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Bosnia: serbo-bosniaci festeggiano in piena bufera su Dodik

Celebrazioni per 30/mo Republika Srpska. Appoggio da Belgrado

08 gennaio, 16:22
(ANSA) - BELGRADO, 08 GEN - Nel pieno della bufera che investe il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, accusato dalla comunità internazionale di crescenti mire secessioniste, e che nei giorni scorsi è stato colpito dalle sanzioni americane, la Republika Srpska (Rs), l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, ha avviato oggi in grande pompa tre giorni di festeggiamenti per celebrare il 30/mo anniversario della sua fondazione. Festeggiamenti caratterizzati da rinnovata retorica nazionalista e ai quali è prevista la partecipazione di alti rappresentanti della dirigenza di Belgrado. Il 9 gennaio 1992 i parlamentari di etnia serba, ostili all'indipendenza della Bosnia-Erzegovina, proclamarono unilateralmente la 'Repubblica serba di Bosnia', un atto di secessione che pochi mesi dopo portò allo scoppio di un sanguinoso conflitto armato durato tre anni e che sconvolse il cuore dell'Europa con un bilancio di 100 mila morti e 2 milioni di profughi. Una guerra fratricida segnata da crimini orrendi culminati nel genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 ottomila civili musulmani furono massacrati dalle truppe serbo-bosniache di Ratko Mladic e Radovan Karadzic, entrambi condannati all'ergastolo dal Tribunale dell'Aja. L'anniversario della fondazione della Republika Srpska, che si celebra ogni anno, viene regolarmente ignorato nella Federazione croato-musulmana, l'altra entità di cui si compone il Paese balcanico, dove i festeggiamenti vengono considerati una provocazione, dal momento che la Corte costituzionale bosniaca, nel novembre 2015, ha dichiarato tale celebrazione illegittima, anticostituzionale e discriminatoria dei diritti di croati, bosniaci musulmani (bosgnacchi) e altri abitanti non serbi residenti nella Rs. Oggi a Banja Luka, il capoluogo della Republika Srpska addobbata a festa in un mare di bandiere dell'entità, vi sono state cerimonie ufficiali con la deposizione di corone di fiori sui monumenti in memoria dei caduti serbo-bosniaci della guerra di 30 anni fa, presenti il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik (che è membro serbo della presidenza tripartita bosniaca), la presidente locale Zeljka Cvijanovic e le altre massime autorità dell'entirà. Da Belgrado è intervenuto il presidente del parlamento serbo Ivica Dacic, mentre in serata è in programma una cerimonia rievocativa ufficiale. Domani vi sarà una sfilata di reparti delle forze di polizia serbo-bosniache. Dodik, nelle sue tante dichiarazioni per i 30 anni dalla fondazione dell'entità a maggioranza serba, è tornato a rivendicare la legittimità della decisione del parlamento locale, che ha stabilito il mese scorso di restituire alla Republika Srpska competenze e prerogative in materia di difesa, giustizia e fisco, competenze a suo dire previste dall'accordo di pace di Dayton e dalla stessa costituzione bosniaca, ma che col tempo sarebbero state 'assorbite' dallo stato centrale bosniaco. Una decisione questa che ha suscitato grande allarme nella comunità internazionale, che teme lo spettro di una reale secessione dei serbo-bosniaci e il possibile scoppio di un nuovo conflitto armato. Christian Schmidt, l'Alto rappresentante internazionale che ha il compito di vegliare sull'osservanza dell'accordo di Dayton, non ha nascosto i timori per una crisi che rappresenta a suo avviso la più grande minaccia all'integrità e alla esistenza stessa della Bosnia-Erzegovina dalla fine della guerra. L'accordo di Dayton, siglato a fine 1995, se pose fine alle ostilità, decretò tuttavia un nuovo assetto istituzionale del Paese segnato da una rigida divisione etnica, con le due entità (Republika Srpska e Federazione croato-musulmana) e tre popoli costitutivi - serbi ortodossi, croati cattolici e bosgnacchi musulmani. Un assetto estremamente complesso e macchinoso che ostacola l'adozione di decisioni e riforme utili al Paese. (ANSA).

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