Caso Skripal, Mosca pronta a rispondere a nuove sanzioni Usa

Medvedev: sono dichiarazione guerra economica

Le possibili nuove sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia sono "una dichiarazione di guerra economica" e "a questa guerra bisogna rispondere con strumenti economici, politici e, se necessario, di altro tipo". Lo ha detto il premier russo Dmitri Medvedev.

Le annunciate sanzioni americane contro Mosca per il caso Skripal gettano nuova benzina sui già infuocati rapporti tra Russia e Stati Uniti provocando inevitabilmente l'ira del Cremlino. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha assicurato che Mosca risponderà alle sanzioni, ma cercando di non compromettere in modo irrimediabile le relazioni con gli Stati Uniti. Mentre il braccio destro di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha denunciato che le nuove restrizioni sono "un atto ostile" e "illegale" e "difficilmente possono essere associate alla costruttiva, sebbene complessa, atmosfera del recente incontro" a Helsinki fra Trump e Putin. Il summit finlandese era stato interpretato a Mosca come una grande vittoria diplomatica del Cremlino. Ma con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, le pressioni che il Congresso Usa esercita sulla Casa Bianca stanno inevitabilmente crescendo. Soprattutto con il Russiagate che infuria. Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato mercoledì sera le nuove sanzioni, ricevendo immediatamente il plauso del governo britannico. Londra e Washington accusano il Cremlino di essere dietro l'avvelenamento a Salisbury dell'ex colonnello doppiogiochista dell'intelligence russa Serghiei Skripal e di sua figlia Iulia. I due sono stati ricoverati in ospedale per settimane perché contaminati con un micidiale agente nervino che si suppone sia stato creato in Unione Sovietica negli anni '70 e '80: il Novichok. Ma Mosca respinge tutte le imputazioni che le vengono rivolte e accusa Usa e Gran Bretagna di aver messo in piedi un complotto internazionale contro di lei. Ribadendo anche oggi 'l'assenza di prove'. Le nuove sanzioni si suddividono in due tranche. La prima scatterà il 22 agosto e prevede lo stop all'esportazione di alcuni beni ritenuti strategici per la sicurezza nazionale. Ma è la seconda quella che potrebbe davvero rivelarsi una dura batosta per il Cremlino. Sarà attivata fra tre mesi, ma solo se la Russia non fornirà "assicurazioni credibili" sulla sua volontà di non usare più in futuro armi chimiche e non consentirà le necessarie ispezioni alle Nazioni Unite. In questo caso, in teoria, gli Usa potrebbero persino tagliare ai minimi termini i rapporti diplomatici e quelli commerciali con Mosca, nonché vietare all'Aeroflot di volare negli Stati Uniti. Ecco perché stamattina, all'indomani dell'annuncio delle nuove restrizioni, le quotazioni della compagnia di bandiera russa erano crollate del 12,2%, riprendendosi però poi almeno in parte nel corso della giornata. Anche il rublo ha perso terreno nei confronti di euro e dollaro, proseguendo il trend negativo iniziato ieri, dopo la pubblicazione da parte del quotidiano Kommersant di una bozza di legge del Congresso Usa che prevede ulteriori sanzioni contro la Russia per le presunte interferenze nelle presidenziali del 2016. Le eventuali misure restrittive riguarderebbero, tra l'altro, anche i progetti di Mosca in campo energetico. Il Cremlino però non si scompone: "Il sistema finanziario russo è stabile" assicura Peskov, ricordando che ne ha dato già prova negli ultimi anni, di fronte alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina e al crollo del prezzo del petrolio. Chissà se basterà a convincere gli investitori.

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