Ferdinand, il toro pacifista

Da libro cult di Munro Leaf film animato in sala per le feste

"Risolvere i problemi con l'esempio, non con la forza, accettare l'altro, non giudicare un libro dalla copertina, andare oltre l'aspetto e capire quanto siamo uguali". Sono questi, secondo il brasiliano Carlos Saldanha, uno dei registi di punta degli studi d'animazione Blue Sky, i messaggi sempre più attuali e necessari - "soprattutto oggi, che il mondo è cambiato forse non in meglio" - di Ferdinand, il film animato in Cgi sul toro pacifista che alle corride preferisce i fiori, in arrivo il 21 dicembre in Italia, con anteprime il 16 e il 17, distribuito da 20th Century Fox.

E' la trasposizione di un libro per bambini diventato cult, 'La storia del Toro Ferdinando' di Munro Leaf con le illustrazioni di Robert Lawson, che dall'uscita nel 1936 per il suo messaggio pacifista è stato bandito in molti Paesi, come la Spagna (dove è stato vietato fino alla morte di Franco) ed è stato bruciato come "propaganda" nella Germania nazista per essere poi regalato a fine conflitto in 50 mila copie dalle truppe Usa ai bambini tedeschi. In America il libro è diventato subito popolarissimo e già nel '38 la Disney gli aveva dedicato un corto, premiato con l'Oscar. Ci sarà una proiezione del film per Trump alla Casa Bianca? "Chi lo sa - dice sorridendo oggi a Roma il 52enne Saldanha (tra i suoi film, i sequel 2 e 3 de L'era glaciale e i due Rio) -, spero però che lui abbia letto il libro ai suoi figli".

In questa adventure comedy animata per famiglie, che mescola a temi importanti un gran ritmo, musica, balli e diversi livelli di comicità, è protagonista un toro sui generis, Ferdinand, poco portato fin da piccolo alla violenza e alle corride. Preferisce la vita pacifica fra campi, fiori, giochi e serate a guardare la tv con la piccola Nina e il suo papà, nella fattoria di famiglia. Però dopo un'uscita al villaggio zeppa di incidenti (compresa una difficile 'visita' in un negozio di ceramiche), Ferdinand, diventato un massiccio animale da 900 kg, è requisito e portato nella Villa dei tori, dove i suoi 'colleghi' aspettano solo il momento di farsi vedere pronti l'arena, ben sapendo che l'alternativa per loro è il mattatoio. Quando arriva alla villa il più famoso torero di Spagna, El Primero, per scegliere il toro con cui combattere nella sua ultima corrida, Ferdinand, insieme a vecchi e nuovi amici come la pasticciona capra calmante/coach Lupe, si lancia in un ardito pieno di fuga. L'intento di Saldanha "non era fare un film politico, ma raccontare una storia con dei bei messaggi che ha per protagonista un toro, poi ognuno è libero di interpretarla come vuole, anche in senso politico". Allo stesso modo "qualcuno può vederci una critica alle corride o un sostegno al vegetarianesimo, anche se non sono bandiere del film, io ad esempio mangio carne, ognuno può scegliere".

Il cineasta, prima di partire con il progetto nel 2010/2011, ha parlato a lungo con la famiglia di Munro Leaf: "Mi hanno lasciato un'assoluta libertà creativa, chiedendomi solo di trasferire in immagini le tante reazioni emotive che la storia suscita. Il racconto è breve, quindi ho avuto la possibilità di allargarlo, rendendo con nuovi personaggi le diverse prospettive - spiega -. Ho anche chiesto alla famiglia quale fosse stato secondo loro l'elemento che aveva fatto proibire il libro in Paesi come Spagna, Germania e Italia. E mi hanno spiegato che, oltre al pacifismo, c'era l'averci visto una lotta contro un sistema oppressore. Curiosamente, invece, nei Paesi asiatici è considerato un libro 'alla Gandhi' sulla pace interiore".

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