COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - "Proseguita nel pomeriggio la discussione sulla modifica della Legge Elettorale"

in aula consiliare, palazzo Ferro Fini

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - "Proseguita nel pomeriggio la discussione sulla modifica della Legge Elettorale che porta da 60 a 50 giorni prima delle elezioni il termine per pubblicare nel BUR il Decreto che indice le consultazioni"

(Arv) Venezia 27 mag. 2020 -  Il Consiglio Regionale del Veneto ha proseguito nel pomeriggio, a palazzo Ferro Fini, la discussione generale in ordine al Progetto di Legge n. 512 della Giunta “Modifiche della Legge Regionale 16 gennaio 2012, n. 5, ‘Norme per l'elezione del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale’. Modifica articolo 11, comma 2”: se votata, la nuova Legge Elettorale anticiperebbe ad almeno 50 giorni prima delle elezioni il termine per pubblicare nel BUR il Decreto del Presidente della Giunta regionale che indice le consultazioni. Dopo una riunione dei Capigruppo, la seduta è stata sospesa alle 16.00 e riprenderà domani mattina, giovedì 28 maggio, alle 10.30. Diversi gli interventi che si sono succeduti in aula durante la ripresa pomeridiana dei lavori. Il consigliere Pietro Dalla Libera (Veneti Uniti) ha ricordato come “questa proposta di legge si sintonizza con quella nazionale, che prevede il termine minimo di 50 giorni per indire i Comizi elettorali, e peraltro sarebbe in linea con le scelte adottate da altre regioni che vanno al voto nel 2020. E ricordo che è il Governo a dover decidere la data delle elezioni. Nessuno sta comprimendo i diritti dei cittadini: il nostro voto sarà quindi favorevole”. Anna Maria Bigon (PD) ha giudicato la Legge Elettorale “solo strumentale”. “Rinviando il voto non si sospende la democrazia, anzi: democrazia è portare avanti una campagna elettorale a stretto contatto con la gente, spiegando ai cittadini idee e programmi, e ricevendo da loro feedback – ha chiarito Bigon - Aprire le urne a luglio è offensivo, è politicamente avvilente addossare a noi la responsabilità di volere posticipare il voto in autunno”. La consigliera Dem ha invece evidenziato “l’impreparazione della Regione nel preparare la fase 2, quella della ripartenza. Voglio vedere quali interventi concreti verranno posti in essere per sostenere i cittadini veneti. Mi sembra che la Regione stia brillando solo per l’attività di comunicazione posta in essere”. Francesca Zottis (PD) ha ribadito che “non ci troviamo in un vuoto democratico”. “Nessuno di noi ha chiesto di rinviare le elezioni nel 2021, come è stato deciso in altri Stati” – ha chiarito la consigliera – “il rinvio è dovuto solo all’emergenza Coronavirus. Cerchiamo piuttosto di garantire a tutte le forze politiche, anche a quelle più piccole, di usufruire delle stesse opportunità durante la campagna elettorale”. La posizione espressa dalla consigliera Zottis è stata fatta propria da Patrizia Bartelle (Italia in Comune/Veneto 2020) per la quale “è fondamentale garantire a tutti, in modo pieno, di poter esprimere la propria posizione politica, nonché a tutti i cittadini di poter esercitare in piena sicurezza il diritto del voto: penso in particolare alle persone anziane che durante la loro vita non hanno mai voluto mancare a un appuntamento elettorale. Sono favorevole all’Election Day, anche per ottimizzare le spese. E non possiamo dimenticare i gravi problemi che affliggono la sanità veneta che escono amplificati da questa emergenza, in primis le lunghe liste di attesa”.

 

Il consigliere Antonio Guadagnini (Partito dei Veneti) ha espresso “contrarietà al provvedimento in esame: votare nel mese di luglio è una forzatura: per il principio di autonomia, non ha senso uniformarsi alle decisioni prese da altre regioni”. “E organizzare una campagna elettorale in pieno luglio è molto difficile” – ha osservato Guadagnini – “Anche perché la data diverrebbe poi strutturale anche per le prossime tornate elettorali. Dobbiamo invece garantire a tutti i cittadini di poter votare in sicurezza e con serenità d’animo”.  

Il Presidente del Consiglio Regionale Roberto Ciambetti ha chiarito: “Questa modifica di legge serve esclusivamente per portare da 60 a 50 giorni il periodo a disposizione del Presidente della Giunta per emanare il Decreto di indizione delle elezioni”. “E ricordo, da rappresentante della Lega, che è stata proprio la Conferenza Stato- Regioni a proporre la data del 26 luglio: mi sembra che tra i componenti della Conferenza vi sia anche Nicola Zingaretti, Segretario nazionale Dem. Rammento anche che le regioni dovrebbero godere della massima autonomia in materia elettorale: serve un confronto costruttivo con esse ed è opportuno un allineamento con le altre regioni che vanno al voto nell’anno corrente, anche per poter avviare con loro una proficua collaborazione istituzionale” – ha continuato Ciambetti - “Penso anche che il parere espresso al Governo dal Comitato tecnico scientifico avrebbe dovuto essere più strutturato, tenendo in considerazione l’andamento favorevole della curva epidemiologica e non limitandosi a prevedere in modo generico la conclusione delle operazioni elettorali entro settembre, cosa che peraltro non escluderebbe l’appuntamento elettorale di luglio”, ha concluso Roberto Ciambetti.

Archiviato in


Modifica consenso Cookie