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Elezioni italiane: come hanno reagito i mercati?

Si è appena conclusa una campagna elettorale insolitamente rapida, consegnando il paese a un governo politico di centrodestra. Nonostante le molte indiscrezioni e i vari rumours di corridoio, la composizione del governo - informazione di non secondaria importanza per i mercati - è una variabile ignota all'alba del 26 settembre.

 

Per Alessandro Tentori, chief investment officer AXA IM Italia è importante concentrarsi su tre aspetti. 

 

1. Ribadisco la view di AXA IM. Il voto è sostanzialmente un "non event". Alla luce del programma NGEU, nessun partito ha un incentivo a distrurbare il flusso di fondi previsto a finanziamento del PNRR. Non a caso, i toni su temi come l'immigrazione e la moneta unica sono stati molto pacati, in particolare rispetto alle scorse elezioni. È molto improbabile, quindi, un inasprimento delle relazioni tra Roma e Bruxelles solamente sulla base di tematiche cosiddette "populiste".

 

2. Non si è parlato abbastanza, invece, di temi scottanti come la ormai probabile recessione che attende al varco il nuovo governo nei prossimi mesi. In particolare, nessuna formazione politica si è espressa sulla transizione da tassi negativi e inflazione inesistente a tassi positivi e inflazione galoppante. Questa transizione potrebbe rivelarsi un problema non solo per le famiglie e le imprese, ma anche per la sostenibilità del debito pubblico che per anni ha goduto del sostegno diretto e indiretto da Francoforte.

 

3. L'economia che il nuovo governo erediterà dall'esecutivo Draghi è una economia afflitta da una inflazione mai vista nel periodo dell'euro. Talmente alta che in alcuni paesi, per esempio in Germania, bisogna scomodare l'economia di guerra per poter tracciare dei paralleli. Una economia coinvolta indirettamente - a torto o a ragione - in un conflitto a Est, che vede aumentare di giorno in giorno la fragilità e la frammentazione dell'Unione, nonché il deficit commerciale. Una economia che ha visto un aumento dello spread tra BTP e Bund di circa 150 punti base dal febbraio 2021, che purtroppo si va a sommare al rapido aumento dello yield sui governativi tedeschi, incidendo non poco sul costo di finanziamento pubblico. Una economia che è cresciuta rapidamente, grazie al rimbalzo tecnico post-Covid nonché all'euforia associata al PNRR firmato da Giuseppe Conte, ma il cui debito è ulteriormente aumentato di circa 130 miliardi negli ultimi 18 mesi.

 

Non esistono né ricette magiche, né maghi o tantomeno streghe. Esiste invece uno scenario macro duro da accettare sia a Francoforte (basti guardare le ultime previsioni del capo economista della BCE, Philip Lane), come a Roma. 

 

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