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Alex Hawke, il falco che ha messo Djokovic alle corde

Chi è il ministro australiano anti immigrati nipote di immigrati

Alex Hawke, il falco omofobo e anti immigrati che tiene in ostaggio Novak Djokovic, è nipote di immigrati greci che fuggirono dalla guerra e dai nazisti nel settembre del 1944 e arrivarono in barca in un'Australia all'epoca certamente più ospitale di quella che oggi rinchiude profughi e richiedenti asilo nei campi di minuscole isole circondate dal Pacifico.
    Fino a qualche giorno fa in pochi, fuori dai confini australiani, conoscevano il nome dell'uomo che ha scalato il potere fino a diventare a 44 anni ministro dell'Immigrazione e braccio destro del premier Scott Morrison. Ma il pugno duro contro il numero uno del tennis mondiale ha trasformato in una celebrità l'ex tenente con l'aspetto da bravo ragazzo e la durezza del politico consumato che si è assunto il compito di salvare la faccia al governo di Canberra dopo la figuraccia rimediata quando il giudice ha revocato la decisione delle autorità di frontiera di annullare il visto del tennista.
    Non parla greco, racconta El Mundo, e quel nonno che combatteva i nazisti sulle montagne di Salonicco e sfuggì al massacro che quasi annientò la gente di Chortiatis, il suo villaggio, è un ricordo lontano. Ora, sulla prima linea di un fronte assai diverso, c'è lui, a capo del dicastero dell'Immigrazione dall'ottobre scorso, nominato a seguito di un rimpasto grazie ai meriti acquisiti da viceministro della Difesa per il "lavoro straordinario" svolto nell'evacuare i cittadini australiani dopo la conquista di Kabul da parte dei talebani.
    Hawke appartiene all'ala più conservatrice del Partito Liberale ed è un fiero oppositore delle unioni gay, contro la cui legalizzazione ha votato nel 2017. Posizione ribadita e potenziata l'anno successivo, quando si è battuto a favore di nuove regole per consentire alle scuole religiose di espellere omosessuali, bisessuali e transgender in nome di un'istruzione libera dai "marxisti". Ma il suo capolavoro è forse l'attacco ad Anne Lay, prima parlamentare laburista musulmana, accusata di pensare che la sua diversità sia "migliore della diversità delle altre persone".

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