Consulta, a udienza referendum ammesso Calderoli

Come delegato Basilicata, ma non potrà parlare

Roberto Calderoli parteciperà alla camera di consiglio in cui la Corte Costituzionale ascolterà i legali delle Regioni che hanno promosso il referendum elettorale e gli avvocati delle associazioni che si oppongono alla consultazione.

Calderoli assisterà alla discussione senza però poter intervenire. E' stato lui stesso a chiedere di essere ammesso tra il pubblico, come delegato della Regione Basilicata e a ottenere il via libera di Marta Cartabia, presidente della Consulta. È la prima volta che accade.

Il sì di Cartabia alla richiesta di Calderoli- nella veste di delegato della Basilicata e non come ispiratore del referendum che vuole modificare in senso maggioritario l' attuale legge elettorale- va nel solco della linea di apertura all' ascolto del sociale appena intrapresa dalla Consulta, con la modifica delle regole sui propri giudizi.Nuove regole che prevedono tra l' altro che qualsiasi formazione sociale senza scopi di lucro se portatrice di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione in discussione possa presentare alla Corte opinioni scritte.

Intanto oggi il Germanicum, la legge elettorale proporzionale su cui spingono Pd, M5s e Iv, inizierà il proprio iter parlamentare alla Camera. Ma la vera attesa di tutta la politica è rivolta al giorno successivo, quando la Corte costituzionale deciderà sull'ammissibilità del referendum della Lega che va in direzione diametralmente opposta, instaurando un maggioritario puro.

A difendere l'impianto proporzionale del Germanicum è stato il ministro Dario Franceschini, secondo il quale questo sistema - fortemente voluto da M5s e che il Pd ha infine accettato - potrebbe favorire una alleanza tra i due soggetti, magari dopo le urne: "Il sistema proporzionale con sbarramento al 5% pone vincoli meno stringenti prima delle elezioni, si può andare separati, ma poi torna il tema delle alleanze, da preparare prima delle elezioni. Si può salvare il bipolarismo e formare dei poli meno forzati dalla legge elettorale". Inutile dire che dal centrodestra, Giorgia Meloni in testa, sono arrivate contumelie contro il ministro, e una difesa del maggioritario. Anche Salvini si è pronunciato per il maggioritario, ma non nella formula del referendum della Lega (100% collegi uninominali maggioritari), bensì del Mattarellum, che ha un 25% di proporzionale.

Parole interpretate in Transatlantico in modi opposti. C'è chi le ha lette come un modo per rientrare in dialogo sulla legge elettorale con la maggioranza, in caso di bocciatura da parte della Consulta del referendum: sulla linea di Giancarlo Giorgetti sarebbe una prima mossa per dirsi disponibili al confronto, pur partendo da una formula maggioritaria. Altri hanno letto nelle parole del leader della Lega un modo per indurre i giudici costituzionali ad ammettere il referendum, su cui gravano dubbi relativi all'ammissibilità. Se il quesito fosse ammesso, infatti, la maggioranza potrebbe evitare la consultazione popolare solo abbandonando il proporzionale e puntando ad una legge che va nella direzione del referendum, cioè maggioritaria. Ebbene, con le parole di oggi Salvini si dichiarerebbe disponibile ad accettare anche una formula "mitigata" di maggioritario, come il Mattarellum, il cui padre per di più è il capo dello Stato, a cui sono considerate vicine sia la presidente della Corte Marta Cartabia, sia la relatrice Daria De Petris. Interpretazioni opposte che fanno capire l'ansia con cui si guarda al Palazzo della Consulta.

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