Moda e natura nell'Herbarium di A.I.

Mostra d'Artisanal Intelligence ispirata alla Dickinson

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Ispirazione natura con l'Herbarium, nuovo progetto espositivo di A.I Artisanal Intelligence, curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques, che viene mostrato nella ex Caserma Guido Reni dal 23 al 26 gennaio. A.I.
    Herbarium prende ispirazione da quello di Emily Dickinson datato 1845: la cura scientifica che la scrittrice mise nel suo erbario rivela il suo immenso amore per la natura che ha influenzato tutta la sua poetica.
    La moda è purtroppo uno dei maggiori responsabili dell'inquinamento del nostro pianeta e oggi si torna ad un utilizzo responsabile di quello che la natura ci offre per creare fibre o tinture che non avvelenino più l'ambiente. il progetto di A.I. prende spunto dall'amore per le specie floreali della scrittrice. La scenografia è un piccola casa con giardino con gli interni realizzati con antichi testi e stampe botaniche, grazie alla collaborazione con Valentina La Rocca, proprietaria dell'Antica Libreria Cascianelli, e grazie al prestito di 13 antiche teche erbari del Museo dell'Orto Botanico di Roma. Il simbolo della couture è un abito di Galitzine su immagine di Dior della collezione della Sartoria Farani. La visione artistica è rappresentata dalla performance dell'artista Marina Viola Cavadini: Les Doigts En Fleur: immagini dei tableaux vivant dove performer indossano accessori progettati con proprietà tattili e visive. Le estremità morbide, lucide e appuntite del corpo umano sfumano nelle piante invitandoci a riconsiderare la nostra relazione con l'alterità. I performer si fondono con la flora circostante in una forma che predilige linguaggi non verbali. Come il laboratorio permanente che ospita l'atelier di osservazione della materia di Chiara Cavallo, designer di gioiello che in seguito alla partecipazione della designer al progetto Keur Design 2, organizzato a Dakar da Eunic (Eu National Institutes for Culture) con 8 designer europei e 16 artigiani senegalesi, racconta l'esperienza sul territorio africano con due artigiani locali, Serigne Bamba Guye e Ibrahima Diatta, guidati nella realizzazione di una collezione di gioielli contemporanei. (ANSA).
   

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