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Responsabilità editoriale di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Il ruolo delle commodity energetiche nella transizione net-zero

L’impennata dei prezzi dell’energia ha posto l’attenzione sulle insidie e la complessità che accompagna il passaggio all’utilizzo di fondi rinnovabili. Oggi il settore dell’energia genera circa tre quarti delle emissioni di gas serra. È evidente che le fonti rinnovabili sono l’unica soluzione efficace a lungo termine al problema del riscaldamento globale. Nel frattempo, tuttavia, l’impennata dei prezzi dell’energia pesando su imprese e consumatori. Se le autorità politiche e gli investitori non riescono ad attuare una pianificazione strategica del percorso verso un mondo basato sulle rinnovabili, sarà difficile raggiungere la destinazione finale degli accordi di Parigi, ossia azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2050 e limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5°C per scongiurare una catastrofe climatica.

 

Per gli esperti di AllianceBernstein (AB) per evitare tali crisi, il mondo deve assicurare un ragionevole equilibrio tra domanda e offerta di energia durante la transizione. Sul fronte della domanda, il consumo di energia tende di solito ad aumentare in linea con la crescita della popolazione e del PIL globale. Entro il 2050 la popolazione mondiale potrebbe aumentare di due miliardi di persone e le dimensioni dell’economia mondiale potrebbero raddoppiare (secondo le stime elaborate nel 2019 dal Dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari sociali ed economici). In questo contesto, l’azzeramento delle emissioni nette di carbonio entro il 2050 richiede un aumento considerevole della capacità di generazione da fonti rinnovabili, progressi sostanziali sul fronte dell’efficienza energetica e cambiamenti comportamentali significativi da parte dei consumatori. Anche se la generazione di elettricità da fonti rinnovabili è aumentata notevolmente da una base ridotta, tuttavia, la nuova capacità che viene installata non è sufficiente in termini assoluti a far fronte alle attuali proiezioni di crescita della domanda. I consumatori, dal canto loro, potrebbero opporsi sempre più a rincari e proposte che si ripercuotono negativamente sul loro stile di vita.

 

Gli investitori oggi tendono ad allontanarsi dall’investimento nel settore energy, in primis per i timori ESG percepiti che potrebbero condurre a un ulteriore calo delle valutazioni. Secondariamente perché un crollo della domanda di idrocarburi può trasformare le riserve inutilizzate in asset non recuperabili privi di valore.

 

“A nostro avviso, quest’ultimo timore è ingiustificato. Crediamo infatti che i titoli energetici siano prevalentemente valutati in base a un’analisi dei cash flow generati dai progetti esistenti; ciò significa che non si attribuisce alcun valore ai campi petroliferi non ancora entrati in produzione. La maggior parte delle compagnie di petrolio e gas dispone di riserve sufficienti per i prossimi 10 anni, un periodo nel quale i combustibili fossili saranno essenziali per un’agevole transizione energetica e un lasso di tempo abbastanza breve per consentire agli investitori in azioni petrolifere selezionate di ottenere rendimenti soddisfacenti. D’altro canto, se l’avversione degli investitori continua a frenare gli investimenti, i prezzi dell’energia rimarranno elevati, favorendo la distribuzione di liquidità agli azionisti” sottolineano gli esperti di AB.

 

Per gli esperti dell’asset manager è necessario adottare una visione più sfumata delle questioni ESG per contribuire a una transizione credibile verso l’obiettivo “net zero”. Un’esclusione a priori delle compagnie sarebbe contro-producente visto che molte grandi compagnie di petrolio e gas stanno investendo i cash flow generati dagli idrocarburi nello sviluppo di soluzioni basate sulle rinnovabili, comprese le relative infrastrutture come i punti di ricarica dei veicoli elettrici nelle stazioni di servizio.

 

L’engagement degli investitori, inoltre, sarà determinante per accelerare la transizione. “Noi di AB ci relazioniamo regolarmente con le imprese in cui investiamo per capire come stanno affrontando il cambiamento climatico e per invitarle a intraprendere azioni ispirate alle migliori prassi suggerite dalle nostre linee guida, in modo da produrre benefici per la società e per la sostenibilità dei loro cash flow. Tali azioni includono, ad esempio, la riduzione del gas flaring, il controllo delle emissioni e la pianificazione strategica volta ad assicurare il loro futuro a lungo termine in un mondo decarbonizzato” precisano gli esperti di AB e concludono sottolineando che “nella transizione verso le fonti rinnovabili, l’impennata dei prezzi dell’energia dovrebbe rappresentare a nostro parere un campanello d’allarme. Le compagnie di petrolio e gas dovrebbero essere valutate in base al ruolo che svolgono nel sostenere in modo responsabile la transizione dell’economia mondiale verso fonti energetiche meno inquinanti. Il loro contributo è essenziale per fare in modo che il percorso di transizione sia abbastanza robusto da avere chance realistiche di successo”. 

La responsabilità editoriale e i contenuti sono a cura di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

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