In Lombardia parte progetto rilevamento antibiotici nei cibi

Vice presidente Moratti, Covid impone un aumento del controllo

Redazione ANSA MILANO
(ANSA) - MILANO, 17 MAG - La Giunta di Regione Lombardia ha approvato nella seduta odierna un progetto di valorizzazione delle filiere produttive della carne, del latte e delle uova, mediante la ricerca di residui di antibiotici, metalli e ormoni con nuove metodiche analitiche ad ampio spettro ed elevata sensibilità. "Gli eventi drammatici del Covid e della pandemia - dice la vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti - ci impongono di aumentare il controllo su quello che mangiamo. In quest'ottica, nelle linee d'indirizzo al Piano sanitario regionale ampio spazio è dato al tema del 'One Health', ovvero della massima condivisione e di una 'sola salute' di uomo, animali e ambiente. Il progetto approvato oggi va in questa direzione, proprio verso questi obiettivi". "La Lombardia - spiega Fabio Rolfi, assessore regionale all'Agricoltura - è la prima regione agricola d'Italia. Produciamo il 43% del latte italiano, abbiamo il 53% dei capi suini a livello nazionale, 16.600 allevamenti di bovini da carne e latte e oltre 1.000 allevamenti avicoli. Siamo terra di prodotti Dop conosciuti nel mondo. Si tratta di un sistema portante per la nostra economia e per la nostra storia e vogliamo tutelare con dati scientifici certi questo patrimonio".

Il programma è in grado di rilevare con un'unica analisi oltre 60 elementi chimici, anche se presenti a livelli oltre 100 volte inferiori ai limiti eventualmente previsti. La presenza di residui di farmaci veterinari in generale e di antibiotici in particolare è un tema quantomai attuale, all'attenzione dei consumatori. Il fenomeno viene spesso correlato alle condizioni in cui sono mantenuti gli animali negli allevamenti intensivi e alla necessità di effettuare trattamenti farmacologici per controllare patologie connesse a non ottimali condizioni di allevamento. Il rispetto dei limiti massimi di residuo fissati dalle norme comunitarie è un prerequisito sanitario garantito dai controlli. Ciononostante, negli ultimi anni si è assistito a un progressivo aumento sul mercato di prodotti che recano in etichetta la dichiarazione 'antibiotic free', che da un lato rappresenta un valore aggiunto per il consumatore, ma che al contempo richiede la possibilità di verifica su quanto dichiarato. (ANSA).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie