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Cosulich, nazionalizzare le navi è furto legalizzato

 La nave Tzarevna è fra quelle bloccate a Mariupol

06 giugno, 10:00
Una nave della Fratelli Cosulich Una nave della Fratelli Cosulich

 di Monica Zunino (ANSA) - Bloccata dall'inizio del conflitto nel porto di Mariupol, con il suo carico di 15 mila tonnellate di bramme di acciaio da portare in Italia, la nave "Tzarevna", bandiera maltese e proprietà italiana, dopo lo spiraglio che sembrava si fosse aperto solo qualche giorno fa, ora è a rischio di "nazionalizzazione" da parte della Repubblica del Donetsk. "Siamo in attesa di capire che cosa succede. Tutti si stanno dando da fare, c'è un grande appoggio, ma per ora non ci sono novità. Hanno già portato via due navi da Mariupol, e il nuovo governo della Repubblica del Donetsk potrebbe nazionalizzare anche la nostra. E' un furto legalizzato". Augusto Cosulich, presidente e amministratore delegato della genovese Fratelli Cosulich, ha mosso la diplomazia italiana e quella maltese per salvare la sua nave e in questi mesi non ha mai perso l'ottimismo, per recuperarla con il suo carico, prodotto dallo stabilimento di Azovstal. Neppure quando, a marzo, la "Tzarevna", di proprietà della Vulcania, una società del gruppo, ormeggiata in porto, era stata colpita da una bomba russa per fortuna senza gravi danni e senza feriti nell'equipaggio. Successivamente si è attesa l'apertura di un corridoio per farla ripartire. Siccome il Mar d'Azov è pieno di mine, serviva un percorso per uscire. Poi pochi giorni fa la soluzione sembrava essere vicina: il porto sminato e solo una gru affondata in mare da rimuovere. Invece ora c'è lo spettro della nazionalizzazione che significherebbe perdere la nave e il carico. "Il nostro agente locale - racconta Cosulich - ci ha detto che qualcuno si è presentato a nome della Repubblica del Donetsk e avrebbe fatto un'offerta per acquistare la nostra nave, ma ad un valore ridicolo. Hanno fatto una minaccia, un ricatto, con una specie di offerta che non abbiamo neppure preso in considerazione. Questo è quello che sembrerebbe, poi in guerra non si capisce quello che è vero o no, è tutto da prendere con cautela. In ogni caso non le comprano le navi, le portano via, è un furto legalizzato". La "Tzarevna", che vale 9 milioni di dollari, ha a bordo un carico che vale 12 milioni di dollari. In servizio fra il Mar d'Azov e l'Italia aveva imbarcato le bramme di acciaio destinate al mercato italiano e avrebbe dovuto trasportarle fino al porto di Monfalcone. "Una parte è destinata al nostro impianto siderurgico, la Tecnosider, dove produciamo 400 mila tonnellate di lamiere da treno ogni anno" aveva già spiegato Cosulich. Il resto è per altri laminatoi in Italia. L'acciaio in arrivo da Mariupol era stato utilizzato anche per costruire il ponte San Giorgio a Genova, dopo il crollo del Morandi. (ANSA).

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