Salesiani: impegno per i giovani al centro capitolo generale

I lavori dal 16 febbraio al 4 aprile a Valdocco (Torino)

    "I salesiani costruiscono il Regno attraverso la formazione, l'istruzione e l'educazione. Non dobbiamo essere una Chiesa autoreferenziale, come ammonisce Papa Francesco, ma dobbiamo operare stando a fianco ai bisognosi e agli ultimi della terra, a prescindere dal loro credo. Una Chiesa in uscita che lavora per il regno di Dio": è quanto ha affermato stamane l'arcivescovo di Rabat, card. Cristobal Lopez Romero, nella presentazione del 28/o capitolo generale dei salesiani di Don Bosco che si terrà a Valdocco (Torino) dal 16 febbraio al 4 aprile prossimi sul tema "Quali salesiani per i giovani d'oggi?". Lo riferisce l'Osservatore Romano.

    "Saranno sette settimane intense - ha ricordato il rettore maggiore, don Angel Fernandez Artime - durante le quali focalizzeremo la nostra attenzione su molteplici aspetti della nostra congregazione. Sarà un'assemblea alla quale parteciperanno 243 persone scelte democraticamente per individuare il nostro cammino per i prossimi sei anni. In particolare, cercheremo di individuare nuove strade per sintonizzarci ancora di più con i giovani di oggi cercando di rispondere efficacemente alle loro esigenze e alle necessità. Tutto ciò - ha aggiunto - non sarà fatto soltanto dai 14.618 sacerdoti salesiani sparsi nel mondo, ma soprattutto con l'aiuto e il sostegno dei 500.000 laici che ci sostengono".

    Ne è un esempio lampante il "Progetto Cagliero", iniziativa dell'ispettoria dell'Australia-Pacifico, che offre a tanti giovani laici l'opportunità di dedicarsi al volontariato, trascorrendo dai sei ai dodici mesi al servizio di altri giovani delle comunità salesiane all'estero, in particolare in Cambogia, Samoa, Isole Salomone, Thailandia, Timor Est e Zambia.

    Per arginare i radicalismi e instaurare un clima di serenità e armonia, per i salesiani è necessario puntare sull'educazione e sulla formazione dei giovani. Nel mondo, infatti, sono 3.643 le scuole e 830 i centri di formazione che accolgono ragazzi e ragazze di religioni differenti. Ma cosa significa lavorare insieme ai salesiani nella promozione nell'educazione dei giovani in contesti non cristiani? "È molto complicato, ma ciò non vuol dire che bisogna arrendersi. In Marocco, per esempio, la comunità cattolica è esigua e un sacerdote per celebrare messa percorre anche 500 chilometri per andare, raggiungere la chiesa dove lo attendono 6 o 7 anime e poi ritornare a casa. Ma seguiamo lo spirito di Don Bosco che in Marocco si sarebbe trovato a suo agio in un ambiente musulmano", ha detto il porporato salesiano che ha sottolineato quanto sia importante la figura di Don Bosco nei Paesi arabi. "La figura del nostro fondatore - ha concluso il cardinale - è un punto di riferimento anche per gli insegnanti musulmani. Questo ci invoglia ancora di più ad andare avanti seguendo gli insegnamenti di Don Bosco".

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