Abruzzo

Gaspari: Melilla, politico clientelare, ma onesto

(ANSA) - L'AQUILA, 10 LUG - "Sul piano politico lo chiamerei clientelismo diffuso e pervasivo mentre sul piano economico e della politica economica della Dc, un keinesiano casereccio".Non è tenero nella definizione del lungo periodo di epopea dell'ex ministro Dc Remo Gaspari, il cosiddetto gasparismo, l'ex parlamentare del Pds e consigliere regionale dei Ds Gianni Melilla, poi Sel oggi indipendente di sinistra.
    Lo storico segretario della Cgil regionale, 66 anni, rilegge quella pagina di storia in concomitanza con le celebrazioni del leader abruzzese della Dc, a 10 anni dalla morte e a 100 anni dalla nascita. Nella analisi di quel periodo, Melilla però riconosce anche gli effetti benefici dell'azione di Gaspari "sempre a disposizione con l'unico obiettivo di fare il bene della sua terra": la sua opinione diventa positiva, anche per bocciare l'attuale politica segnata "da partiti personalistici e populisti".
    "Ho 66 anni, ma sono un grande nostalgico della Repubblica dei Partiti - spiega all'ANSA -, quindi sono un testimone di parte. La democrazia italiana sarà ricostruita dai partiti quando finirà la ubriacatura populista e sovranista e quando spariranno dai simboli i nomi Berlusconi, Prodi, Renzi, Salvini, Meloni. Il simbolo deve durare un tempo politico di anni non di un mandato. Gaspari apparteneva a un grande mondo antico in cui democristiani, comunisti e socialisti lottavano rudemente e radicalmente tra di loro, ma avevano una visione dello sviluppo del Paese e da sponde diverse e con metodi diversi lavoravano per gli interessi dei cittadini. Gaspari ha contribuito in maniera importante allo sviluppo dell'Abruzzo".
    Melilla ricorda che in Abruzzo la Dc, che con Gaspari raccoglie l'eredità di Spataro, era organizzata sulla base di grandi leadership regionali. "Gaspari - spiega - diventa leader in una terra povera falcidiata dalla emigrazione di centinaia di migliaia di persone nel dopoguerra fuggite via dalla miseria.
    L'Abruzzo ebbe con la Dc una risalita dal punto di vista economico con il metodo keinesiano: uno sviluppo basato sulla spesa pubblica con grandi investimenti in infrastrutture e industrializzazione - spiega ancora -. Il boom economico veniva dalla riforma agraria, dalle infrastrutture e dalla industrializzazione, Gaspari ebbe la capacità di favorire lo sviluppo. Anche i suoi ministeri, Mezzogiorno e Poste erano di spesa, quindi riuscì a convogliare in Abruzzo importanti investimenti. Questo meccanismo keinesiano durò fino agli anni '70. I risultati più positivi sono quelli sul campo dell'industria pubblica, colloquiando con i sindacati Cgil, Cisl ed Uil con i quali la Dc ha sempre avuto un buon rapporto".
    Melilla che incontrò Gaspari dopo la sua elezioni nel '92 nelle file del Pds, poco prima la distruzione della Dc sotto i colpi di Tangentopoli, sottolinea un altro aspetto: "Gaspari aveva un grande seguito personale ma non mai hai pensato di depotenziare il partito che continuava ad essere una guida. Era un uomo sempre disponibile verso gli altri".
    Melilla evidenzia anche la onestà dell'indimenicato uomo politico: "mi ha colpito molto all'epoca il fatto che Gaspari è stato rigirato come un calzino, ma non è stato trovato niente di poco trasparente o illegale: ha fatto clientelismo ma non ha rubato, ha mantenuto sempre un profilo molto alto. Pure da pensionato della politica ha continuato ad interessarsi mantenendo aperta la segreteria a sue spese, anche questo fa la differenza, assoluta, rispetto alla classe dirigente attuale".
    (ANSA).
   

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