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>>>ANSA/Lahiri, l'italiano è la lingua della mia creatività

A Pordenonelegge con un nuovo libro per il Premio FriulAdria

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - PORDENONE, 17 SET - L'italiano è diventata la lingua "della creatività, dei sogni, la chiave che apre la porta" per Jhumpa Lahiri, la scrittrice Premio Pulitzer, nata a Londra da genitori bengalesi, alla sua prima volta a Pordenonelegge per ritirare il 'Premio FriulAdria Crédit Agricole La storia in un romanzo" di cui è "onorata". A Pordenone è arrivata con il suo ultimo libro 'Racconti romani' pubblicato da Guanda, un omaggio alla sua città d'elezione in Italia, Roma, e ad Alberto Moravia.
    "Ormai da dieci anni scrivo in italiano. Un italiano in cui tutt'ora mi sento sia a casa, radicata, sia fuori luogo. C'è questa doppia realtà che secondo me mi fa molto bene" dice all'ANSA la Lahiri che vive tra Roma e New York dove insegna al Barnard College della Columbia Univeristy. "C'è sempre una tensione verso tutto, verso la lingua, le parole, le frasi. Ed è una metafora della vita, dell'esistenza.
    Così come con Roma ho questo rapporto da dentro e da fuori, mi sento super radicata, a casa, ma anche no. Proprio come il primo racconto del libro che s'intitola 'Il Confine'. Sono io al confine, sempre lì, in quella posizione lì. Roma per me è il confine, è molto importante" racconta la scrittrice, al quinto libro scritto in italiano e al terzo di racconti, che il 20 settembre riceverà nella Capitale anche il Premio Medaglia di Roma.
    "Sarà molto emozionante ricevere questo premio. E' particolarmente significativo per me. Sono dieci anni che ho questo rapporto così forte con Roma". Ma come è nato questo amore con la città? "Roma ha scelto me alla fine, è una cosa un po' reciproca, come i grandi amori" spiega la scrittrice che vive a Trastevere. Nei nove racconti del libro c'è il suo sguardo sulla città di oggi, degli ultimi anni, con i suoi problemi. "Non riesci ad amare pienamente una persona, un luogo, senza essere consapevole dei difetti, del lato negativo, problematico. E' importante perché chi viene da fuori cerca spesso la cartolina: la Roma sempre bella, piena di cultura. C'è una specie di cecità verso il lato più problematico, le tensioni, la parte violenta della città. Io che sono in una posizione di mezzo, un po' come chi traduce che deve sentire entrambe le lingue, riesco ad assorbire un po' tutto. Mi interessa molto, come interessava a Moravia, la realtà di questa città che è un po' onirica, irreale. Mi chiedo spesso, ma è possibile esista una città del genere? Quel contatto con il passato, i secoli, l'antichità e la bellezza umana per strada è una cosa che provo soltanto a Roma" sottolinea.
    La maggior parte dei racconti romani della Lahiri nascono da conversazioni che ha fatto andando un po' in giro. "C'è un misto di prospettive. Ci sono anche romani non di origini straniere che si sentono fuori luogo. In ogni libro che scrivo il tema dominate è quello dello straniero. Se ci pensi siamo tutti stranieri e questa cosa dell'appartenenza è una nostra invenzione" spiega.
    Autrice di otto libri, tutti pubblicati in Italia da Guanda, la Lahiri ama particolarmente i racconti. "Li ho sempre amati.
    Sono diventata scrittrice grazie a Cechov, ai racconti di Joyce, Svevo. Sono poi la forma ideale per raccontare Roma perché Roma è tutto un racconto. Incontri una persona per strada e ti regala un micro racconto. E' bello questo, c'è il desiderio di condividere".
    I racconti romani di Moravia "mi hanno fatto scoprire la città prima di arrivare a Roma. Per me è uno scrittore fondamentale. Lo adoro per la scrittura, la limpidezza, la precisione della scrittura e per il modo in cui mescola tutti i mondi, la borghesia e una Roma più popolare". dice. All'estero, spiega, "si è risvegliato un interesse per la letteratura italiana "sulla scia del fenomeno Elena Ferrante. C'è più attenzione e curiosità. Vedo in giro più traduzioni dall'italiano, ma c'è ancora un po' di strada da fare" sostiene.
    Il suo futuro lo vede in Italia e si augura che il Paese rimanga "sempre aperto a tutti con le misure giuste. Curioso, rispettoso verso l'Altro perché questo è il segno di una società civile" afferma pensando alle elezioni politiche del 25 settembre. (ANSA).
   

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