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Del Col, 'per la pace in Medioriente serve un atto di coraggio'

Il Generale lascia il comando Unifil dopo quasi 4 anni

Con "un atto di coraggio" le autorità libanesi e israeliane possono avviare un "processo di pace" senza precedenti che coinvolga il Medio Oriente a partire dal sud del Libano: è l'auspicio espresso oggi dal generale italiano Stefano Del Col, il cui mandato scade a fine mese dopo quasi 4 anni trascorsi come comandante e capo missione del contingente Onu (Unifil), schierato in Libano a ridosso della Linea Blu di demarcazione con Israele.
    Il generale spagnolo Aroldo Lazaro Saenz è stato nominato nei giorni scorsi successore di Del Col. Ma il generale italiano rimane finora il più longevo dei comandanti e capi missione di Unifil da quando i compiti del contingente, di cui fanno parte un migliaio di soldati italiani e che è presente nella regione dal 1978, sono stati ampliati in seguito alla guerra tra Israele e Hezbollah nell'estate del 2006.
    "L'inizio del mio mandato non è stato semplice", ricorda Del Col durante una conversazione con l'ANSA dal suo ufficio nella base di Naqura, quartiere generale di Unifil all'estremo sud del paese.
    Il suo incarico è cominciato nell'agosto del 2018: "Appena sono arrivato ho dovuto affrontare la questione dei tunnel sotterranei di Hezbollah che, in tre casi, violavano la Linea Blu. E questo ha scatenato l'operazione militare israeliana".
  “Sin da subito ho fatto di tutto perché la situazione nel sud del Libano fosse sufficientemente stabile - afferma Del Col - perché si dia spazio alle parti di dialogare politicamente e in maniera efficace”. Per mantenere questa stabilità, afferma, serve prima di tutto “evitare le violazioni” della Linea Blu, quella linea tracciata nel 2000 dopo il ritiro di Israele dal Libano dopo più di vent’anni di occupazione. Quasi ogni giorno Israele viola lo spazio aereo libanese, e periodicamente ci sono lanci di razzi dal territorio libanese verso Israele. “Per evitare le violazioni serve un maggior controllo della Linea Blu”, insiste il generale italiano che ricorda come questa non sia però un confine riconosciuto internazionalmente. Ci sono infatti tredici punti lungo la Linea Blu dove le autorità libanesi e il partito armato sciita libanese Hezbollah filo-iraniano non riconoscono la legittimità della presenza israeliana. La situazione rimane in un precario equilibrio. “Ora lascio il sud del Libano stabile - afferma Del Col - ma servirebbe un atto di coraggio per definire al meglio la Linea Blu e dare così un segnale di speranza alle popolazioni di entrambe le aree perché possa esserci un processo di pace. Questo non dipende da Unifil ma dalle dirigenze dei rispettivi paesi”, afferma.

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