Ucimu, metà imprese non usato incentivi

Carboniero, governo prolunghi misure c'è ancora molto da fare

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 26 GIU - L'Italia del manifatturiero va a due velocità, con imprese "innovative" e imprese "lumaca", e corre il rischio di un allargamento del "digital divide". Più della metà delle imprese metalmeccaniche italiane (53,2%), nel 2017, non ha usufruito degli incentivi del piano Calenda per rinnovare il parco macchine e gli stabilimenti, a fronte di un 46,5% che invece lo ha fatto. E' il quadro a luci e ombre che emerge dalla ricerca di Fondazione Ucimu-Eumetra, su "L'utilizzo degli incentivi di super e iperammortamento da parte delle imprese italiane", a un anno e mezzo dall'entrata in vigore. "Esiste una sacca decisamente ampia di aziende che non è stata lambita dalla quarta rivoluzione industriale. Le organizzazioni, come Ucimu devono continuare a lavorare per informare e formare le imprese", afferma il presidente dell'associazione, Massimo Carboniero, chiedendo al nuovo governo di considerare "di prolungare l'effettività delle misure di super e iper ammortamento, eventualmente rivedendo i coefficienti, perché c'è ancora molto da fare. Nel lungo periodo poi, il superammortamento dovrebbe divenire strutturale". Secondo l'indagine, che ha coinvolto 200 imprese metalmeccaniche, il 38% di chi non ha utilizzato gli incentivi non lo farà neanche in futuro. Ad essere escluse dalla quarta rivoluzione industriale sono anzitutto le micro imprese (con fatturato fino a 2 milioni di euro) e le aziende del sud e isole. Tuttavia, il 90% dei top manager intervistati conosce i provvedimenti del piano Industria 4.0, utilizzati soprattutto al Nord. Il settore automotive fa la parte del leone nell'acquisto di macchinari e per gli investimenti più cospicui. Buona parte di chi ha scelto di fare investimenti in regime di iperammortamento ha abbinato anche un investimento in superammortamento (18%). Le imprese investono principalmente per aumentare la capacità produttiva (nel 48% dei casi), ma anche per migliorare la competitività della propria offerta, e il 51% ha intenzione di fare nuovi acquisti in futuro. Il 75% degli intervistati è consapevole della trasformazione che l'organizzazione aziendale subirà a seguito dell'introduzione delle tecnologie digitali, a cui deve seguire la formazione degli addetti. A tal proposito, l'Ucimu chiede al nuovo esecutivo di perfezionare il credito di imposta al 40% previsto dal piano Impresa 4.0. "Attualmente è applicato al solo costo del lavoro del personale coinvolto nella formazione, invece, dovrebbe essere esteso anche al costo dei corsi e dei formatori impiegati, che è poi la spesa più gravosa per le Pmi", spiega Carnoniero.(ANSA).
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