Eco: Sgarbi, ci faceva test sui nomi dei Sette Nani

A RaiNews24 per uscita Filosofia di Umberto Eco a 5 anni morte

"Umberto Eco era abbastanza polemico rispetto all'uso sfrenato e additivo, nel senso di una sorta di droga, dell'uso dei social che porta a una confusione mentale più che a una lucidità mentale". Lo ha raccontato Elisabetta Sgarbi, oggi in un'intervista su RaiNews24, in occasione dell'uscita, a cinque anni dalla morte di Umberto Eco del libro 'La filosofia di Umberto Eco con la sua autobiografia intellettuale', pubblicato da La nave di Teseo.
    E' proprio vero che Eco diceva che i social "danno diritto a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Oggi invece hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel"? ha chiesto il giornalista alla Sgarbi, ricordando le offese via social alla senatrice Liliana Segre quando sono state diffuse le immagini della sua vaccinazione antiCovid.
    "Eco era un uomo molto severo, molto rigoroso, amava molto divertirsi ma il suo era un divertimento intelligente, mai vacuo, e tentava di far crescere anche all'Università i nuovi collaboratori più giovani, con cui si confrontava e nei quali si rispecchiava, con una cultura profonda. Ricordo degli aneddoti che mi creavano - a me che ero arrivata abbastanza giovane alla Bompiani - gli inviti che ci faceva a Capodanno a casa sua, ricevendoci con questa tavola imbandita e curatissima, preparata dalla moglie Renate. Ci sottoponeva, un pochino perfidamente, a dei test che erano quelli che preparava per gli studenti. Ti trovavi in una situazione apparentemente ludica e dovevi sapere un passaggio fondamentale della Divina Commedia, oppure dovevi ricordarti i nomi di protagonisti di romanzi fondamentali" ha spiegato la Sgarbi. "Il suo test preferito era domandare a bruciapelo il nome dei Sette Nani e c'era sempre qualcuno in questa tavola imbandita di personaggi colti, di professori ed editori che se ne dimenticava uno. Credo che l'approssimazione più spesso manifesta o la tendenza alla polemica e all'insulto sui social ancora oggi lo porterebbe a dire quello che veramente lui ha detto" ha sottolineato.
    E degli aspetti poco conosciuti di Eco la Sgarbi, che ha fondato con l'autore de 'Il nome della rosa' La nave di Teseo, ha raccontato: "Era un uomo fedelissimo. I nonni, che non erano persone particolarmente colte comunque gli avevano inculcato un amore per la lettura. La nonna in particolare per Balzac, per Stendhal. Il nonno rilegava i libri e gli ha lasciato in eredità un cassone dentro al quale c'era una montagna di libri che lui ha imparato ad amare, a toccare, a respirare e dentro ha trovato questa bellissima edizione dei Tre moschettieri, un libro che poi citerà continuamente".
    Nel libro Eco racconta "la collaborazione con la Rai e questo dimostra che non era solo un uomo di libri, ma anche un uomo di comunicazione" dice la Sgarbi. Ma "la cosa che più mi ha colpito è stato vedere in lui, proprio quando nacque La nave di Teseo, 5 anni fa, un entusiasmo e un senso di avventura proprio di un ragazzo e una lucidità e libertà intellettuale assoluta che lo ha portato a decidere di lasciare la casa editrice Bompiani, a cui è rimasto fedele tutta la vita, per una nuova forma di fedeltà, per trovare un editore che avesse ancora l'idea di avere un rapporto vero con i propri autori e naturalmente cercando di evitare quella dispersione di identità che poteva esserci in una concentrazione editoriale. Era la fedeltà che lui ha sempre avuto all'idea dell'essere editore. Questo lo ha fatto in un momento in cui sapeva che il suo futuro era molto breve.
    E' stato per me un grandissimo esempio, soprattutto sentirgli dire che questo gesto lui lo faceva per i suoi nipoti" sottolinea la Sgarbi. (ANSA).
   

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