Trump ora teme la sconfitta

Redazione ANSA

"Sarà una serata epica", prometteva giorni fa la campagna di Donald Trump, già al lavoro per organizzare al Trump International Hotel di Washington il 'night party' del 3 novembre, quello della vittoria. Una festa per la quale si chiedeva un contributo finanziario a tutti i supporter del presidente. Ma nelle ultime ore l'evento è stato improvvisamente cancellato. E, dicono i ben informati, The Donald passerà l'intera nottata elettorale nel fortino della Casa Bianca, circondato da pochi familiari e dai più fidati consiglieri.

Il brusco cambio di programma potrebbe essere legato al conflitto di interesse per l'uso del prestigioso hotel di famiglia, nello storico e imponente edificio che una volta ospitava il vecchio ufficio postale di Washington. Qualcuno parla di timori di assembramento o tira fuori la nota superstizione del presidente. Ma si fa largo il sospetto che dietro a tutto ci sia da parte di Trump la presa di coscienza di una possibile debacle, o quantomeno la convinzione che la notte elettorale ci sarà da lottare coi denti. Dunque il presidente non vuole distrazioni e soprattutto vuole marcare il territorio, non muovendosi neanche un minuto dal palazzo che i democratici sono decisi a riconquistare ma che lui non ha intenzione di mollare facilmente. I sondaggi continuano a vedere Joe Biden saldamente in testa e in grado di insidiare Trump anche nelle roccaforti rosse come Texas e Georgia, anche se l'ex vicepresidente predica prudenza e afferma di non dare nulla per scontato: "Lavoreremo per ogni singolo voto fino all'ultimo minuto".

Ma il presidente si sente sempre più accerchiato dalla pandemia, pur continuando a ripetere che i 9 milioni di contagli negli Usa sono solo il frutto di più test. "Stiamo facendo molto meglio dell'Europa", ha assicurato. E pazienza se ormai negli Stati Uniti si parla di circa 90 mila nuovi casi e di mille morti al giorno. Proprio questo aggravarsi della situazione potrebbe affossare le ultime speranze di Trump. Perché il boom dei casi riguarda almeno 24 Stati Usa, gran parte dei quali proprio quelli su cui il presidente sta puntando per tentare la rimonta: Pennsylvania, North Carolina, Wisconsin, Michigan, i quattro in cui lunedì con un ultimo tour de force di comizi Trump chiuderà la sua campagna elettorale. Mentre Biden, anche lui in Michigan con Barack Obama nel weekend, terrà l'evento finale nella sua Pennsylvania, alla vigilia del voto. Poi, sottolineano un po' tutti i commentatori, ci sarà da incrociare le dita. Oltre 84 milioni di americani hanno già votato, di cui 54 milioni per posta. Anche se (questo uno dei grandi dilemmi di queste elezioni) almeno 38 milioni di schede per il voto postale non sono ancora tornate indietro. "Le elezioni dovrebbero finire il 3 novembre", ha ribadito Trump su Twitter, definendo "folle" la decisione della Corte Suprema di permettere in uno Stato chiave come il North Carolina che i voti per posta possano essere conteggiati anche fino a nove giorni dopo il 3 novembre. Trump, rinchiuso nel fortino della Casa Bianca, è dunque deciso a dare battaglia. Mentre, se non dovesse accettare un'eventuale sconfitta, i sindacati sono pronti a scendere in strada per uno sciopero generale dei lavoratori, una serrata mai vista nella storia recente degli Stati Uniti.

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