COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Pagine Sì! SpA

Michele Giansanti, Torino: per realizzare una protesi occorre la collaborazione tra tecnici e medici

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Ci sono protesi sempre piu’ tecnologiche e all’avanguardia e materiali altamente performanti come il titanio e il carbonio; c’è, inoltre, la capacità di riconoscere la protesi giusta a seconda del livello da amputazione del moncone. Ma tutto questo non basta. Perché realizzare una protesi per chi ha subito l’amputazione di un arto significa anche ascoltare la storia di quella persona, le sue esigenze, le sue paure e, soprattutto, lavorare insieme ai medici prescrittori,  per  scegliere la protesi più indicata per il paziente. A spiegarlo, con grande partecipazione e calore umano, è Michele Giansanti, tecnico ortopedico con 40 anni di esperienza e titolare a Torino dell’Officina Ortopedica, in via Caramagna 30, zona Lingotto, a pochi metri dal Palavela.

“Quando una persona si rivolge a noi – spiega Michele Giansanti – spesso è smarrita e preoccupata. La prima cosa da fare è rassicurarla e poi agire con professionalità. Noi cerchiamo sempre il contatto e la collaborazione con il fisiatra insieme al quale decidiamo i tempi necessari per la protesizzazione e successivamente il contatto con il fisioterapista nelle strutture idonee”.

“Il paziente dopo la protesizzazione - continua Giansanti - dovrà effettuare diverse prove con l’arto artificiale per poter raggiungere un livello di autonomia accettabile. Dopo un lungo periodo di fisioterapia viene seguito anche nel nostro centro con personale specializzato per apportare eventuali modifiche necessarie alla protesi. E’ importante per seguire al meglio il paziente avere una collaborazione tra fisiatra, tecnico e fisioterapista”. Nella pratica, la realizzazione di una protesi, che segue un’amputazione per incidente o malattia, è un’operazione complessa perché oltre al fattore fisico e fisiologico c’è l’aspetto umano da non sottovalutare. “Spesso – conclude Michele Giansanti – consigliamo anche un supporto psicologico perché le implicazioni di una protesi, non prevista, sulla vita di una persona sono molteplici e profonde”.

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