Terremoto 3.4 ad Amatrice

Alle 4.48, profondità 10 chilometri

(ANSA) - ROMA, 11 GEN - Terremoto di magnitudo 3.4, questa mattina, ad Amatrice. La scossa è avvenuta alle 4:48, alla profondità di 10 chilometri. La magnitudo era stata inizialmente calcolata in automatico, in base ai primi dati, in 3,6 (magnitudo locale). Come sempre avviene, dopo sono stati eseguiti ulteriori calcoli dai sismologi che hanno indicato la magnitudo in 3,4 (magnitudo momento). L'epicentro è stato localizzato 2 chilometri a nordest di Amatrice, a 8 da Accumoli, a 11 da Campotosto e a 15 da Arquata del Tronto. 

DAL 24 AGOSTO 2016 LA TERRA NON SMETTE DI TREMARE

Una sorta di 'vibrazione' scuote la crosta terrestre dell'Italia centrale dal 24 agosto 2016, ovvero da quando si è attivata la sequenza sismica di Amatrice-Norcia: è dovuta al graduale adattamento del volume della crosta, che finora ha generato circa 80.000 scosse. Anche quella di magnitudo 3.4, registrata alle 4:48 di oggi ad Amatrice, in provincia di Rieti, è collegata a questo meccanismo. Lo ha detto all'ANSA Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
''Una scossa di magnitudo 3.4 è del tutto compatibile con l'evoluzione delle repliche in corso dal 24 agosto 2016'' ha aggiunto Doglioni. ''Terremoti simili - ha proseguito il presidente dell'Ingv - ci sono stati anche nelle ultime settimane e non c'è un allarme specifico: sappiamo che nell'area ci sono circa 20-30 scosse al giorno, molte di magnitudo inferiore a 2.0, e sono tutte repliche legate allo stesso meccanismo''. Fra i terremoti simili recenti, oltre a quello di oggi, ci sono i tre avvenuti nella notte tra il 27 e il 28 dicembre scorso, uno di magnitudo 2.7 con epicentro vicino ad Amatrice e due di magnitudo 2.6 vicino da Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, e la scossa di magnitudo 4.0 del 4 dicembre, avvenuta nella stessa zona.
Se i terremoti dell'Appennino durano più a lungo, con numerosissime repliche, la 'colpa' è delle caratteristiche della crosta terrestre, come di recente aveva indicato la ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports e coordinata dall'università Sapienza di Roma con Ingv e Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea).
I sismi dell'Italia centrale, per esempio, sono generati da movimenti di tipo estensionale, nei quali avviene cioè una sorta di 'stiramento' e i dati indicano che "nelle zone dove la Terra si dilata le sequenze sismiche, nonostante abbiano magnitudo mediamente più basse rispetto agli ambienti compressivi, durano più a lungo'', aveva rilevato Doglioni. Questo accade perché il volume della crosta terrestre ''si muove a favore della forza di gravità. Le sequenze quindi terminano solamente quando il volume collassato trova un suo nuovo equilibrio gravitazionale''. Nei terremoti generati dalla compressione della crosta terrestre, invece, il movimento avviene in modo opposto rispetto alla forza di gravità e, di conseguenza, l'energia in grado di continuare a sollevare il tetto delle faglie si esaurisce più rapidamente. 

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