COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - "Seduta speciale Sesta Commissione su Shoah"

i contributi dei relatori e i saluti del Presidente Ciambetti

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

L’avv. Paolo Gnignati, Presidente della Comunità ebraica di Venezia, è intervenuto sul tema ‘Educare alla Memoria’, sottolineando come “la memoria esige del tempo per formarsi ed emergere, per essere poi testimoniata. Soprattutto in Italia, nei primi quindici anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, è regnato il silenzio, l’oblio sull’Olocausto, si respirava un clima culturale non favorevole al ricordo, che fatalmente ha lasciato spazio anche a ipotesi revisionistiche e negazioniste. C’era un grande pudore di testimoniare la Shoah, di raccontare fatti talmente incredibili da non sembrare neppure veri. C’era una zona grigia della memoria in cui hanno trovato collocazione coloro che, pur non facendosi parte attiva nella persecuzione agli Ebrei, tuttavia si sono voltati dall’altra parte, sono rimasti indifferenti, non hanno reagito. Al contrario, i Giusti del Mondo sono persone semplici, comuni, ma che non hanno tollerato nessuna forma di persecuzione e si sono spesi in prima persona per combattere le intolleranze. Nel nostro Paese, la consapevolezza sull’importanza della Memoria si è sviluppata a partire dagli anni Ottanta, culminando con la Legge n. 211/2000, che ha istituzionalizzato la Giornata della Memoria, una memoria che oggi deve formare le nostre coscienze civili, le quali dovranno sopravvivere anche alla morte dell’ultimo dei testimoni della Shoah. La memoria deve coniugarsi con la Storia, di cui è fonte fondamentale. Un grande valore hanno le testimonianze documentali, come le Pietre d’Inciampo”.

L’ing. Davide Romanin Jacur, Assessore dell’UCEI, ha presentato “i viaggi didattici nei campi di sterminio”, richiamando l’attenzione sul pericolo “che oggi la memoria diventi polarizzante, ovvero divisiva. Questo non può essere, è profondamente sbagliato. La Seconda Guerra Mondiale ha causato 50 milioni di morti, di cui 6 milioni furono ebrei; quindi, si tratta di una tragedia mondiale, che deve coinvolgere tutti, senza bandiere divisorie. Preferisco usare il termine ‘consapevolezza’ a quello di ‘memoria’, in quanto il primo riesce ad andare oltre il semplice ricordo, implica un forte e difficile impegno a essere informati”.

“Gli Ebrei non devono fare vittimismo sulla Shoah – ha ammonito in conclusione l’ingegnere Romanin Jacur – perché la Shoah assumerà un valore storico e una dignità sempre più forti nella misura in cui noi riusciremo a mettere da parte l’emotività costruita per dare spazio solo a sentimenti spontanei di ricordo, senza strumentalizzare la figura dei testimoni oculari dell’Olocausto. Da anni, sto accompagnando gli studenti nei viaggi della memoria: in pullman, nell’arco di quattro giorni, vengono visitate le località di San Sabba, (l’unico campo di sterminio italiano), Budapest, Auschwitz e Vienna. Le corriere diventano aule viaggianti: all’andata, prepariamo i ragazzi alla forte esperienza che vivranno in modo totalizzante, e al ritorno riceviamo le loro sensazioni”.

Ha chiuso i lavori, il Presidente del Consiglio Regionale, Roberto Ciambetti, che ha portato “i saluti alla Sesta Commissione”.

“E’ difficile non concordare almeno in parte con Elena Loewenthal e con le conclusioni delle sue riflessioni sul Giorno della Memoria – ha esordito Ciambetti - ‘se solo la si potesse dimenticare, questa storia, non i suoi morti, che poi sono miei, ma la storia in sé. Le leggi razziali, le persecuzioni, i treni con i deportati, le camere a gas, le torture, le fucilazioni di massa, le violenze assurde. Perché mai coltivarne la memoria, se non per continuare a star male?’, scrisse la Lowenthal, aggiungendo poi ‘l’ebraismo è una cultura della vita, ha fede nella vita. Non coltiva la morte’. A queste parole, fanno eco quelle della signora Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, che nel salutare papa Francesco nella sua visita alla Sinagoga, esordì dicendo ‘la memoria non è un esercizio di autoconsolazione per riparare agli orrori commessi’.  Per questo motivo, la giornata della Memoria non può e non deve essere un rito finito il quale le cose tornano come prima, e ciò a maggior ragione in giorni segnati da un antisemitismo sottilmente alimentato da un antisionismo altrettanto inaccettabile, dietro a cui si si cela in verità una malattia della mente, con le sue sentenze emesse in base al pregiudizio e a stereotipi”.

“La giornata della Memoria non si celebra per gli Ebrei – ha evidenziato il Presidente del Consiglio - La comunità ebraiche celebreranno dal tramonto del 20 al 21 aprile lo Yom HaShoa, per ricordare le vittime di quel genocidio di massa perpetuato in maniera sistematica dal nazifascismo. La Giornata della memoria serve a noi. Serve a ricordare che il Novecento fu ‘secolo sterminato perché affollato da una legione di sconvolgimenti, scoperte, di fedi, di delusioni’, ma anche ‘secolo degli stermini’, com’ebbe a notare Marcello Veneziani: pensiamo allo sterminio del popolo armeno, ancor oggi negato dal governo turco, lo sterminio degli ebrei oppure le pulizie etniche nei Balcani con cui si chiuse il Novecento”.

“L’etimologia di memoria, ben distinta dal ricordo, che è ben altra cosa, ci rimanda a Mnemosine, la personificazione divina della memoria nell’antica Grecia: amata da Zeus, Mnemosine concepì le Muse – ha spiegato Ciambetti - la memoria è la madre delle Muse e ciò lascia intendere il legame profondo tra la memoria, l’arte, la bellezza e il concetto di verità, in greco alétheia, la non-dimenticanza o lo stato del non essere nascosto, dunque la conoscenza, lo svelamento. La Memoria si pone come momento della conoscenza della verità. Una verità che può anche essere difficile da accogliere, amara, straziante. Senza verità si vive nell’errore e vi assicuro che il passaggio dall’errore all’orrore è facilissimo come il semplice cambio di vocale suggerisce”.

“Ringrazio il Presidente della Sesta Commissione, l’amico Alberto Villanova, tutti i componenti della Sesta Commissione e i rappresentanti delle Comunità ebraiche del Veneto, da sempre molto attenti alle nostre iniziative – ha concluso Ciambetti - per noi è un onore avervi qui”.

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