La sfida dell'AI, 'aumentare' l'uomo senza sostituirlo

Quarta edizione dell'incontro ANSA sull'Intelligenza Artificiale

Redazione ANSA

L’intelligenza artificiale (AI) è una delle tecnologie più pervasive della nostra epoca. Fugati i timori del passato, oggi non sembra più destinata a sostituire l’essere umano, quanto piuttosto ad “aumentarne” le capacità grazie a una nuova alleanza tra umanità e algoritmo.

È stato questo il leitmotiv del quarto incontro annuale organizzato dall'Osservatorio Intelligenza Artificiale di ANSA.it. Il convegno, “L’umanità aumentata dall’intelligenza artificiale”, è organizzato in collaborazione con Deloitte Italia, main partner dell’evento e la partnership di Alexa, Almaviva e Lenovo Italy.

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“Sono passati più di 70 anni da quando Alan Turing ha teorizzato il concetto di intelligenza artificiale. Da allora è entrata in molti ambiti, anche se non siamo ancora dove ci aspettavamo di essere. La sfida continua a essere mettere al centro la persone”, ha affermato Dino Pedreschi, docente di Computer Science all’Università di Pisa.

Da questo punto di vista, "l'Europa è al centro dello sviluppo dall'intelligenza artificiale" con "un approccio centrato sulla persona" e "basato su due assi portanti: l'eccellenza e la fiducia”, ha detto il direttore generale della Dg Connect della Commissione europea, Roberto Viola.

La pervasività è la cifra principale dell’AI. Gli assistenti vocali ne sono uno degli esempi più tangibili. “Proprio oggi sono quattro anni dal lancio di Alexa in Italia”, ha affermato Gianmaria Visconti, country manager di Alexa per Italia, Spagna e Francia. In questo periodo la penetrazione di questa tecnologia è stata molto ampia: “Nel solo 2022 gli italiani hanno interagito 8 miliardi di volte con il dispositivo".

Attuali più che mai sono le applicazioni dell’AI in campo bellico e i problemi etici che esse sollevano: “ne sono un esempio i robot aerei, i cosiddetti droni”, ha ricordato Antonio Pescapè, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni, all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Non è da meno la guerra cibernetica “il cui obiettivo ideale è disarticolare l’avversario senza sparare un proiettile”, ha spiegato Corrado Giustozzi, senior cyber security strategist e giornalista informatico. “Ciò cambia completamente le regole del gioco”.

L’AI è però sempre più anche uno strumento per costruire. Da tempo trova spazio nel campo della salute: “Aiuta nella diagnosi, semplifica e rende più affidabile la lettura dei test di imaging, è impiegata nella ricerca di nuovi farmaci e nella promozione della salute delle persone sane”, ha illustrato Chiara Ghidini, scientific coordinator of the digital Health & Well Being Centre della Fondazione Bruno Kessler. Tuttavia, ha sottolineato il direttore del Centro nazionale per le tecnologie in sanità Mauro Grigioni, “resta ancora molto da fare in termini di formazione degli operatori e di informazione verso i pazienti”.

Questa grande rivoluzione non risparmia il giornalismo. “L’intelligenza artificiale può affinare la capacità di selezione e di elaborazione delle notizie, liberare da mansioni poco qualificate il giornalista consentendogli di dedicarsi ad attività con maggiore valore aggiunto”, ha affermato Alfredo Maria Garibaldi, partner e responsabile AI and Data Country di Deloitte Italia. “È una grande opportunità: può permettere di valorizzare le notizie in diverse declinazioni o aiutare i giornalisti a districarsi in un flusso di fonti sempre più vasto. Non bisogna però mai dimenticare i criteri etici, morali, professionali alla base della selezione e della redazione delle notizie”, ha aggiunto il direttore dell’ANSA Luigi Contu. Dello stesso avviso il presidente dell’ANSA Giulio Anselmi: “La sfida è muoverci nella direzione di un giornalismo aumentato grazie all’intelligenza artificiale”, ha detto. “Ciò significa non tradirlo, ma tenere fermi i valori che il giornalismo possiede da sempre: rispettare le fonti, non confondere i fatti con la post-verità, conciliare l’attendibilità con la velocità”.

“Questa iniziativa è partita quattro anni fa”, ha concluso l’amministratore delegato ANSA Stefano De Alessandri. “Sorprende scoprire come in questo periodo sia cambiato il peso degli argomenti. Nella prima edizione le posizioni sull’AI si dividevano tra apocalittici e scettici. Oggi si riconosce che l’AI è una tecnologia abilitante, si sono aperti nuove riflessioni etiche e molte di quelle che all’epoca erano ipotesi oggi sono realtà”. 

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