Libri

Silvia Montemurro, L'orchestra rubata di Hitler

Storia della Sonderstab Musik e di due donne unite da un violino

SILVIA MONTEMURRO, L'ORCHESTRA RUBATA DI HITLER (Salani Editore, pp.352, 16.80 euro)

Con una scrittura appassionata, la trentaquattrenne Silvia Montemurro trasporta il lettore nella Berlino degli anni '30 per raccontare nel romanzo "L'orchestra rubata di Hitler" (Salani Editore) una vicenda poco trattata dalle pagine dei libri di storia, quella della Sonderstab Musik, l'unità segreta nazista specializzata nella razzia agli ebrei di strumenti musicali preziosi e spartiti. Un ulteriore e vergognoso crimine che si aggiunge ai tanti voluti dal Führer, per rubare alle vittime anche la musica, su cui Montemurro fa luce in un'ottica squisitamente femminile grazie alla storia di due donne, diverse eppure unite dalla stessa passione.

Elsa, sposata a un gerarca nazista, è una donna capricciosa e divisa a metà: abituata fin da piccola a comportarsi bene, in realtà nutre dentro di sé una grande voglia di ribellarsi, di alzare la testa ed essere finalmente se stessa. Quando "incontra" Adele, una ragazza ebrea di origini italiane divenuta una talentuosa musicista, ormai scomparsa, forse uccisa o forse in fuga dal regime, attraverso il violino che il marito ha trafugato in una delle sue missioni, Elsa ritrova una ragione per vivere: non solo vuole scoprire quanto possibile sulla vita di Adele (che ha visto solo in foto) e sulla sua musica, ma si impegna rischiando in prima persona a proteggere il suo violino, un Guarneri del Gesù di valore inestimabile. Lo fa per se stessa, ma lo fa soprattutto in nome di quell'amore per la musica che la tiene legata ad Adele oltre ogni differenza: "Quando suono, esisto. Ogni violino ha la propria voce. Dicono sia per merito dell'anima. Solo un bravo liutaio può combinare i pezzi di legno nella maniera giusta. Sapere quando è il momento di tagliare, di assemblare. Di verniciare. Nessuna componente è lasciata al caso. E il Guarneri del Gesù non produceva un suono normale. Piangeva. Raccontava. Strideva di dolore".

La vicenda costruita dall'autrice mescola in modo fluido la verità storica alla finzione e dà vita a un romanzo che coinvolge fin dalla prima pagina: con un registro narrativo che scandisce una lettura scorrevole, Montemurro delinea con cura la figura delle due donne protagoniste, per far arrivare al lettore ogni spasimo, ogni preoccupazione, ogni decisione presa con audacia ascoltando prima il cuore e poi la testa. Sullo sfondo arrivano gli echi della tragedia nazista, l'ottusità e la cattiveria delle SS, l'indifferenza colpevole delle donne dei gerarchi e la Berlino del regime, una città resa cupa e triste, nelle cui viscere resiste la dignità di un popolo in lotta per sopravvivere. I punti di vista e i piani temporali nel libro cambiano a seconda dei personaggi, ma a tenere le fila di tutta la storia è la prospettiva femminile, il far leva sulla forza e sul coraggio mostrati dalle donne nei grandi eventi della Storia a cui spesso non si è data la giusta attenzione.

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