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Google come Meta svela algoritmi che creano video da testi

Poche parole per generare filmati verosimili anche in 3D

La scorsa settimana, Meta ha annunciato Make-A-Video , un sistema di intelligenza artificiale che consente agli utenti di trasformare i messaggi di testo in brevi clip video. Google non vuole essere da meno e ha lanciato una piattaforma simile, chiamata Imagen Video. Il progetto si base su un modello di Intelligenza Artificiale che può generare filmati partendo da testi scritti, anche in alta qualità.

Nella spiegazione online del modello, Google afferma che Imagen Video è in grado di generare filmati "con un profondo grado di conoscenza del mondo". Le capacità includono la creazione di clip in diversi stili, compresi quelli in 3D.

L'iniziativa, attualmente in una fase di ricerca, arriva a cinque mesi dal suo avvio, con Imagen Video che ha mostrato quanto rapidamente sia possibile sviluppare modelli di algoritmi che producono contenuto multimediale a partire da sintesi testuali. La prima generazione dell'IA di Big G si chiamava Imagen ed era delegata solo alla realizzazione di immagini a seguito di una descrizione di testo. Google ha parlato anche di un secondo progetto, denominato Phenaki, che a differenza di Imagen Video può generare filmati più lunghi da descrizioni dettagliate e specifiche. Il team che lavora su Phenaki afferma che il modello può sfruttare i vasti set di dati testo-immagine per generare video, in cui l'utente può anche narrare e modificare dinamicamente le scene. Visto che i modelli generativi possono essere utilizzati in modo improprio per generare contenuti falsi e dannosi, Google afferma di aver adottato varie misure per ridurre al minimo tali rischi.

Attraverso diverse sperimentazioni, l'azienda ha applicato una sorta di "marchio" ai suoi strumenti, così da lasciare traccia nel codice del video dell'utilizzo di software come Imagen Video o Phenaki, per distinguerli dai filmati originali, prodotti nel mondo reale. Nonostante ciò, il gruppo avverte che ci sono ancora sfide etiche da affrontare. Il motivo per il quale Google non ha reso disponibile le piattaforme agli sviluppatori, limitandole ad un uso interno.   

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