Easy-Living, migrazione senza retorica

In sala la commedia-favola dei fratelli Miyakawa

Si può fare un film sull'immigrazione senza retorica, senza drammi, anzi divertendo, empaticamente? Sì, o almeno ci sono riusciti Orso e Peter Miyakawa alla loro opera prima: Easy Living - La vita facile' in sala il 24 settembre distribuito da I Wonder Pictures.
    Già al festival di Torino, il film è una commedia delicata, a volte colorata di fumetto, che racconta della fuga da Ventimiglia verso la Francia di un migrante magrebino che vuole raggiungere la moglie e il figlio che lo hanno preceduto a Parigi.
    Questi i protagonisti della storia: un ragazzino quattordicenne Brando (James Miyakawa, fratello minore dei registi); l'universitaria Camilla (Camilla Semino Favro), che contrabbanda medicine e sigarette alla frontiera italo-francese; il bizzarro maestro di tennis americano Don (Manoel Hudec), rubacuori che sogna di fare il pittore e, infine, Elvis (Alberto Boubakar Malanchino), migrante clandestino pieno di vita.
    Tutti insieme organizzeranno un piano rocambolesco per aiutare il migrante a varcare il confine dopo i suoi molti tentativi falliti.
    "Questo film è nato in un baracchino di caramelle - racconta Peter Miyakawa -. Io e Orso ci siamo guardati e ci siamo detti: facciamo un film su qualcosa che ci tocca da vicino. Abbiamo così deciso di girarlo in un posto dove abbiamo passato le vacanze da piccoli. Il modo migliore per farlo - continua il regista - è stato usare nostro fratello Brando, che era come noi quando eravamo piccoli. Negli ultimi anni abbiamo visto cambiare Ventimiglia, ora è tornata davvero ad essere una frontiera. Non solo, è piena di migranti fermi ad aspettare".
    E ancora i registi: "Abbiamo voluto fare una commedia malinconica, non un dramma. Ci sono già tanti film e documentari su questi temi drammatici mentre noi abbiamo cercato di fare un film più legato all'empatia, trattando la migrazione in maniera piu leggera".
    La volontà era - spiegano infine Orso e Peter Miyakawa - :"evitare un approccio documentaristico, cosa che ci sembrava presuntuosa, e concentrarci invece su una singola storia, senza dare lezioni ma, al contrario, in un'atmosfera da favola in una Ventimiglia quasi immaginaria".
    Frase chiave del film che ne spiega anche il titolo, quella che dice il tennista Don al migrante Elvis:"Io non fuggo da nessuna guerra, se non quelle che sono scoppiate nel mio cervello, per me è stata una vita facile". (ANSA).
   

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