italia ha bisogno di più investimenti, non di meno".

Quanto vale la politica di coesione europea:

 

Se la proposta messa sul tavolo dalla Commissione Ue passerà così com'è, dal 2021 i fondi strutturali europei daranno "un sostegno medio di circa 15 euro l'anno per abitante del Nord Italia, nel Mezzogiorno invece di più di 200 euro l'anno", poi detto il direttore generale. Nella proposta per il bilancio dell'Unione 2021-2027, la fetta di fondi strutturali europei destinata all'Italia aumenterà "per la semplice ragione, anche se non bella, che il Paese ha perso notevolmente in ricchezza relativa rispetto al resto dell'Europa negli ultimi sette anni. È passato da un Pil pro capite di 107%, rispetto alla media Ue, a 97%", ha spiegato Lemaitre. "Per l'Italia abbiamo proposto più o meno 43 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 a prezzi correnti, che significa più di 6 miliardi all'anno, quindi mediamente circa 100 euro a cittadino l'anno" che diventano poi mediamente 15 al Nord e 200 nel Sud in base ai Pil delle singole regioni. "A cui si aggiunge poi il cofinanziamento nazionale. Parliamo di una politica con un livello d'investimento di più dello 0,5% del Pil".

Cosa cambiera in futuro:

  

Lemaitre si è confrontato con i giornalisti ANSA sul futuro della politica di coesione dopo il 2020. A rivolgere domande all'esperto sono stati anche i lettori, che hanno inviato i propri quesiti su Facebook e Twitter.

RIVEDI LA DIRETTA

 

 

"Desidero precisare che la riduzione del cofinanziamento nazionale non comporta meno investimenti per l'Italia", ha precisato in serata il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, commentando le dichiarazioni del direttore Marc Lemaitre. "L'Italia ha sempre fissato la propria quota di cofinanziamento dei programmi europei molto al di sopra del minimo stabilito dai regolamenti. Quando questa quota si riduce, le risorse sono utilizzate attraverso programmi complementari a quelli europei e destinate ai medesimi territori. Quello di quest'anno è stato un aggiustamento tecnico, che ha riguardato pochi programmi, come altre volte in passato. Alla fine del ciclo 2007-2013, sotto il governo Monti, la riduzione del cofinanziamento fu assai più ampia. Sulla coesione territoriale non ci sarà nessuna riduzione del livello degli investimenti".

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

"Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L'autore è il solo responsabile di questa pubblicazione e la Commissione declina ogni responsabilità sull'uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute."