Congo: vescovo; in Kivu regna insicurezza, lotta per accaparrarsi terre

Mons.Muyengo, "ricerca risorse naturali crea grande instabilità"

    "Quello che è successo il 22 febbraio a Goma, con l'assassinio dell'ambasciatore d'Italia Luca Attanasio e del carabiniere che lo accompagnava, non fa che confermare quanto diciamo da tempo: qui regna la totale insicurezza. Se possono uccidere un diplomatico di questo rango in quel modo, pensate a quello che può accadere ai comuni abitanti dei villaggi". Lo afferma all'agenzia vaticana Fides mons. Sebastien-Joseph Muyengo, vescovo di Uvira (Sud Kivu), che denuncia una tragedia nell'infinita tragedia del suo martoriato paese.

    "A quanto pare gli aggressori parlavano kinyarwanda (un idioma utilizzato prevalentemente da ruandesi, ndr). Quando lo denunciamo, siamo chiamati xenofobi, estremisti. E dov'erano intanto i Caschi blu Onu (Monusco) e l'esercito regolare (Fardc)? - chiede il presule - L'ambasciatore era un amico che avevo conosciuto grazie ai padri Saveriani. Amava molto il Congo e i congolesi. Si trovava nel Nord Kivu per una missione umanitaria, era un uomo di pace e di grande amicizia. Possa la sua anima riposare in pace".

    "Quanto è successo è terribile - prosegue il vescovo -. Dietro a tutte queste guerre in Ituri, nel Nord e nel Sud Kivu, negli altopiani di Uvira, Fizi e Mwenga, in realtà, c'è il tentativo di accaparramento di terre appartenenti da sempre a popolazioni indigene, per opera di gruppi stranieri provenienti da Uganda, Ruanda e Burundi. Uccidono persone nei villaggi per costringerle a fuggire altrove per poi occupare la loro terra".

    Secondo mons. Muyengo, "la ricerca delle risorse naturali (minerali, legname, ecc.) crea grande instabilità. Sono risorse ambite dai paesi vicini così come dalle multinazionali che non hanno interesse a vedere queste regioni stabilizzate. C'è poi lo spettro della balcanizzazione. Alcune potenze occidentali, così come africane, vogliono utilizzare tutti questi conflitti per favorire il caos e dividere il paese, un po' come è successo ai tempi dell'indipendenza (giugno 1960, ndr) con la secessione di alcune province come Katanga, Kasai, Kivu".

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