Battisti, estradizione è consegna a morte

Intervista in Brasile. Legali, fiducia in Temer non lo estraderà

    Se il Brasile confermerà la mia estradizione in Italia "mi consegneranno alla morte": lo ha detto Cesare Battisti intervistato da 'O Estado de Sao Paulo'."Perché non ho diritto di restare in Brasile?", si chiede nell'intervista realizzata a Cananeia, sul lungomare di San Paolo. Battisti ha detto di non sapere "su cosa si basi" l'ufficio legale della presidenza della Repubblica brasiliana per giustificare una sua possibile estradizione. I suoi avvocati, ha aggiunto, stanno ancora aspettando che i ministeri competenti forniscano le informazioni al riguardo.
I suoi avvocati si sono detti convinti che il presidente brasiliano, Michel Temer, non autorizzerà l'estradizione in Italia dell'ex terrorista. "Siamo fiduciosi che il presidente della Repubblica, noto docente di Diritto costituzionale, rispetterà le norme brasiliane, nonostante le pressioni politiche interne ed esterne"."Non ho mai pensato di uscire dal Brasile, ma se avessi voluto farlo non sarei andato in Bolivia, avrei scelto l'Uruguay, perché è un paese un po' più affidabile ed è dove ho più relazioni": lo ha detto Cesare Battisti nel corso dell'intervista concessa al quotidiano 'O Estado de S.Paulo'.

  Battisti è tornato a parlare del suo arresto nella città di Corumba', al confine con la Bolivia, avvenuto la settimana scorsa, per sospetto traffico di valuta. Ai giornalisti di 'Estado' ha ribadito che era su un'auto, in compagnia di due amici, con l'intenzione di "comprare giacche di pelle, vino e materiale da pesca" in quella zona perché "più economico". "Ma è evidente che ci stavano aspettando", ha aggiunto l'ex terrorista, secondo cui "da tempo questa operazione veniva organizzata con l'aiuto dell'ambasciata d'Italia" a Brasilia. "Se non mi avessero preso a Corumbà sarebbe stato a San Paolo o a Curitiba. Il piano era pronto. Qualsiasi pretesto era buono", ha affermato Battisti.
   

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