COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale PRIMA PAGINA ITALIA

D.ssa Claudia Torrisi: «Cambiare strategia per il monitoraggio dell'epidemia di Covid-19"

Prevedere due livelli di intervento: invece di continuare a fare (pochi) tamponi per scoprire chi, presentando sintomi, è positivo, puntare a più semplici screening che rilevano gli anticorpi e scoprono chi è positivo pur essendo asintomatico

PRIMA PAGINA ITALIA

Egregio Direttore,
sono una Vostra attenta lettrice e vorrei, innanzitutto, ringraziarVi per la sensibilità e la puntualità dimostrata nella trattazione dell’emergenza che sta caratterizzando la vita di tutti noi in questo ultimo periodo.
Le scrivo in merito a quanto in intestazione, premettendo che sono un medico, specializzata in Microbiologia e Virologia e che da circa due decenni sono giornalmente impegnata sul campo rivestendo il ruolo di Direttore Tecnico di uno dei primari Consorzi di Laboratori accreditati con il Sistema Sanitario Regionale, con diversi punti di accesso dislocati nella provincia catanese.

Ritengo che il mio sia un osservatorio privilegiato sul sentire comune dal momento che, ogni giorno, riceviamo centinaia di pazienti, per lo più cittadini catanesi e della provincia.

Come può facilmente immaginare da oltre un mese riceviamo giornalmente decine di telefonate da parte di pazienti che vorrebbero effettuare il test per la diagnosi di infezione da coronavirus (Sars-CoV-2) e, in ossequio alla normativa vigente e alle indicazioni dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, rispondiamo che non possiamo effettuare il test, che non devono venire da noi, né recarsi presso gli ospedali, ma esclusivamente chiamare i numeri deputati (1500, 112, 118 e 800458787).

Ancor più difficile è dover rispondere negativamente alle centinaia di colleghi che giornalmente sono impegnati in prima linea, a tutto il personale sanitario, a tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine ed a tutte quelle categorie a cui dobbiamo essere grati e riconoscenti perché continuano a lavorare per tutti noi, pur essendo esposti giornalmente ai rischi del contagio e che, ad oggi, non possono effettuare alcun tipo di test!

Ci stiamo attenendo scrupolosamente a quanto sopra nonostante un senso di impotenza nel poter essere di aiuto ai nostri pazienti e di supporto alla sanità pubblica, nonostante le fughe in avanti di qualche collega che sta effettuando il test anticorpale pur in assenza di autorizzazione alcuna e nonostante alcuni truffatori stiano approfittando della situazione effettuando i tamponi in maniera assolutamente criminale (è della settimana scorsa la notizia della chiusura di un laboratorio non autorizzato e della conseguente denuncia della titolare).

La situazione sopra esposta impone a tutti noi, parti in causa, un costante aggiornamento ed alcune riflessioni sulle scelte strategiche fatte da chi ci governa, che, fatalmente, si riverberano sulla vita di tutti.

Ritengo che fondamentali, in tal senso, dovrebbero essere le esperienze dei paesi che ci hanno preceduto e sembrano aver rallentato, se non del tutto arrestato, la propagazione del virus – Cina e Corea del Sud su tutti –.
Tale analisi deve necessariamente prendere spunto dai numeri che tristemente vengono comunicati con cadenza giornaliera dalla Protezione Civile.

Da una fredda analisi di detti numeri sembrerebbe che il tasso di mortalità in Italia sia ampiamente più elevato rispetto a tutti gli altri paesi anche a parità, o quasi, di tamponi effettuati.

Ciò certamente dipende dal fatto che in Italia si considerano deceduti a causa del coronavirus tutti i deceduti positivi al virus, mentre negli altri paesi si indicano diverse cause di morte per i pazienti, la maggior parte, con patologie in atto al momento del decesso che, certamente aggravate dal virus, li hanno portati al decesso stesso.

Altra considerazione è quella che in Italia si effettua il tampone solo sui malati sintomatici, da qualche giorno in Lombardia anche monosintomatici, e tra questi ce ne sono anche tanti arrivati in ritardo al risultato del tampone e, quindi, in condizioni critiche.

Purtroppo, tale situazione non è una scelta di alcuno, ma dettata da situazioni contingenti come il fatto che le strutture, al momento solo pubbliche, che effettuano il tampone sono poche e, come si legge, spesso hanno difficoltà di approvvigionamento dei kit per l’esecuzione delle analisi.

Qualche giorno fa l’Assessorato Regionale alla Salute ha pubblicato una manifestazione di interesse per i soggetti privati accreditati per supportare i laboratori pubblici nell’esecuzione dei tamponi. L’allegato tecnico riportava, di fatto, non solo una specifica tecnologia (RT-PCR), che è sicuramente l’unica metodica che ci permette di trovare il genoma virale, ma alcune specifiche tecniche che di fatto identificavano una specifica apparecchiatura di una, ed una sola, casa produttrice, di fatto escludendo la stragrande maggioranza di laboratori che avrebbero potuto essere di supporto a tale attività.

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